- Dalla pagina su Common Sense di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

Common Sense, vero nome Lonnie Rashied Lynn, un rapper di Chicago, vantava testi superiori alla media per evitare i soliti stereotipi di machismo e violenza.
Il sound di Can I Borrow a Dollar? (1992) e soprattutto Resurrection (1994), prodotto da Dion “No I.D.” Wilson di Chicago (precedentemente noto come Immenslope), era un jazz-hop suadente che ben contrappuntava la prolissa ondata di giochi di parole acrobatici. La produzione basata sui campioni di No ID fa magie: organica, calda, morbida ed elegante. Il fluido pianoforte lounge jazz di Resurrection dà il tono al resto, eguagliato più avanti dal tema d'organo estivo di Thisisme. Questo è hip-hop atmosferico di classe. Nessuna alienazione da ghetto. Common ha il dono di un tono colloquiale che il produttore abbina a bizzarri effetti elettronici, come dimostrato in Book of Life e In My Own World. Il wordplay di Common è certamente accattivante, persino ipnotico, in particolar modo in Watermelon e Sum Shit I Wrote (che è ulteriormente esaltato da un'inquietante combinazione di basso e pianoforte). Cesella rime intriganti anche quando sono semplicemente senza senso. I racconti biografici di Common possono essere persino sonnolenti e blues, emanando un senso di noia, appropriatamente in Nuthin' to Do. Un altro pezzo forte, Orange Pineapple Juice, contrappone un pianoforte lounge a istronie vocali. La vivace Chapter 13, prodotta da Anthony “Ynot” Khan, ha il sapore di una street band. I Used To Love H.E.R., il suo primo brano caratteristico, è una poesia cinematografica. La produzione di No ID è protagonista tanto quanto il rap di Common.

One Day It'll All Make Sense (1997), accreditato a Common (non più Sense) e prodotto in gran parte ancora una volta da No ID, ha segnato un balzo in avanti nella maturità lirica con messaggi sentiti e "consapevoli" trasmessi nel suo distintivo stile multisillabico. L'atmosfera spazia dall'inno Real Nigga Quotes (con un twang di chitarra in stile Duan Eddy), alla grintosa Food For Funk e alla vivace 1'2 Many (con effetti buffi). G.O.D. (Gaining One's Definition) e l'elegante All Night Long di sette minuti, punteggiata dal sensuale canto femminile di Erykah Badu e dall'organo funk-jazz, la produzione basata sui campioni di No ID è ancora eccezionale, sebbene non del tutto jazz-hop. Questa volta l'attenzione è rivolta al rap, ma il rap raggiunge una dimensione diversa nei brani più complessi: la quasi preghiera di Retrospect For Life, il brano più lirico (con il canto spiritual di Lauryn Hill, un organo gospel e maestose note di pianoforte), la delicata G.O.D. (Gaining One's Definition) (con coro maschile, archi e intricati pattern pianistici) e le tre eccentriche Stolen Moments (in particolare la terza, con un accattivante riff di pianoforte e romantici strumenti ad arco). No ID progetta persino una spartana jam di free jazz per il brano spoken-word My City (con una disorientante coda di funk-jazz orchestrale). Per certi versi, questo album è ancor più rivoluzionario del precedente, sebbene quest'ultimo sembrasse più innovativo.

A questo punto Common divenne membro dei Soulquarians, un collettivo formato da D'Angelo, J Dilla e dal produttore Ahmir “Questlove” Thompson, che in seguito incluse Erykah Badu, Roy Hargrove e alcuni membri del collettivo Native Tongues (Q-Tip degli A Tribe Called Quest, Common, Mos Def e Talib Kweli).

Grazie a questa affiliazione, il disco di 78 minuti Like Water for Chocolate (MCA, 2000) vede la partecipazione di diversi produttori (come Ahmir “Questlove” Thompson dei Roots, D'Angelo, Christopher “DJ Premier” Martin dei Gang Starr e soprattutto J Dilla) e di diversi strumentisti jazz (il trombettista Roy Hargrove, il tastierista James Poyser, il bassista Pino Palladino e il batterista Karriem Riggins) che trasformano i suoi rap in austeri pezzi musicali. Eleganti pezzi strumentali rilassati, con ritmi raffinati, stratificati e orecchiabili, per lo più costruiti o ispirati da J Dilla, impreziosiscono il jazz-hop dalle sfumature africane di Time Travelin' (un omaggio a Fela Anikulapo Kuti), il duro e funky Heat e l'eccentrica disco-music di Geto Heaven Part Two. Le dolci ballate, The Light (un successo strepitoso che sconfina nel neo-soul) e The Questions, dosano l'intelligenza di quei ritmi. Idee più interessanti sostengono la cacofonia orchestrale di Cold Blooded (per gentile concessione di Roy Hargrove) e la cacofonia vocale di Funky For You (un altro ritorno ai primi anni della "disco"). C'è un intrigante, seppur troppo lungo, tentativo di costruire una narrazione ricca di suspense in A Film Called (Pimp), un duetto con MC Lyte, e in A Song For Assata, con organo gospel, coro e orchestra. Musicalmente parlando, questo è forse più un album di Dilla che di Common, un intricato collage di echi nostalgici di soul, jazz e afro-pop degli anni '70. Tuttavia, il più contorto 6th Sense fu prodotto da DJ Premier. A quel punto, Common era diventato il simbolo dell'hip-hop "consapevole". Tuttavia, dal punto di vista dei testi, questo album è un prodotto inferiore, poiché suona spesso infantile o derivativo. E contiene troppi riempitivi rispetto ai precedenti album scarni e cattivi.

Culminando il suo lavoro con i Soulquarians, Electric Circus (MCA, 2002), apparentemente dedicato a Jimi Hendrix, fu un'opera audace ed eccentrica, che ricordava il soul psichedelico e il rock progressivo, con un cast di ospiti che includeva Mary J. Blige, i Neptunes, Laetitia Sadier degli Stereolab, Jill Scott, ecc., e un altro vasto cast di produttori (J Dilla, Questlove, James Poyser, Pino Palladino...).
L'ouverture, Ferris Wheel, è già puro surrealismo. Spicca Soul Power che è una sorta di danza dadaista, come ci si aspetterebbe dai Pere Ubu.
Aquarius sembra il remix hip-hop di un inno spirituale dell'era hippie. Electric Wire Hustler Flower (con il cantante nu-metal Sonny Sandoval) è una canzone forte e martellante con sfumature demoniache. The Hustle (una creazione del batterista Karriem Riggins) evoca un vaudeville hip-hop elettronico. Common torna a essere convenzionale in Come Close, prodotto dai Neptunes, un brano tributo a Erykah Badu con la partecipazione di Mary J. Blige; ma poi diventa grintoso e viscerale in New Wave, un altro brano di spicco (in contrasto con una deliziosa ninna nanna di Laetitia Sadier degli Stereolab) e nell'eclatante I Got a Right Ta (prodotto dai Neptunes). L'atmosfera si fa quasi comica con l'affascinante charleston elettronico I Am Music (cantato in un registro infantile da Jill Scott). È un ultimo sussulto di eccentricità. Invece, l'elaborata Between Me, You and Liberation introduce alla parte più cerebrale dell'album. Jimi Was a Rock Star (con Erykah Badu), della durata di otto minuti, oscilla tra la trance psichedelica e l'horror spettrale, una danza tribale e infernale in un vortice babelico di voci. Heaven Somewhere (di dieci minuti) riunisce l'intero cast di cantanti neosoul per una celebrazione corale della musica soul.
Musicalmente parlando, questo è uno dei picchi dei Soulquarians, il culmine di una visione estetica maturata attraverso Things Fall Apart (1999) dei Roots, Voodoo (2000) di D'Angelo, Mama's Gun (2000) di Erykah Badu e gli album di Common (tutti registrati nello stesso studio con più o meno lo stesso personale). Non sorprende che abbia avuto meno successo commerciale rispetto al lavoro precedente.

Be (Geffen, 2005), una produzione di Kanye West, era un prodotto di "rap easy-listening" (e relativamente breve per gli standard di Common: 43 minuti). A parte l'anthem The Corner (con Kanye West e i Last Poets) e la contorta Chi-City, la maggior parte dell'album è pigra e insipida. Quando non è puro riempitivo, sembra più un album neo-soul che un album rap (Faithful, Love Is e It's Your World Part).

Finding Forever (Geffen, 2007), un'altra collaborazione con Kanye West, era più banale e segnò l'inizio del declino di Common (nonostante The People).

Universal Mind Control (Geffen, 2009), prodotto principalmente dai Neptunes, era destinato al dancefloor.

The Dreamer/The Believer (Warner, 2011), prodotto nuovamente da No I.D., dopo una pausa di 14 anni, in uno stile completamente diverso (meno elettronico e più soul), contiene la collaborazione con Nas Ghetto Dreams.

Nobody's Smiling (Def Jam, 2014), sempre prodotto da No ID, un cupo concept album su Chicago, una grande delusione sia nei testi che nei beat. Common ha cercato di adattare i suoi testi all'epoca del movimento Black Lives Matter (in seguito a diversi omicidi di alto profilo di persone di colore da parte di poliziotti e vigilanti bianchi) e del politico razzista Donald Trump con Black America Again (Def Jam, 2016), interamente prodotto da Karriem Riggins.

Il declino artistico ha subito un'accelerazione con Let Love (Loma Vista, 2019), A Beautiful Revolution (Pt 1) (Loma Vista, 2020) e A Beautiful Revolution (Pt 2) (Loma Vista, 2021), tutti prodotti da Karriem Riggins.


- Torna alla pagina su Common Sense di Piero Scaruffi -