- Dalla pagina su Ralph Carney di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
Il polistrumentista Ralph Carney (Akron, 1956), zio di Patrick Carney (batterista dei Black Keys), era un membro dei leggendari Tin Huey, gruppo new wave dell'Ohio.
Bio:
Il polistrumentista Ralph Carney
venne alla luce nei
Tin Huey, gruppo leggendario della
new wave dell'Ohio. Finita quell'esperienza, Carney si unì
al giovane Kramer e
a Mars Williams (futuro Psychedelic Furs)
per registrare il disco accreditato agli Swollen Monkeys,
After Birth Of The Cool (Cachalot, 1981),
una delle opere più bislacche della
new wave, discendente degli esperimenti sulla voce di
Robert Wyatt, ma con lo spirito irriverente dei tempi.
Carney e Kramer assoldarono poi Daved Hild (ex batterista dei Girls)
per Happiness Finally Comes To Them (Shimmy, 1987), a cui collaborarono
anche Michael Cudahy (chitarra),
Garo Yellin (violoncello),
Pete Plumbly (chitarra),
Suzanna Lee (vox)
e David Licht (batteria).
Il sound (un folk demenziale, suonato e cantato in maniera approssimativa e
rigurgitante di trovate di studio) e lo humour (sarcastico e goliardico)
sono però quelli dei Fugs.
Gli arrangiamenti paradossali di Hands (un tribalismo africano della batteria,
un cantante che strilla come un ossesso l'unico verso del testo, un coro da
esorcisti, fiati che emettono versi da animali della jungla), o
le mutazioni grottesche di Clown (un hardrock con tanto di basso rombante
in un bailamme di chitarra stonata, che, quando la batteria accelera nella
solita maniera tribale, degenera in un voodoobilly e in un canto licantropo), o
il sabba allucinato di Bank (con il cantante che imita il vagito di un
neonato, un crescendo di cacofonie metalliche, distorsioni di chitarra che
fluttuano nell'aria e linee funky in primo piano che non c'entrano
assolutamente nulla), o la psichedelia free-form di
Larry (che ricorda le code “lisergiche” alla Day In The Life)
o lo sketch surreale e brechtiano di Lotto (un mix affollato di eventi, con
clarinetto arabo, tripudio di rumori, spezzoni di conversazione, quasi un
seguito di America Drinks And Goes Home di Zappa)
sono degni della Virgin Forest dei Fugs.
Ad animarli è lo stesso principio del
collage, anche se i mezzi dello studio moderno consentono a Kramer di
stratificare gli effetti in verticale invece che incollarli in orizzontale.
Il progetto ebbe un seguito sette anni dopo: Black Power (Shimmy, 1994). Il disco delude un po', rispetto a quell'operetta intrisa di umorismo da collegiali e nobilitata da arrangiamente eccentrici e geniali che fu Happiness Finally Comes To Them (Shimmy, 1987). Il trio si affida alle cantilene (Speaker Of The House) al folk demenziale (The Ballad Of Soap, The Ballad Of Jim Jones), al musichall (la parodia di Dangerous Cult Following, per orchestrina degli anni Trenta): tutti i numeri sono gradevoli, ma di poco spessore. Nei pochi casi in cui i tre tentano anche di “suonare”, non riescono a eguagliare i miracoli armonici del loro esordio: un'onesta imitazione del progressive-rock magniloquente dei Van Der Graaf Generator (Sweetheart) e poco altro. L'unico brano che mi sentirei di aggiungere a Happiness è Tears Come Down, in cui il pianoforte è mescolato nelle percussioni e sulla ritmica insistente fluttuano figure melodiche di sassofono e violini. Troppo poco. Happiness è compreso nel CD, per cui non è difficile fare i confronti.
Nel frattempo Carney si era costruito una reputazione accompagnando Tom Waits da Frank's Wild Years a The Black Rider.
Dal 1990 Carney si stabilì a San Francisco e divenne una presenza onnipresente nei circoli dell'avanguardia (in particolare nel gruppo di improvvisazione Pluto).
Krelm (Birdman, 1996) è un free-jazz criptico per piccola orchestra da camera. Questo singolo fu il preludio al primo album solista di Carney, Ralph Sounds (Birdman, 1997). L'album è rovinato da diverse improvvisazioni per strumenti solisti, ma occasionalmente mostra il talento di Carney per l'armonia eccentrica (Dirge, March of The Puppets).
Una tavolozza di strumenti ancor più ampia, una gamma di stili ancora più eclettica e un atteggiamento buffo e infantile rovinarono I Like You (Birdman, 1999). Carney è in parte Residents (le dinamiche casuali delle sue canzoncine) e in parte Thomas (i soliloqui surreali e ingenui), ma non sembra capace di prendere sul serio la propria musica. Non è una coincidenza che Carney faccia così tante cover di vecchi pezzi. La più notevole è Death Don't Come Easy, ancora una jam free-jazz.
This Is (BlackBeauty, 2003) è un folle mescolone di fusione di jazz etnico e folk, suonato (tutto dallo stesso Carney) come in un vaudeville o in un circo, e che suona comunque assolutamente coeso. L'immaginazione sfrenata di Carney spazia dal jazz da marching-band di New Orleans di Jud Gland Music allo space free-jazz di Marshall Allen Plan, dal collage free-form di Get Yur Bargain alla fantasia psichedelica di Pele Mele fino alla musica da camera psichedelica di 13 minuti di April 15 2002. Carney suona tutti gli strumenti: clarinetto, flauto di Pan, scacciapensieri, tastiere, chitarra, percussioni, ecc.
Seriously (Smog Veil, 2011) di Carney è dedicato alle cover di classici jazz.
Carney è morto alla fine del 2017, dopo essere caduto dalle scale nella sua casa in Oregon, all'età di 61 anni.
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