- Dalla pagina sui Geraldine Fibbers di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)
In breve:
I Geraldine Fibbers di Los Angeles, formati nelle 1994 e guidati da Carla Bozulich (1965), ex cantante degli Ethyl Meatplow, colmarono il divario con la cultura urbana nelle storie desolate e iperrealistiche di Lost Somewhere Between The Earth And My Home (1995).
Il power-pop sovversivo di Butch (1997), con la partecipazione del chitarrista jazz Nels Cline, incastonò melodie tradizionali in strutture aliene.
Bio:
Gli Ethyl Meatplow furono uno dei gruppi della tarda musica industriale di
Los Angeles, che pubblicarono Happy Days, Sweetheart (Dali, 1993) nel
segno dei Nine Inch Nails, aggiungendo al modello le armonie vocali alla
B52's di John Napier e Carla Bozulich
Queenie e
Smokin' On The Devil's Johnson i due singoli da culto dell'epoca.
Mentre Napier formava i Buccinator, titolari di un audace
The Great Painter Raphael (Basura, 1995) con la suite cacofonica di
15 minuti Discipline The Fireman, e poi gli E.coli, titolari di
un più convenzionale e persino orecchiabile To Drool (Triple X, 1996),
e il batterista Biff Sanders si univa
ai Polar Bear di Eric Avery,
la cantante (ex prostituta e tossicodipendente, redenta dalle sinfonie di
Mahler e diventata così critica musicale) si unì poi ai resti
di un gruppo hardcore (i Glue) e diede vita ai Geraldine Fibbers.
L'album d'esordio dei Geraldine Fibbers,
Lost Somewhere Between The Earth And My Home (Virgin, 1995),
raccoglieva in realtà materiale già pubblicato qua e là: il
il singolo Marmalade (Virgin, 1995), un country marziale e una delle loro canzoni più orecchiabili;
il singolo Dragon Lady (Sympathy, 1994), forse il loro capolavoro, un brano che inizia in stile Cowboy Junkies ed esplode in un tour de force di rumore grunge.
Dall'EP Get Thee Gone (Sympathy, 1994) sono tratte la ballata
celtica Outside Of Town (che là faceva il paio con Fancy)
e il lungo valzer malinconico della title-track.
Sono quasi tutte storie orrifiche dei bassifondi di Los Angeles.
La chitarra di Daniel Keenan scava piaghe profonde nella desolazione
esistenziale urlata nel suo registro maschio da Carla Bozulich.
Jessy Greene (violino e viola) e William Tutton (contrabbasso)
rendono ancor più densa l'atmosfera di tragedia. La batteria di
Kevin Fitzgerald (ex Further) batte un tempo che non esiste, badando a
enfatizzare i momenti salienti della recitazione.
Fra le nuove composizioni spiccano Lilybelle, un lamento rurale immerso
nel frastuono della chitarra e nella tempesta della batteria,
French Song, un lungo valzer protratto in voragini di distorsioni di
viola alla John Cale, e House Is Falling, forse la loro melodia più
felice, e forse il brano più tradizionale.
I Geraldine Fibbers si imposero subito fra i protagonisti del genere
"neo-trad" pilotato da gruppi come Uncle Tupelo. Dalla loro avevano una cultura
più urbana e intellettuale, che li avvicinava al noise-rock e al
progressive-rock.
Dopo un precoce Live From The Bottom Of The Hill, esce l'EP What Part of Get Thee Gone Don't You Understand? (Sympathy for the Record, 1996).
Il chitarrista jazz Nels Cline
subentra alla chitarra per il successivo
Butch (Virgin, 1997). Il gruppo dimostra soprattutto un talento melodico
quasi pop. Non a caso l'album comincia con l'orecchiabile
California Tuffy, che unisce un ritmo scalpitante da cowboy a un
ritornello spensierato da Merseybeat, e annovera
il power-pop di Trashman In Furs
e la romantica ballad Swim Back to Me, episodi sorprendentemente
"facili" nell'economia di questo disco.
Il disco si anima quando il gruppo sfodera il voodoobilly viscerale e atonale
di Toybox,
la sfrenata quadriglia con accenti raga di Seven or In 10,
lo psicodramma classicheggiante di Arrow To My Drunken Eye,
e il concitato funk-rock di I Killed the Cuckoo, carico di
sperimentazione "no wave" (armonie vocali clownesco-psicotiche, riff
stridenti, ritmo epilettico).
L'influenza dei Can si fa sentire (oltre che in una cover) nella complessa
partitura di Dwarf Song e nello strumentale geometricamente
sbilenco Claudine.
La lunga Butch è invece tanto ambiziosa
(arrangiamento orchestrale) quanto irrisolta.
L'anima country del gruppo viene fuori pienamente soltanto in due brani, ma
sono due brani d'eccezione:
Folks Like Me, un capolavoro del genere, una melodia epica
cantata da Bozulich nel suo registro più accorato e condotta a passo marziale,
che il violino di Jessy Greene e la lap steel di Cline inseguono gloriosamente
per monti e praterie;
e Pet Angel, una litania corale a passo di valzer con la viola di
Greene che imita la fisarmonica.
Bozulich (autrice di gran parte del materiale) chiude il disco con la
surreale ninnananna Heliotrope, che lei bisbiglia e fischietta in maniera
impercettibile sulla filigrana distorta e "looped" di chitarra e organo.
Forse nessuno come loro ha saputo fondere le sonorità arcaiche
degli Appalacchi e delle "murder ballads" con le istanze più
sovversive del rock moderno.
Scarnella (Smells Like Records, 1998) è il duo Carla Bozulich e Nels Cline, che contiene molte più jams astratte e avventurose.
Red Headed Stranger (Dicristina Stair Builders, 2003) di Carla Bozulich era la sua interpretazione dei classici del country di Willie Nelson.
L’album dal vivo I'm Gonna Stop Killing" (DiChristina Stair Builders, 2004) contiene sette canzoni inedite.
Ma la prima vera affermazione della Bozulich è stato Evangelista (Constellation, 2006), una spaventosa visione dell’inferno che fa venire in mente Diamanda Galas. Queste non sono canzoni ma grida, sussurri e lamenti che si aggirano da una parte all’altra del labirinto interno della psiche, attraverso un panorama sonoro di rumori e campionamenti e ronzii e sequenze e distorsioni.
Il pezzo da 9 minuti Evangelista I (per violino, viola, violoncello, organo,
contrabbasso e voce) apre con una pagina malinconica di drones collettivi e
rumori da musica concreta prima che la Bozulich intoni le sue urla sciamaniche.
Per un po' gli strumenti sbandano, indulgendo nel loro frastuono di
contrappunti; poi la cantante è lasciata sola ad esorcizzare i suoi fantasmi
(in uno stile che ricorda Patti
Smith) su uno sfondo di dissonanze fluttuanti di organo. Gli archi tornano
improvvisamente ad accompagnare gli ultimi due minuti, in un maelstrom emozionale.
La Bozulich viene tentata dal drogato
lamento country di Steal Away per poi trovare la sua vera missione nella
musica da camera post-psichedelica: How
To Survive Being Hit By Lightning, per chitarra, pioggia, percussioni e
voce sommessa, Baby That's The Creeps
per voce, organo ed elettronica, e Nel's Box, per voce, viola e
campioni. Ognuno di questi è un assemblamento disorientante di suoni e voci che
riconosce solo da lontano le convenzioni della popular music. Non c'è alcun
ritmo da descrivere, e il cantato ha ben poche relazioni con ogni genere
conosciuto. L'armonia è spesso sommersa da visioni di pittura sonora espresse
in forma libera, tranne per il fatto che la Bozulich tende a ridurre al minimo
gli elementi della sua "orchestra".
Sia la voce che la musica hanno perso
qualsiasi capacità di esprimere chiaramente il pensiero.
I membri dei Godspeed You Black Emperor
e della loro comune artistica forniscono il glaciale accompagnamento
(specialmente il multistrumentista Shahzad Ismaily).
Evangelista diventa poi il nome del trio tutto al femminile di Carla Bozulich che debutta con le nove canzoni di Hello Voyager (Constellation, 2008), ognuna completamente diversa dalle altre. Anche se non raggiunge mai la creatività trascendente dell'album Evangelista, la band eccelle nel canto funebre confessionale (Lucky Lucky Lucky, Winds Of Saint Anne), spesso con archi arrangiati da A Silver Mt Zion (la ballata country The Blue Room, la strumentale For The L'il Dudes) e talvolta blues (Lucky Lucky Luck).
Molti fili si uniscono nei dodici minuti di Hello Voyager che inizia come un baccanale percussivo con tromba, ma poi prende vita con una recitazione alla Patti Smith accoppiata a strabilianti distorsioni di chitarra. L'incubo espressionista The Frozen Dress è il momento più audace. Il crudo rock industriale di Smooth Jazz e il noise-rock punk di Truth Is Dark Like Outer Space liberano l'energia che è stata contenuta altrove.
Il secondo album degli Evangelista, Prince of Truth (Constellation, 2009), presenta una sorta di supergruppo (Dominic Cramp alle tastiere, Nels Cline alla chitarra, Tara Barnes al basso, Ches Smith degli Xiu Xiu alla batteria) e offre brani insolitamente regolari e quasi infantili come Tremble Dragonfly e I Lay There in Front of Me Covered in Ice, ma anche il dissonante lied da camera Iris Didn't Spell e il jazz psichedelico di Crack Teeth.
L'energia bestiale del cantante si conserva solo in You Are Jaguar. Il torturato kammerspiel espressionista The Slayer, intriso di rumore di chitarra, era l'equivalente di Bozulich di The End dei Doors; e la traccia conclusica di nove minuti, On The Captain's Side, era una lenta agonia in uno scarno paesaggio sonoro elettronico, una sorta di catarsi personale.
Boy (Constellation, 2014) di Carla Bozulich segna un altro passo indietro, verso una chanteuse pop-soul più convenzionale. Ciò è particolarmente evidente nella ballata downtempo Lazy Crossbones e nel blues da cocktail-lounge Ain't No Grave, nonostante un'atmosfera spettrale alla Nick Cave e una generale disintegrazione psichedelica. Ci sono molte sfumature di classe, come il ritornello brit-pop stranamente romantico di Danceland che nasce da un lamento appena melodico. Gonna Stop Killing è un'elegia abbattuta alla Tom Waits con un grande carillon di arpa. La sua declamazione acquista una dimensione metafisica nel cupo vuoto ipnotico di Drowned To The Light. L'unico grande esperimento è One Hard Man, spinto dal ritmo industriale del pow-wow e sabotato dal rumore elettronico.
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