Arcwelder
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Tilt-A-Whirl: This , 6/10
Jacket Made In Canada, 6.5/10
Pull, 7/10
Xerxes, 6/10
Entropy, 5/10
Everest, 6/10
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Gli Arcwelder rappresentano l'ennesimo anello nella catena del sound di Minneapolis che porta dall'underground al mainstream, dall'hardcore al pop.

Formati nel 1987 sulle ceneri dei mitici 21 dal batterista e cantante Scott MacDonald (un veterano della scena di Minneapolis), i Tilt-A-Whirl esordirono con il singolo Pint Of Blood (Sonic Boom) nel gennaio dell'anno dopo.

Il primo album This (Big Money, 1988) li presento` come i cugini dei Rifle Sport, anche loro impegnati alla ricerca di un sound che estendesse la lezione dei Mission Of Burma nella terra degli Husker Du. Brani come What Am I Supposed To Do, Living Legend e What Have I Done To Me facevano in effetti gia` presagire risultati piu` brillanti di quelli raggiunti dai Rifle Sport.

Poi il power-trio cambio` nome in Arcwelder e nel 1989 registro` Jacket Made In Canada (pubblicato due anni dopo dalla Big Money). Le canzoni di quest'album rappresentano un sostanziale passo avanti verso la fruizione di massa, dal facile ritornello di Favor al "wall of sound" terrificante di Plastic. L'influenza degli Husker Du e` evidente in Everything e Missing, e almeno due canzoni, Harmonic Instrumental e Left, tentano decisamente la carta pop.

Il terzo Pull (Touch & Go, 1993) e` quello della definitiva affermazione. Eretto sulle fondamenta del melodismo Husker Du e delle armonie REM, senza dimenticare di ammiccare al grunge degli Helmet, il sound di MacDonald e dei fratelli Graber (Rob al basso e Bill alla chitarra) trionfa nella turbolenta Raleigh e nell'epica What Did You Call It That For. La melodia e` sempre sorretta da arcigne partitute strumentali, ricche di imprevisti e di rumore, ma mai prevaricanti. La raccolta spazia dalla cantilena "acida" di Truth alla ballata marziale di It's A Wonderful Lie, dalla filastrocca pop di And Then Again al raga di Remember To Forget, e, nel complesso, li consacra eredi della grande tradizione del popcore di Minneapolis.

Stabilito uno standard di successo, il gruppo non ha interesse a cambiarlo. Il quarto Xerxes (Touch & Go, 1994) vanta ancora un'elevata qualita` media (nonche' fruibilita`) delle canzoni e uno schema esecutivo molto simile (melodie onnipresenti, annegate in bagni di sangue chitarristici). Il tramite piu` naturale con il disco precedente e` la nenia avvolgente di Smile, che apre il disco. Down To The Wire erutta riff "metallici" a ritmo di galoppo con un tema epico e rabbioso alla Nirvana. A brillare e` in realta` la fantasia strumentale del gruppo, che ruba idee all'hardrock (All My Want For Need) e al rock sudista (All Mixed Together) per quella sua specie di jamming intenso e continuato (esemplare lo strumentale Freebird). E dove gli Arcwelder stanno costruendo un loro linguaggio davvero nuovo e` in brani come Passing Thought, Let Down e Attic: l'infrastruttura da "guitar rock" granitico sposa armonie vocali eteree come quelle dei Beatles psichedelici, i piu' brutali vortici chitarristici accompagnano un etereo melodismo beat.

Nonostante Orestes Morfin (ex Bitch Magnet) alla batteria, quelli di Entropy (Touch And Go, 1996) non sembrano decisamente quelli che stupirono tre anni prima con il punk-pop solenne di Pull, tanto meno gli eredi designati della grande scuola di Minneapolis. L'album e` costruito attorno a Captain Allen, singolo dell'anno precedente. Sulla falsariga di quel brano, Free Me insegue i Byrds psichedelici. Il resto e` composto per lo piu` di ballad melense. Doubt, I Promise Not To Be An Asshole e Ad Infinitum aprono comunque le porte a una canzone rock piu` concettuale.

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La tecnica provetta del trio viene a galla semmai nelle complesse partiture di Everest (Touch & Go, 1999), ormai lontane anni luce dal punk-pop degli esordi. Grazie agli stili elaborati e spigolosi di Rob Graber al basso e Scott MacDonald alla batteria, sembra di ascoltare una versione piu` populista degli intellettuali fIREHOSE. L'iniziale Never The Same, per esempio, fa leva su evoluzioni jazz e funk del basso, mentre il cantante miagola alla Jack Bruce. La chitarra esplode in un riff alla Nirvana soltanto dopo che la sezione ritmica ha preparato il terreno. Do Something Right coniuga le armonie eteree dei Byrds con il soul-rock dei Black Crowes e un pizzico di nevrosi urbana. I Know How You Are riesce a citare tanto le armonie vocali a piu` parti degli Yes quanto il piu` rozzo boogie dei saloon texani. Le melodie sono passate in secondo piano. Ritornelli come quello di All In Good Time, emergono da strutture armoniche che sono tutto fuorche' pop o punk. La seconda parte del disco approfondisce questo programma, e forse e` significativo che si tratti quasi di un disco solista di Bill Graber. Sono infatti sue le Paying Respect, Head, You Will e le acustiche Will You Stay e I Gave This Up For You, che accentuano il melodismo e al tempo stesso infieriscono sull'armonia con stecche chitarristiche, controtempi. Graber avrebbe potuto benissimo fare un disco a parte.
Questo e` il disco della discordia, ma anche quello che chiarisce i ruoli all'interno del gruppo e scioglie il mistero della sua trasformazione: forse si tratta soltanto del passaggio di consegne da MacDonald a Graber.
The trio's super technique is in full display in Everest's (Touch & Go, 1999) complex scores, which are now light years away from Arcwelder's original punk-pop. Thanks to the abrasive and convoluted styles of Rob Graber on bass and Scott MacDonald on drums, one hears a more populist version of intellectuals fIREHOSE. The opening Never The Same, for example, leverages on the bass' jazz and funk pyrotechnics while the singer wails like Jack Bruce in cream. The guitar explodes in a Nirvana-like riff only when the rhythm section has saturated the harmony. Do Something Right weds the Byrds' ethereal harmonies and the Black Crowes' rude soul-rock, not to mention a splash of urban neurosis. I Know How You Are even manages to quote both the Yes' multi-part harmonies and a Texan saloon's boogie. Melodies are in the background. Refrains such as the one in All In Good Time surface from harmonic structures which are anything but pop or punk.
Interestingly, the second part of the album explores this program in depth, and it cannot be a coincidence that this second part looks like a solo album by guitarist Bill Graber. His are Paying Respect, Head, You Will and acoustic ballads Will You Stay e I Gave This Up For You, which increase the level of melodism while abusing harmony with guitar dissonances and rhythmic eccentricities. Graber could have literally made an album by himself.
This may turn out to be the album of the schism, but it is also the one that clarifies the roles within the group and solves the mystery of its transformation: maybe it was just a change of the guard between MacDonald and Graber.
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