- Dalla pagina sui Modest Mouse di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Paolo Latini)

Modest Mouse è un trio proveniente da Issaquah, una minuscola città di provincia nello stato di Washington. Il chitarrista e cantante Isaac Brock, aiutato dal bassista Eric Judy e dal batterista Jeremiah Green (anche membro dei Red Stars Theory e Satisfact), li ha formati nel 1994, come documentato su Sad Sappy Sucker (K, 2001), che raccoglie il loro primo album, mai pubblicato, il loro singolo di debutto Blue Cadet-3 (K, 1994) e il singolo Birds Vs Worms (Hit Or Miss, 1997).
Il primo singolo del 1994 conteneva la delicata melodia di It Always Rains on a Picnic e l'anthem urlato di Dukes Up.
Le tracce dell'album mai pubblicato spaziavano dal punk-rock di Classy Plastic Lumber alla ballad anthemica From Point A to Point B, dall'avvinazzata, jazzy e confusa Red Hand Case al rantolo Race Car Grin You Aint No Landmark. Difficilmente un capolavoro.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il primo album della band fu il doppio disco This Is A Long Drive For Someone With Nothing To Think About (Up, 1996), una vasta cronaca della vita quotidiana degli anni '90. I brani migliori (la melodrammatica Dramamine, con una lunga coda romantica basata su chitarra, lo psico-boogie sincopato di sette minuti Beach Side Property) riescono a iniettare il rock and roll bizzarro, discordante e instabile dei Pixies e persino dei Minutemen nel formato pop lo-fi di Guided By Voices, Sebadoh e Pavement.
La voce fa la maggior parte del lavoro. Isaac Brock recita le sue storie modulando la voce in una maniera drammatica che spesso mette da parte la musica. Per esempio, gli strumenti stendono semplicemente un tappeto tranquillo e costante di jamming di basso profilo in Custom Concern che l'interpretazione nevrotica di Brock riempie di significato. E lo psicodramma Sheets Ionizes And Atomizes è degno di un attore Brecht-iano. Gli strumenti, d'altro canto, tendono a portare avanti la canzone, dopo che Brock ha raccontato la sua storia, con un jamming (intenzionalmente) sciatto che aumenta il senso di alienazione giovanile. Potrebbe sembrare che non sappiano semplicemente come terminare la canzone, ma proprio questa goffaggine è il modo più efficace per terminarla. Pertanto le lunghe code che sembrano condividere poco con la melodia originale, e in alcuni casi (Talkin' Shit About A Pretty Sunset, Make Everyone Happy/Mechanical Birds) sostanzialmente la sovrastano.
Nonostante siano stati i pionieri della rivoluzione emo, i Modest Mouse hanno mostrato abbastanza affinità con la generazione punk e la new wave, in particolare nelle provocatorie invettive punk-folk di Breakthrough e Dog Paddle, nell'esplosione emotiva di un minuto di Might, nel veemente funk-punk di Tundra/ Desert e Lounge, sulla scia dei primi Talking Heads (con un'altra lunga coda, questa volta incentrata su un austero duetto tra violoncello e chitarra).

I testi onesti e accorati di Brock erano spesso più significativi della musica, e questo si rivelò particolarmente vero per gli EP successivi. Tuttavia, la title-track di Interstate 8 (Up, 1996) e The Fruit That Ate Itself da Modest Mouse (K, 1997), così come Summer, dall'EP The Fruit That Ate Itself (1997), riescono a coniugare i testi alla musica.

Il singolo Birds Vs Worms (Hit Or Miss, 1997) contiene la ninna nanna frenetica e spastica Every Penny Fed Car e due numeri blues: Worms vs. Birds (immaginate una versione lo-fi di Brown Sugar dei Rolling Stones) e Four Fingered Fisherman.

Lo sguardo approfondito di Brock al sottoproletariato e alla classe media degli Stati Uniti divenne molto più acuto e musicalmente sicuro con The Lonesome Crowded West (Up, 1998). I suoi ritratti di vagabondi, perdenti e sciocchi disillusi potevano ora contare su strutture portanti fatte di folk guidato dal violino (Jesus Christ Was An Only Child), country-rock (Trailer Trash), pop atmosferico (Polar Opposites) e persino blues (Styrofoam Boots).
La band ora sapeva fare rock, anche se in modo goffo (Lounge, ripreso da This Is A Long Drive, Shit Luck, a metà strada tra i Led Zeppelin e il punk-rock, e soprattutto Doin' The Cockroach, la loro canzone più feroce fino ad allora).
Dal punto di vista dei testi, la specialità di Brock rimaneva la road-song (Out Of Gas, Truckers Atlas di undici minuti, e soprattutto Long Distance Drunk, che è anche una delle creazioni più originali dell'album), un genere a cui stava apportando le aggiunte più significative degli ultimi decenni. Ma canzoni come le enfatiche e contorte Teeth Like God's Shoeshine, Cowboy Dan e Convenient Parking dimostravano che era capace di destabilizzare qualsiasi genere e stile con cui decidesse di giocare. In generale, le canzoni erano più coese e meno anarchiche. Sono finiti i pezzi con una lunga cosa senza senso. Brock ora era saldamente al comando, ed era più arrabbiato e amareggiato.

In formato singolo apparvero alcuni outtakes, soprattutto Other People's Lives (Up, 1998) e Never Ending Math Equation (Subpop, 1998).

Building Nothing Out Of Something (Up, 2000) raccoglie i singoli ed altre rarità.


(Tradotto da Luca Versace)

Nonostante non sia uno dei loro migliori albums, Moon & Antarctica (Epic, 2000) è un' efficace introduzione ai Modest Mouse. 3rd Planet funge da ouverture generale a quello che è lo psicodramma musicale del gruppo, con passaggi moderato-nevrotici in abbondanza e testi suicidi.
Ma l'abilità dei Modest Mouse nel confondere le idee all'ascoltatore emerge con piu' evidenza nella remissiva Gravity Rides Everything, che fonde una ballata folk acustica ed uno strimpellante accenno di raga (formula melodica nella musica indiana, n.d.t.), verso un contesto sempre piu' rumoroso. A Different City e Paper Thin Walls sono sufficientemente orecchiabili e vivaci da adattarsi ai gusti di un pubblico più vasto, mentre la melodia lunatica, tetra ed oscura di Cold Part (contraddistinta da andatura ipnotica, violino romantico, scansione morrisoniana e linee di basso e chitarra quasi scarabocchiate), la breve Wild Packs Of Family Dogs, interpretata in stile Syd Barrett (refrain puerile, fisarmonica cajun) e l'atmosfera soprannaturale, faustiana della ballata country I Came As A Rat, sono validi esempi dell'arte concettuale di questo gruppo.
Canzoni come Tiny Cities Made Of Ashes (caratterizzatata da disco beat, discordanze industrial, recitazione teatrale dei testi, rap distorto e highway boogie), Life Like Weeds (permeata da influenze classiche ed indiane) e l'interminabile (9 minuti) The Stars Are Projectors (che abbraccia interer generazioni di interpreti folk, da Billy Joel a Neil Young e accelera culminando in un bolero indemoniato e una fuga barocca), possono considerarsi veri e propri viaggi musicali e poetici. I Modest Mouse sono capaci di cambiare direzione nel corso di una canzone in modo sottile, tecnica questa presa in prestito dal rock progressivo (Genesis, Yes, Rush, Roxy Music) ed adattata al rock classico. Brock approfitta di tale tecnica per intensificare gli aspetti più drammatici delle sue storie.
Le emozioni nascoste dietro pezzi oscuri e disperati come Dark Center Of The Universe (che crea tensione servendosi di uno sottofondo orchestrale, un drumming bellicoso ed infine un grido folle sullo sfondo di un riff hard rock) e Alone Down There (un lugubre flamenco scosso da spasmi improvvisi), esplodono alla fine: Brock carica talmente tanta collera ed amarezza in What People Are Made Of da farle dare l'impressione di un'accusa, più che di una canzone.
La musica, costantemente inquieta, è attraversata da una serie di rumori elettronici (ciò vale in particolare per la vorticosa A Day In The Life), che forniscono all'ascoltatore un ulteriore saggio della profondità di queste canzoni.


(Tradotto da Paolo Latini)

Isaac Brock si ritaglia il progetto parallelo Ugly Casanova (con Pall Jenkins dei Black Heart Procession, Brian Deck e Tim Rutili dei Califone, John Orth degli Holopaw) che realizzano Sharpen Your Teeth (Sub Pop, 2002), probabilmente il suo lavoro più sperimentale. Diamons On The Face Of Evil è un labirinto di elettronica, blues e folk (clarinetto e mandolino si sfidano in un derelitto duetto, percussioni "casalinghe" battono flebili mentre una chitarra cesella un casuale motivo mediorientale), e Pacifico (una messa gotica ed empatica à la Nick Cave, con voci scimmiesche in sottofondo) e Spilled Milk Factory (arruffato blues paludoso, gospel isterico di armonie call-and-response, Beck che fronteggia Captain Beefheart mentre improvvisano con i Pink Floyd) sono ballate per il prossimo futuro.
La gamma di soluzioni creative è ben rappresentata da canzoni in perenne evoluzione come Ice On The Sheets (un blues di sei minuti con tinte funk, impreziosito da rantoli psicotici e da un pizzico delle follie modern-dance dei Pere Ubu, che lentamente scivola in una demenza tribale) e Smoke Like Ribbons (affettazioni country di slide e mandolino, fantasmi elettronci, e Good Vibration dei Beach Boys che fa capolino). Per no dire del Gran Finale tutto psichedelico  di So Long To The Holidays, sei minuti di mantra intensi, colpetti di chitarre solari e radiazioni cosmiche.
Barnacles si libra a soffi psichedelici e sospira su un'andatura marziale Neil Young-iana, ed è puntellatada da distorsioni e rumori post-industriali. Parasites disvela una ninnananna infantile degna del Brian Eno di Taking Tiger Mountain contro il sottofondo di un'epica fanfara di trombe e di un jamming di chitarre discordanti, e Things I Don't Remember richiama alla mente i singalong surreali di Syd Barrett, con un banjo ed un violino usati come percussioni. La tenera serenata Hotcha Girls è un esercizio di arrangiamenti profani, incavando archi classici dentro dissonanze John Cale-iane e distorsioni vocali à la primi Grateful Dead.
Il modo migliore per apprezzare le armonie vocali da svenimento di questo album è ascoltare Cat Faces, dove le voci si incontrano come venti nella prateria e gli strumenti (slide, organo) suonano come se fossero campionamenti di un'altra canzone.
L'album meno lineare e meno personale di Brock potrebbe rivelarsi il suo capolavoro duraturo.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Good News for People Who Love Bad News (Epic, 2004) dei Modest Mouse, quattro anni dopo il loro ultimo album, suonava già come il lavoro di un musicista invecchiato.
L'incipit, The World at Large, mostra immediatamente quanto Brock si sia addolcito e, a seguire, Blame It on The Tetons (con pianoforte e violino) mostra quanto lineare sia diventato. Float On (la canzone più radiofonica della sua carriera) è piena di verve (che ricorda i primi Talking Heads) ma, alla fine, rivela di aver trovato un po' di tranquillità. Abbondano i ritornelli pop (anche The Ocean Breathes Salty) e anche i ritmi dance (The View); e, per la prima volta, la band mostra un sincero senso dell'umorismo (il vaudeville di Bukowski, il rhythm'n'blues alla Tom Waits di The Devil's Work Day).
La violenta nevrosi irascibile dei primi tempi è ancora distinguibile nella sincopata e sismica Bury Me With It (la canzone più emozionante), nel grottesco e martellante balletto Dance Hall, degno di una colonna sonora horror, nella malvagia recitazione marziale di Satin In A Coffin, l'apice vocale dell'album, e nell'aggressiva Black Cadillac.
In generale, però, l'uomo e la sua band sono cresciuti, e hanno altre priorità. Una di queste potrebbe essere il pubblico mainstream, anche se in forma più o meno latente (le chitarre vengono soppiantate molto lentamente ma costantemente dalle tastiere elettroniche).
Come Moon & Antarctica, questo album vanta alcuni grandi pezzi ma soffre ancora di qualche riempitivo non necessario. Purificati dalle tracce noiose e combinati in uno solo, questi due album avrebbero rappresentato una pietra miliare. Così come sono, nessuno dei due è memorabile. Sono semplici contenitori per alcune delle canzoni che alla fine saranno presenti nella raccolta dei più grandi successi dei Modest Mouse.

Ciò nonostante, l'album divenne il primo bestseller di Brock.

Spinto dal successo commerciale di Good News, Brock assunse l'ex chitarrista degli Smiths Johnny Marr per We Were Dead Before The Ship Even Sank (Sony, 2007) che, nonostante la produzione raffinata e nonostante l'orecchiabile Dashboard (con propulsione funky di chitarra, archi elettronici e fiati rhythm'n'blues), in realtà suonava come un tentativo deliberato di allontanarsi dal suono di Good News for People Who Love Bad News.
Un intero gruppo di pezzi sembrava risalire agli anni '80: il tono apocalittico di March Into The Sea, gli accenti ska-punk di We've Got Everything e Invisible, e la vibrante rabbia di Florida e Education. Altri sembravano attingere al suono dei primi tempi (la sottile Parting Of The Sensory, la voce nevrotica e la chitarra squilibrata di Fly Trapped In A Jar, sebbene svettante con un ritmo disco).
La novità dell'album sono gli otto minuti di Spitting Venom, strimpellati con la chitarra acustica prima di trasformarsi in un caotico blues alla Captain Beefheart e infine decadere nel territorio dello shoegazing.
Purtroppo, l'album contiene diverse dosi di sciocchezze e canzoni che non hanno del tutto senso. O Brock ha provato (senza riuscirci) a dimostrare di avere più talento artistico di quanto mostrato da Float On, oppure ha semplicemente riempito questo album con troppe canzoni minori che in precedenza erano state lasciate chiuse in un cassetto.

L'EP No One's First, and You're Next (2009) raccoglie gli avanzi di We Were Dead Before the Ship Even Sank e Good News for People Who Love Bad News.

Jeremiah Green è morto di cancro a Washington nel dicembre 2022, all'età di 45 anni.


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