D'Angelo


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Brown Sugar (1995), 6/10
Voodoo (2000) , 6.5/10
Black Messiah (2014) , 6/10
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At the age of 20, Michael D'Angelo Archer wrote, performed and arranged by himself his debut album, Brown Sugar (1995), whose musical values (not last his falsetto crooning) referenced Smokey Robinson, Marvin Gaye, Prince and Stevie Wonder. Voodoo (2000) further updated the tradition of soul/gospel music to the technology (but not to the sound) of the hip-hop era (electronics, sampling).

After a hiatus of 14 years, D'Angelo finally returned with Black Messiah (RCA, 2014), another manic display of old-fashioned soul music with old-fashioned lyrics. A bit of social commentary a` la Marvin Gaye or Sly on the Family Stone (The Charade) represents the main progress that he's managed to achieve in 14 years. There is little of note. Really Love, the standout, fuses flamenco and plantation blues. 1000 Deaths samples a preacher's black-nationalistic sermon over a fast funk beat. Betray My Heart is a finger-snapping swinging tune worthy of the doo-wop groups of the 1950s. The slow, danceable Prayer is hijacked by funeral bells. The sinister, percussive Back to the Future I segues into the robotic commercial-like ditty Back to the Future II. But "boring" doesn't even come close to describing ballads such as Another Life, Ain't That Easy or Door. The music is too often so weak, meager, slow, lifeless and soulless that one wishes he had simply made covers of the classics.

(Translation by/ Tradotto da Damiano Langone)

A soli 20 anni, Michael D'Angelo Archer scrive, suona e arrangia tutto da solo il proprio album di debutto, Brown Sugar (1995), le cui radici musicali (cosô come il suadente falsetto) portano a Smokey Robinson, Marvin Gaye, Prince e Stevie Wonder. Voodoo (2000) aggiorna ulteriormente la tradizione soul/gospel adottando la tecnologia dell'era hip hop, ma con un uso dei campionamenti e dell'elettronica condotto in maniera tale da non snaturare le sonoritł piŁ tipiche della musica soul.

 

Dopo una pausa lunga ben 14 anni, D'Angelo finalmente ritorna con Black Messiah (RCA, 2014), un'altra maniacale ostentazione di soul d'altri tempi, accompagnato da testi di fattura altrettanto classica. L'introduzione di un minimo di temi sociali nelle proprie liriche, alla maniera di Marvin Gaye o di Sly & The Family Stone (The Charade), rappresenta il progresso principale che l'artista Ć riuscito a produrre in tutto questo tempo. Per il resto ci sono poche cose degne di nota: Really Love, il brano migliore, che fonde flamenco e blues arcaico; 1000 Deaths, che sovrappone a un veloce ritmo funk il sermone estremista di un famoso predicatore afro-americano; Betray My Heart, uno di quei motivi swing con tanto di tempo sottolineato dallo schiocco delle dita che avrebbe fatto la sua figura nel repertorio di un gruppo doo-woop anni '50; Prayer, lento ballabile funestato da campane a morto; Back To The Future I, brano sinistro e percussivo, che passa senza soluzione di continuitł in Back To The Future II, canzoncina meccanica molto simile a un jingle pubblicitario. Quel che rimane Ć una serie di ballad (come, ad esempio, Another Life, Ain't That Easy e Door) semplicemente noiosissime. La musica Ć infatti troppo spesso debole, impalpabile, senza nerbo, immotivatamente lenta e davvero poco ispirata, tanto da far pensare che, considerato il livello degli inediti, D'Angelo avrebbe fatto meglio a pubblicare un album di sole cover.

 

 

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