- Dalla pagina sui Deftones di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
I Deftones vennero da Sacramento (California) per consegnare un nuovo credo di furioso heavy metal alle masse di ragazzini alienati. Adrenaline (Maverick, 1995) mostra l'influenza dei Black Sabbath e dei Metallica (Bored) ma sfoga anche rabbia viscerale in Engine No 9 (loro singolo di debutto del '94). Anche se, per la maggior parte, il disco rimane all'ombra di Korn e Nirvana (One Weak, 7 Words), il gruppo esibisce un taglio più acuto e una presa più matura sui temi trattati.
Around The Fur (Maverick, 1997) allarga il campo delle loro composizioni ed esecuzioni con canzoni come My Own Summer (reminiscent of Dream Theater's A Change of Season), Rickets e Be Quiet and Drive che plasmano collera in musica reale. Il risultato non è molto dissimile da ciò che stavano facendo gli Smashing Pumpkins, sebbene i Deftones suonino più crudi e grezzi. Moreno è il vero motivo per ascoltare l'album: il suo stile vocale è diventato sempre più acrobatico e versatile (Lhabia).
Adrenaline e Around The Fur sono stati successi immediati per una generazione che divora e brucia il grunge melodico come la coca-cola, ma non hanno lasciato traccia nel genere.
Con White Pony (Maverick, 2000) i Deftones hanno raggiunto un sound al tempo stesso classico e sovversivo. Il batterista Abe Cunningham e il bassista Chi Cheng formano una sezione ritmica potente e sottile. Il chitarrista Stephen Carpenter e il dj Frank Delgado aggiungono colore alle esplosioni appassionate del cantante Chino Moreno. L'ululato sinistro, malato e deforme di Felticeira, mescolato a ondate di distorsioni chitarristiche, il grido titanico di Passenger, immerso nel suono di chitarre da bombardiere, per non parlare di psicodrammi come Rx Queen e soprattutto Change, che bilanciano attentamente dinamiche e violenza, ritmi ipnotici e chitarre atmosferiche, rumori nevrotici e voci suadenti. Lo spasmo grindcore di Elite, la veemenza punk-rock di Street Carp e il grunge fragoroso di Korea attestano la disperazione di fondo. Il brano conclusivo Pink Maggit suona come un bambino solo nella sua cameretta, che sogna ad occhi aperti e singhiozza al buio.
La brutalità orecchiabile della musica è accompagnata da testi profondi ed eruditi che affrontano l'alienazione e il significato della vita. Mentre Korn e Tool sono fondamentalmente musica per adolescenti, i Deftones sono filosofi adulti.
Per questi standard, la tranquilla e inquietante Digital Bath, cantata come in un sogno, è una ballata, l'intensamente emozionante Back To School è un inno religioso, e la ninna nanna sussurrata, rilassata e futuristica Teenager è il brano di un'altra band, forse un preludio al futuro solista di Moreno.
Il progetto parallelo di Moreno si chiamava Team Sleep, un trio di due chitarre e un giradischi, e inizialmente suonava musica ambient basata sulla chitarra.
Il progetto parallelo di Carpenter si chiamava Kush e suonava esattamente all'opposto: funk-industrial-metal super-pesante. Include la sezione ritmica dei Fear Factory e un rapper.
In Deftones (Maverick, 2003) i Deftones riescono ancora a stare in equilibrio su un filo sottile tra il machismo heavy metal (When Girls) e la tenerezza folk (Battle Axe), ma virano anche verso la banalità pop (Bloody Cape). La maggiore abilità melodica (Minerva e Lucky You) e la maggiore raffinatezza elettronica e digitale di Delgado trasformano l'angoscia adolescenziale in "filosofeggiamento" per adul(Death Blow).
I Team Sleep, ora una sorta di supergruppo guidato dal cantante Chino Moreno dei Deftones con Zach Hill degli Hella alla batteria e Tom Wilkinson alla chitarra, oltre a diversi ospiti, hanno applicato il post-rock al trip-hop Team Sleep (2005).
L'apparente serietà di Saturday Night Wrist (Maverick, 2006) impedisce che venga classificato come autoparodia, sebbene la maggior parte delle sue canzoni rappresentino esattamente ciò che significa l'autoparodia. Moreno domina la scena più che mai. Si può affermare che la musica sia fondamentalmente incentrata sul suo malessere introspettivo. Occasionalmente questo sfocia in un avvincente melodramma (Kimdracula), ma troppo spesso sembra che Morrissey sia alla guida della band sbagliata. Ci sono principalmente due canzoni che risvegliano l'ascoltatore: la frenetica Rats e la porn-fantasy su ritmi elettronici di Pink Cellphone, sebbene entrambe possano essere interpretate come atti disperati di un gruppo che ha perso la sua ispirazione.
Proprio come il suo predecessore, Diamond Eyes (Reprise, 2010), senza il bassista Cheng, è stato costruito con cura per assemblare i migliori trucchi dei Deftones, ma, a differenza di quell'album, ha evitato la discesa in acque sperimentali insolite. Ahimè, le canzoni sono in gran parte anonime e l'album scorre come la colonna sonora di un documentario sugli ultimi giorni del nu-metal.
Koi No Yokan (2012) ha ripreso parte della magia dei White Pony con canzoni tempestose come Leathers e Graphic Nature, trovando finalmente un formato valido per il loro lato più soft nei rumorosi ma sognanti Rosemary e Tempest.
Chi Cheng, bassista dei Deftones fino al 2008, è morto nel 2013, dopo quattro anni di coma semi-cosciente (causato da un grave incidente d'auto), all'età di 43 anni.
Gore (2016) contiene la travolgente Doomed User e la power-ballad Phantom Bride, ma soprattutto segnala un completo tradimento del loro nu-metal e una svolta verso un sound pop-metal mainstream.
I sintetizzatori di Frank Delgado sono più evidenti in Ohms (2020), ma l'album è in realtà più energico e viscerale della maggior parte dei suoi lavori precedenti (Genesis, Error, This Link is Dead).
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