Dream Theater


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When Dream And Day Unite, 6/10
Images And Words, 8/10
Awake, 7/10
A Change Of Seasons, 6/10
Falling Into Infinity, 6/10
Once In A Live Time (1998), 7/10 (live)
Metropolis Pt 2: Scenes From A Memory (1999), 6/10
Six Degrees of Inner Turbulence (2002), 6/10
Train of Thought (2003), 5.5/10
Octavarium (2005), 6.5/10
Black Clouds & Silver Linings (2009), 5.5/10
Systematic Chaos (2007), 5.5/10
A Dramatic Turn of Events (2011), 5/10
Dream Theater (2013), 5/10
The Astonishing (2016), 4/10
Distance Over Time (2019), 4/10
A View From the Top of the World (2021), 5/10
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Summary.
Dream Theater, formed at Boston's prestigious Berklee College of Music, established a new standard for progressive metal. Their second album, Images And Words (1992), constructed lengthy melodic fantasias that relied on symphonic magniloquence (Kevin Moore on keyboards), fluid instrumental passages (John Petrucci on guitar), haphazard rhythms (Mike Portnoy on drums) and romantic emphasis (James Labrie on vocals). At the same time breathless and catchy, rock and neoclassical, impulsive and brainy, this style became even more elaborate on Awake (1994), although it lost some of its bite, which got further diluted in the seven-movement suite A Change Of Seasons (1995).
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Charlie Dominici (canto), Kevin Moore (tastiere), John Petrucci (chitarre), Mike Portnoy (batteria) e John Myung (basso) compongono i Dream Theater, il gruppo newyorkese (ma formatosi al Berklee College of Music di Boston) che si e` rapidamente posto all'avanguardia dell'heavymetal progressivo con le melodie classicheggianti, le atmosfere intense, gli arrangiamenti sinfonici e gli svolgimenti tortuosi delle sue canzoni.
Nella linea evolutiva che porta dagli EL&P agli Yes e poi dai Rush ai Queensryche, i Dream Theater accoppiano le sonorita` piu` ostili della musica rock con quelle piu` gravi, forgiando in tal modo poemi tragici che evocano visioni di mondi geometricamente neutri.

L'album d'esordio, When Dream And Day Unite (Mechanic, 1989), metteva in luce l'abilita` di arrangiatori nelle lunghe fantasie (tutte oltre i sette minuti) di The Killing Hand, con il suo tema tragico e fatalista condotto a ritmo marziale, Light Fuse And Get Away, con il suo incedere sinistro e minaccioso, e The Ones Who Help Set The Sun, con il suo inizio atmosferico e fiabesco. La magniloquenza sinfonica di A Fortune In Lies si sposava a un folle galoppo che, brano dopo brano, conduceva alla fuga barocca del gran finale di Only A Matter Of Time in una spettacolare parata di gesti grandiosi.

Images And Words (Atco, 1992), con James Labrie al posto di Dominici, raffina ulteriormente il metodo, concedendo spazio ancor piu` ampio agli interventi sinfonici di Moore e allungando ulteriormente i pezzi, al limite della suite. I Dream Theater possono vantare soprattutto doti insolite di "registi" del suono, ovvero la capacita` di edificare armonie complesse e di far fluire diversi episodi all'interno dello stesso brano: nell'orecchiabile Pull Me Under (il singolo) i travolgenti ritmi d'organo di Moore sospingono una galoppata mozzafiato che poi da` luogo a una melodia magniloquente; l'armonia tempestosa di Take The Time vive dei fremiti violenti, degli scossoni tellurici degli strumenti, tanto che la melodia deve farsi largo urlando; Learning To Live (forse la sintesi migliore del loro eclettismo) si apre su accordi classicheggianti per tendere l'atmosfera piu` inquietante del disco, indulgendo ogni tanto in un saltarello medievale e in una sorta di fandango; per non parlare della camaleontica Metropolis Pt 1, il brano piu` ambizioso.
Gli stacchi ritmici sono fondamentali per la teatralita` di queste sceneggiate: in Surrounded il ruggente tema funky-soul di LaBrie viene preparato da un attacco heavymetal di chitarra raddoppiato da uno staccato supersonico di tastiere. La loro e` anche un'arte di contrasti, come quando La Brie intona l'aria orientaleggiante di Under A Glass Moon a ritmo di thrash, e di innesti, come in Another Day, ballata di gran classe, quando un romantico assolo di sassofono complementa la miglior melodia di LaBrie.
Gran parte del fascino di queste partiture nasce dal contrappunto fra tastiere, batteria e chitarra, tre strumenti (il primo di sapore classico, il secondo di fattura jazz, il terzo imbevuto di tutti i trucchi del rock) che si scatenano in jam perfettamente organizzate senza che nessuno prevalga mai sull'altro e che riescono ad inanellare i rispettivi fraseggi in maniera elegante e naturale, nonostante si tratti quasi sempre di suoni "al limite" (assordanti, rapidissimi, barbari). In LaBrie il quintetto vanta poi un "urlatore" di tutto riguardo, che non perde mai una sua classica compostezza, che non si lascia mai deviare nelle sue rotte melodiche dai cataclismi strumentali in corso.

Nel 1994 esce Awake, lavoro ancor piu` elaborato, intriso di sonorita` jazz, anche se forse a spese della comunicativita`. 6:00, costruito certosinamente su poderosi riff di chitarra, accordi solenni d'organo, tempestose sincopi funky e un tema epico del canto, dimostra subito il balzo in avanti. Altrettanto denso di elementi emozionanti, lo strumentale Erotomania costituisce forse il picco di virtuosismo. Le capacita` drammaturgiche che ne conseguono si assaporano in brani complessi come Voices, capaci di alternare passaggi acustici e mitragliate heavy metal, sempre all'interno di un denso, massiccio, pirotecnico impasto sonoro. Il picco di pathos viene pero` toccato forse dalla composizione piu` lineare, The Mirror, i cui ritmi (dal trascinante inizio al dub finale) sono insolitamente regolari. Caught In A Web e Scarred ricorrono alla chiassosa pompa del passato per ottenere risultati inferiori. Lie ripete l'exploit commerciale di Pull Me Under. Moore sfoga le sue brame classiche nel Space Dye Vest, condotto da un motivo romantico al pianoforte, che apre per il gruppo nuovi scenari musicali.

Portando a compimento le smisurate ambizioni del gruppo, A Change Of Seasons, la title-track del 1995, e` una suite in sette movimenti per un totale di venticinque minuti, originariamente composta nel 1989. Meno movimentata e aggressiva di Metropolis, piu` patetica e classicheggiante, Seasons lascia intravedere un alter ego romantico.
Re-inventando la sintassi del rock progressivo, i Dream Theater ne hanno anche messo in luce nuove possibilita` armoniche.

Falling Into Infinity (East West, 1997) segna il ritorno in grande stile. Invecchiando, i Dream Theater hanno abbondonato l'heavy-metal per grande platea e i suoi toni melodrammatici a favore di un progressive-rock di gran classe. New Millenium si apre su un motivo minimalista delle tastiere, presto sopravanzato da una solenne ouverture nella quale brillano le soluzioni timbriche, e finalmente LaBrie canta il ritornello, ma subito gli strumenti, guidati dalla pirotecnica chitarra di Petrucci, riprendono il controllo, e la canzone degenera in un jamming dimesso, quasi funky, e le tastiere intonano di nuovo il loro raga minimalista, prima che un riff "corazzato" riporti in auge il ritornello. Se e` possibile immaginare una fusione di new age e heavy metal, questo brano ne e` un ottimo esempio.
Il nuovo tastierista Derek Sherinian aggiunge al loro codice genetico un tocco d'avanguardia, che torna utile nel raccordare le armonie affluenti, le ritmiche intricate e gli arrangiamenti camaleontici su cui verte ormai la loro musica. E` lui a svettare su Lines In The Sand (dodici minuti), perlomeno nei due minuti iniziali di musica cosmica ed atmosferica, prima che i leader abbiano modo di sviluppare il tema con la consueta cattiveria. E` lui a coronare la ricerca di equilibrio della suite in tre movimenti Trial Of Tears (per un totale di tredici minuti), composta dal bassista Myung.
E` significativo che questi Dream Theater eccellano in una ballad colma di suspence e mistero, Peruvian Skies, a meta` strada fra i piu` leziosi Pink Floyd e il country-rock piu` allucinogeno. Domina, in effetti, il lato adulto, soffice e idealista, del gruppo, dalla tenera melodia mediterranea di Hollow Years all'appassionato pop di Take Away My Pain, dalla romanza pianistica in stile Elton John di Anna Lee alla cadenzata e orecchiabile You Not Me, canzoni semplici che emanano calore intimista e fanno leva su ritornelli immediati.
Il singolo Burning My Soul, tutto impeto e magniloquenza, serve piu` che altro ad accontentare i fans di vecchia data. Il brano migliore della vecchia maniera e` semmai Just Let Me Breathe, una potente arringa contro droghe, capitalismo e consumismo (vedi lo slogan "A daily dose of eMpTyV will flush your brain right down the drain"). Anche questo un segno dei tempi.
Il nuovo corso dei Dream Theater e` difficile da classificare. Ha ben poco in comune con l'heavy metal degli anni '90. Semmai, il gruppo va accreditato al tentativo di rifondare la ballad su fondamenta piu` nobili, sulla dialettica articolata del rock progressivo.
Non venne pubblicata su questo album la seconda parte di Metropolis, che era gia` pronta, semplicemente per mancanza di spazio.

Once In A Live Time (Eastwest, 1998) e` un album doppio dal vivo che fornisce uno spettacolare compendio della carriera del gruppo.

Finalmente il gruppo decide, con Metropolis Pt 2: Scenes From A Memory (Eastwest, 1999), di completare l'incompiuta suite che figurava su Images And Words (Atco, 1992). Il tastierista Jordan Rudess (anche nei Liquid Tension con Tony Levin e Portnoy) porta una ventata di Rush, che si amalgama a fatica con le fiondate al tempo stesso eleganti e potenti della chitarra di Petrucci. In una parola, il sound e` piu` compatto ma meno sperimentale.
L'opera rock e` suddivisa in due atti, ciascuno a sua volta suddiviso in scene. La seconda scena, per esempio, consta di una Overture 1928, un breve brano strumentale che accoppia la magniloquenza elettronica dei Rush a galoppi speedmetal. Poi la dizione reboante di Labrie prende a imbastire la vicenda in Strange Dejavu, con una patetica parentesi melodica. Da li` in poi i cambi di tempo animano il racconto e le tastiere lo abbelliscono ad ogni passo di nuove sonorita`.
La teatralita` di brani come Fatal Tragedy e The Spirit Carries On sembra rifarsi ai Queen orchestrali (con l'orchestra sostituita dalle tastiere), ai Pink Floyd di Wish You Were Here e persino al glam-rock di David Bowie.
La tecnica e la dinamica culminano in Beyond This Life e soprattutto nell'ibrido "raga-metal" di Home in cui l'alternanza di stili (praticamente dalla ballata folk acustica al death-metal piu` epilettico) e` tanto pirotecnica quanto fluida.
Un altro brano spettacolare e` lo strumentale The Dance Of Eternity, un brano incalzante e classicheggiante, romantico e geometrico, che aggiorna allo speed metal i "Quadri" di Mussorgsky (con un'eleganza e una veemenza che faranno invidia a Keith Emerson e Rick Wakeman), e contenente il miglior assolo di basso di John Myung.
L'accentuato melodismo degenera in canzoni da night-club come Through Her Eyes e One Last Time, ballads languide e sentimentali che sono un po' indegne per intellettuali del loro livello.

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Six Degrees of Inner Turbulence (Elektra, 2002) is the band's new concept album, an over-ambitious double CD that experiments new sonic avenues if not new stylistic avenues. Half of the album is occupied by the 42-minute fantasia Six Degrees of Inner Turbulence, which sounds like the descendant of the suites by Yes and King Crimson of the 1970s, but updated to the age of cheap CD manufacturing (it could have been shrunk to seven minutes). The Glass Prison and The Great Debate display the band's technical prowess, but too many songs (Disappear) mirror the mellow experimentation of late/lame Pink Floyd. For about 20 minutes this is one of the greatest prog-rock bands of all times, but for the remaining hour it is the most boring experience this side of Toto.

Dream Theater's former keyboardist Kevin Moore formed Chroma Key and released Dead Air for Radios (1998) and You go Now (2000). Moore also launched a side-project, OSI, with Jim Matheos (Fates Warning) and Mike Portnoy (Dream Theater).

Train of Thought (Elektra, 2003) was a disappointing, keyboards-heavy hodgepodge of Dream Theater cliches. Many songs merely repeat, recycle and slightly revise ideas, patterns and melodies that the band has rehearsed throughout the 1990s. The melodic overture of As I Am (7:47), with its sneering vocals and thundering guitar, sounds like third-rate pop-metal. The suspense-filled atmosphere of This Dying Soul (11:28) adds a bit of sound effects to their prog-metal routine. The split-personality Honor Thy FatherIn the Name of GodEndless SacrificeFrank Zappa-esque detour. Another contender for best piece is Stream of Consciousness Mike Portnoy also played on OSI's Office of Strategic Influence, Transatlantic's The Roine Stolt Mixes Neal Morse's The Transatlantic Demos, Transatlantic's Bridge Across Forever, Liquid Tension Experiment's Liquid Tension Experiment. Transatlantic was a supergroup featuring Portnoy, Roine Stolt of the Flower Kings and Pete Trewavas of Marillion.

James LaBrie has released the solo album Elements Of Persuasion plus Frameshift's Unweaving The Rainbow, Mullmuzzler's Mullmuzzler 2 , Mullmuzzler Keep It To Yourself, Winter Rose's Winter Rose.

Jordan Rudess has released the solo albums: Rhythm Of Time, 4NYC, Speedway Blvd, Feeding The Wheel, Listen. The Rudess Morgenstein Project has released The Official Bootleg, Rudess Morgenstein, Project.

Dream Theater's bassist John Myung has released the solo album The Jelly Jam and, with Platypus, Ice Cycles and When Pus Comes To Shove .

Octavarium (Atlantic, 2005), a 76-minute colossus, is less truculent and more intimate than its predecessor. To start with, the songwriting sounds more heartfelt, particularly in the convoluted eight-minute confession of The Root Of All Evil and in the eleven-minute waltzing requiem and apotheosis Sacrificed Sons for the Islamic terrorist attacks of 2001. The overall sound and instrumental interplay harks back to the tight metal style of their beginnings, of which the frenzied eight-minute charge of Panic Attack, both operatic and relentless in its display of prog-rock stereotypes, could be the ideal summary. Their melodic side is well represented by the piano ballad The Answer Lies Within (that sounds like a singer-songwriter from the 1970s) and the brief and catchy I Walk Beside You (somewhere between Bon Jovi and Cars). Finally, the 24-minute five-movement suite Octavarium is a hodgepodge of abused progressive-rock vocabulary, but nonetheless it exudes pure class from the first ecstatic suspense-filled Pink Floyd-ian minute to the pathetic symphonic finale a` la Who, via the pastoral King Crimson-ian flute-driven elegy, the operatic Rush-ian aria, and the Yes-style hard-rocking fugue. LaBrie, Petrucci, Rudess, Myung and Portnoy make up one of the most formidable music machines of all times.

Black Clouds & Silver Linings (2009) marked a return to the verbose frenzy of Train of Thought, with even longer tracks, and sounded hopelessly derivative (of their own style). A Nightmare To Remember (16:10) is their typical emphatic melodrama, with the usual contrasts of mood, basically an aimless multi-part suite. The pure senseless hysteria of The Shattered Fortress (12:49) and the half-baked power-ballad The Best Of Times (13:09) fail to muster enough substance or feeling. Despite the superficial similarity with Octavarium, The neurotic operetta The Count Of Tuscany (19:16) is a great idea gone berserk, a collage of Yes, Andrew Lloyd Webber's musicals, Brian Eno and Queen. Sometimes simpler is better: A Rite Of Passage (8:36) serves a poppy refrain sandwiched between two truculent ends; and the shortest song, Wither (5:25), one of their most hummable melodies, constitutes a further nod at adolescent pop balladry but at least it succeeds at what it tries.

This album also concluded the The Twelve-step Suite a a rock opera about alcoholism whose episodes appeared on five albums: The Glass Prison, This Dying Soul, The Root of All Evil, Repentance, and The Shattered Fortress.

By their standards, Systematic Chaos (2007) was a mediocre album, despite the elaborate 25-minute In The Presence Of Enemies and the parade of vocalists in Repentance.

A Dramatic Turn of Events (Roadrunner 2011) was their first album without Mike Portnoy. The vast majority of the album feels like filler or leftovers from previous albums, and even the counterpoint acrobatics of Outcry and Lost Not Forgotten don't quite justify the length of the songs.

Dream Theater (2013) contains the single The Enemy Inside, the saccharine ballad The Bigger Picture , the instrumental Enigma Machine (one of their best) and the 22-minute suite Illumination Theory. But the two-hour rock opera The Astonishing (2016), scored by Jordan Rudess and John Petrucci in seclusion, contains little of note, Distance Over Time (2019), their shortest disc yet, contains At Wit's End and generic imitations of their original style, A View From the Top of the World (2021) tried in vain to resurrect the spirit of the early albums with lengthy meditations like The Alien (9:32), Sleeping Giant (10:05), Awaken the Master (9:47), perhaps the best, and the grandiose A View From the Top of the World (20:24).

Charlie Dominici died in 2023.

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