- Dalla pagina sui Mike Gira di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Durante gli anni '90, Durante gli anni '90, Mike Gira (Los Angeles, 1954) continuò sostanzialmente il lavoro atmosferico degli Swans del tardo periodo. La sua anima tormentata si immerse in una forma di folk lugubre e apocalittico, che costituiva, allo stesso tempo, una sorta di rituale catartico e da purgatorio. Dopo il suo album solista Drainland (1995), che era ancora, di fatto, un album degli Swans, assistito da Jarboe e Bill Rieflin, Gira divise il sound degli ultimi Swans in due: Body Lovers impersonava l'elemento ambient/atmosferico, mentre Angels Of Light si concentrava sull'elemento pop orchestrale.
Da un lato, Gira creò la musica strumentale stratificata, sinistra e barocca di Number One Of Three (1998) dei Body Lovers e la musica concreta subliminale di Body Haters (1998).
D'altra parte la musica folk eterea e soprannaturale degli Angels Of Light di How I Loved You (2001), un concept sul sesso, e di Everything Is Good Here Please Come Home (2003), che esplorava simultaneamente i piani personale, storico e politico, rinnovava le somiglianze con il lied maestoso, pagano e ancestrale di Nico. In sostanza, Body Lovers rappresentava il culmine degli esperimenti degli Swans con una produzione magniloquente (la componente "maschile" del loro sound), mentre Angels Of Light era la continuazione della componente "femminile" di Jarboe nel sound del gruppo. Continuò sostanzialmente il lavoro atmosferico degli Swans del periodo successivo.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Bio:
Mike Gira, l'ex cantante degli Swans, è un drammaturgo in musica della distorsione della personalità, un poeta nichilista e allucinato del vuoto, un claustrofobo occulto che innalza ancora l'alto mantra "Reed-iano" della degradazione morale. Gira è, nell'ambito della musica rock, uno dei grandi profeti dell'apocalisse.

Mike Gira inizia la sua carriera di cantautore con Drainland (Alternative Tentacles, 1995). In realtà il gran sacerdote degli Swans non fa che continuare la lunga messa privata che officia da quando ha iniziato a suonare.
Ancora una volta il disco è una sfilata dei fantasmi interiori di questo caso psicanalitico alla disperata ricerca di esperienze catartiche. In Where Does Your Body Begin sembra un Leonard Cohen al cimitero in attesa di essere resuscitato. In Your Naked Body sembra un Syd Barrett in purgatorio in attesa del giudizio universale. Il Gira piu' autentico è forse quello di Unreal, quando intona l'"om" piu' lugubre su un sottofondo di gargarismi tibetani di Jarboe. Il Gira piu' insolito è invece quello di Fan Letter, quando descrive con truce sarcasmo in un incubo di lunapark il flusso di coscienza di un criminale psicotico. In questo festival di atmosfere (e armonie) torturate, con Gira spesso solo a recitare in delirio con un sottofondo di rumori, la musica ha talvolta delle cadute di tono, come se venisse risucchiata da un buco nero emotivo. Ma molte delle sue storie sono degne di un thriller di Hitchcock. Alla fine resta la sensazione che Gira stia ancora cercando se stesso. Come dice un suo verso, "What does a body mean?"
Le sue canzoni nascono all'incrocio fra i thriller di Hitchcock, le parabole della Bibbia e i sermoni funebri.

Il progetto successivo si intitola Body Lovers, e l'album Number One Of Three (Young God, 1998) prosegue in quella direzione. Body Lovers è infatti musica elettronica senza canto. I suoni sono stati ottenuti manipolando gli strumenti più svariati, dal mandolino alla fisarmonica. Alla fine sono rimasti soltanto questi flussi sonori senza volto, queste ombre di musica, questi vuoti senza confini. Gira, insomma, ha abbandonato il ruolo di cantastorie dell'aldilà e sposato quello dello studioso di acustica. Ma in realtà Gira ha cambiato tutto per non cambiare nulla: l'atmosfera è esattamente la stessa dei primi dischi degli Swans, deprimente e opprimente. Da ogni secondo esala un senso angosciante di nausea esistenziale.
1 (quattordici minuti) è il manifesto più ostico di questo ibrido di musica industriale, ambientale e gotica: la piece inizia statica come nei più triviali esperimenti degli ambientali britannici (un drone ad libitum) ma si anima lentamente in un cumulo di ronzii fino a diventare una vibrazione brutale come nei peggiori Foetus e Neu.
A quel punto salgono sul palco le emozioni, ma sono emozioni difficili da decifrare. In 2 la fisarmonica mormora una melodia anemica, poi cede il posto a una chitarra e una tromba che ingaggiano un dimesso duetto di melodie appena più tiepide. 5 ha il passo della ballata medievale e mediorientale, ma il canto alla Enya non fa che ripetere un solfeggio e la visione rimane avvolta in una nebbia soprannaturale. Le trombe sostenute all'infinito di 3 (dieci minuti) ricordano i momenti più languidi del Rock Bottom di Robert Wyatt, la sua tenera weltanschaung cosmica. Poco a poco prende vita un passo marziale e le trombe sovrapposte si scopre che stanno intonando una fanfara a morto. Il solenne tintinnio di 9 ha qualcosa di giapponese, ma ancora una volta, qualunque cosa sia, rimane irrisolta: dal lattice fa breccia soltanto un criptico vagito di neonato. Un paio di lentissime, ipnotiche ballate per sola chitarra rendono ancor più oscuro il programma di questa musica anonima.
4 e 6 sono invece piece di pura avanguardia, composte sovrapponendo cluster di pianoforte, rumorini alla Ummagumma (Pink Floyd), droni psichedelici e così via.
Disco non solo monumentale ma anche sovrumanamente ambizioso, segna per Gira l'inizio di un'altra carriera, quella di compositore d'avanguardia. Il cervello s'inchina davanti all'impresa dello sperimentatore, ma il cuore rimane con i poemi maledetti del cantautore, e quindi con

Gira ha riassunto con una frase la contraddizione di fondo del fan medio di musica rock: "Ha bisogno di sentirsi un ribelle per un paio d'anni prima di trasformarsi in uno schiavo del lavoro salariato". E la sua musica non è altro che un'elegia accorata per quel popolo di sconfitti. "I want power/ I'll wash America with blood": potrebbe essere lui il prossimo maniaco omicida, il prossimo predicatore invasato che trascinerà i suoi fedeli in un gigantesco sacrificio collettivo. E' lui il massimo studioso e profeta delle forze oscure dell'auto-distruzione.

Body Haters è il progetto complementare di Bodylovers. Il primo album (Young God, 1998), pubblicato in edizione limitata di 2000 copie, contiene una sola lunga traccia (33:14) che Gira ha creato usando suoni trovati e artifici di studio, un arduo esercizio di musica elettronica, non tanto ambientale quanto subliminale.

Body Lovers/ Body Haters (Young God, 2005) raccoglie i due.

Angels Of Light, il nuovo progetto di Gira, è l'alter ego dei Body Haters. New Mother (Young God, 1999) viene realizzato con uno stuolo di collaboratori che comprende Christoph Hahn (chitarra), Phil Puleo (batterista, ex Cop Shoot Cop), Bill Rieflin (tastierista, ex Ministry e Revolting Cocks), Michelle Amar (dei Sulphur), i percussionisti Thor Harris (Lisa Germano) e Larry Mullins (Iggy Pop), il bassista Bill Bronson (Gunga Din), la violoncellista Julia Kent (Rasputina), più Chris Griffin (dobro, mandolino, dulcimer, banjo), Joe McGinty (piano), Hahn Rowe (violin), Kurt Ralske (flugelhorn), Martin Bisi (organo)...
Gira è pervenuto a uno stile altisonante di canto e "storytelling" che ricorda quello di Nick Cave, come evidenziato nel gospel cadenzato (con tanto di coro) di Praise Your Name nel country melodrammatico di Shame Gli arrangiamenti così lambiccati alternano passaggi medievaleggianti alla Dead Can Dance (la lunga Angels Of Light) a strutture sinfoniche degne di un requiem esoterico (The Man with The Silver Tongue). Nei panni del cantautore, Gira trasforma il proprio umore gotico in un tetro soliloquio psicanalitico, che oscilla fra l'inedia di Nick Drake (New Mother), la depressione di Chris Isaak (Inner Female) e il tono fiabesco-spaziale di Syd Barrett (The Garden Hides The Jewel).

The Somniloquist (Young God, 2000) contiene cinque storie narrate da Gira nel solito tono macabro. Le liriche indulgono in ogni sorta di aberrazioni, aberrazioni psicotiche, ma senza adeguato accompagnamento non valgono molto.


(Tradotto da Tobia D'Onofrio)

How I Loved You (Young God, 2001) degli Angels Of Light è un concept album di devozione al sesso. Il ciclo segue la psicologia del protagonista mentre fluttua da un eden di amore puro (il pezzo alla Leonard Cohen Evangeline come anche Untitle Love Song, che prende in prestito l’andatura da Harvest di Neil Young) a un abisso infernale di perversione e depravazione (la lenta e lunga nenia New York Girls) attraverso i dodici minuti di tracollo nervoso di New City In The Future (catatonica trance piena di suspence che implode in un violento turbine di lamenti). Gira applica continuamente la stessa struttura: i pezzi partono lenti ed incerti, teneri e romantici, poi montano con un impeto quasi feroce finchè non diventano incubi terrificanti.
Il paesaggio ideale di Gira è un purgatorio dove egli soffre un indicibile dolore esistenziale (l’estasiata e trascinante My True Body, lo zenith emozionale dell’album, l’atmosferica My Suicide, che sventola Lou Reed e Warren Zevon nella melodia più memorabile dell’album, Jennifer’s Sorry, il nadir emozionale dell’album) senza mai morire. Kid Congo Powers e Bliss Blood (Pain Teens) danno una mano. Song For Nico rende omaggio ad una delle sue muse.
Il limite di Gira sta proprio in ciò che egli considera il suo forte: i testi. Quando prolunga la musica fino a dodici minuti, come fa in Two Women, per adattarsi ai testi senza supportarli adeguatamente con gli arrangiamenti, il pezzo suona semplicemente troppo lungo.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Gira ha perso l'ispirazione da un po' di tempo e What We Did (Young God, 2002), una collaborazione con Dan Matz dei Windsor For The Derby, è un coraggioso tentativo di reinventare la sua carriera. Per lo più, il duo si abbandona a lunghi, ipnotici e ronzanti canti funebri che sostituiscono l'ipnosi alla sostanza. Is Was e 17 Hours suonano come remix ambient dei primi Doors, Pink Floyd e Velvet Underground, quando il suono aveva una forte vena psicologica ed esoterica. Insieme, i due hanno creato un'orchestra di chitarre acustiche ed elettriche, basso, organo, pianoforte, sintetizzatore, batteria, armonica, banjo e voce (trattata praticamente come un altro strumento). Una manciata di tracce si collocano a cavallo tra il lugubre canto funebre dei Cowboy Junkies, il tragico lamento di Nico e il folk apocalittico dei Current 93: Pacing the Locks, Lines, Brown Eyes, Waiting Beside Viragio, Forcing Mary, Sunflower, The Brightest Star. A merito di Gira, Matz si occupa principalmente di testi e voce. Tuttavia, la musica ambient post-rock dei Windsor è piuttosto eterogenea, segno che Matz è almeno una delle principali influenze della nuova fase dei Gira.


(Tradotto da Tobia D'Onofrio, modificato da Stefano Iardella)

La magniloquenza di Gira ha forse trovato la collocazione ideale su Everything Is Good Here Please Come Home (Young God, 2003) degli Angels of Light, una raccolta di odi che esplorano nel contempo le dimensioni personale, storica e politica. L’umore varia dal malinconico al satanico. Da una parte la singolare interpretazione di Gira del folk apocalittico (Palisades, che si apre come una peana per chitarra folk e piano music-box e si chiude come un inno gospel, Kosinsky con strimpellata raga e violino irlandese, la greca-slava Wedding) e della Lied maestosa, pagana e ancestrale di Nico (a malapena eguagliata in What You Were e nella trance What Will Come) inventa un’impressione di insolubile mistero ed inevitabile decadenza. Dall’altra, le più solide ritmiche e trame sonore di All Souls’Rising (un boogie alla Velvet Underground infarcito di un aspro cantato vintage alla Lou Reed), Rose of Los Angeles (un insistente baccanale che suona come una danza demoniaca), e Sunset Park (una giostra di armonie vocali reminiscenti dei monaci tibetani), dipingono un’atmosfera tetra e tormentata e sono l’emblema di una ricerca che è sia esistenziale che metafisica. L’album ha poco a che vedere coi climax artistici di Gira. Anche se ci sono canzoni interessanti, manca la profondità, la magia ed il fascino dei suoi capolavori, ed include diversi (prolissi) pezzi che avrebbero potuto rimanere nel cassetto.

Il quarto album degli Angels Of Light, Sing Other People (Young God, 2005), è Gira sotto narcotici, un ritorno catartico al folk-rock psichedelico. Come al solito Gira racconta le sue storie col suo cupo tono apocalittico, ma stavolta nè la musica nè i testi raggiungono l’intensità della voce. Quindi l’attenzione è rivolta alle melodie (soltanto Lena’s Song e Dawn sono davvero meritevoli) ed ai suoni eccentrici (My Friend Thor) eseguiti assieme ad Akron/Family.

Con quattro canzoni originali (incluse The Provider e One for Hope) ed una cover, Gira ha contribuito all’album Akron/Family & Angels Of Light (Young God, 2005), una collaborazione con Akron/Family.

Su We Are Him (Young God, 2007) Gira continua ad avvicinarsi ad un cantautorato maturo convenzionale. I suoi sermoni spaziano dal passionale (My Brother’s Man) al funereo (Promise of Water) e raramente si ripetono. L’apice musicale potrebbe essere Black River Song, che vanta dinamiche piuttosto intricate, ma a risaltare è la breve e disinvolta Sunflower’s Here To Stay.
Gira si è concentrato troppo sui testi e troppo poco sulla musica (il coro di voci femminili costituisce l’eccezione). Per cominciare, i temi delle canzoni non sono dei più interessanti. Poi, come tutti i cantautori, dimentica di non essere William Shakespeare. Forse non è una coincidenza il fatto che le canzoni più lunghe siano anche quelle che colpiscono di meno. Se si togliessero quelle quattro canzoni che rasentano i sei minuti, l’album non sarebbe niente male.


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