- Dalla pagina su Tarentel e Howard Hello di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Pierluigi Napoli)

Tarentel, il progetto di Jefre Cantu-Ledesma e Danny Grodinski, e’ una sperimentazione nella musica strumentale di base a San Francisco. In origine un quartetto, debuttano con un doppio album di 75 minuti che contiene solo cinque composizioni. From Bone To Satellite (Temporary Residence, 1999) e’ un magnifico altopiano di partiture desolate, dilatate, arpeggiate, in chiave minore, basate su sintetizzatore e chitarra, di post-rock strumentale a’ la Godspeed You Black Emperor. L’album contiene cinque lunghe composizioni. Steede Bonnet, di 11 minuti e When We Almost Killed Ourselves, di 12 minuti, scorrono e fluttuano, ma maggiormente vanno alla deriva, tessendo trame di matematica irrazionale. La prima prende forma lentamente da una chitarra tremolante, liberando un twang "Morriconiano" su un dolce, languido, sottofondo Pink Floyd-iano. La seconda tramuta dalla furia prog-rock al tintinnio ambient.
Ursa Minor Ursa Major, di 17 minuti, sfrutta minuscoli episodi per produrre gigantesche onde di suono. L’inferno improvvisamente si dissolve e uno strimpellio delicato introduce a una maestosa melodia Pink Floyd-iana.
For Carl Sagan impiega circa sette dei suoi 21 minuti per svelare un tema melodico. Una volta apparso, viene rifinito piu’ e piu’ volte attraverso contrappunti sempre piu’ intricati e drumming piu’ energico. Di nuovo, si trasforma in un crescendo fragoroso, ma questa volta il finale e’ una radiazione cosmica che scivola via per circa cinque minuti.
Il brano di chiusura, Strange Attractors, di 11 minuti, e’ insolito in quanto il tema melodico e’ presente sin dall’inizio, cosi’ che gran parte della canzone e’ in realta’ impegnata nella disintegrazione, piuttosto che nella costruzione, della struttura (sebbene con un’improvvisa esplosione di jam space-rock).

Con la formazione ridotta alla coppia dei soli Trevor Montgomery e Jeff Rosenberg, ma con un enorme cast di session-men che suonano di tutto, dagli archi ai fiati alla fisarmonica, i Tarentel registrano The Order of Things (Neurot, 2001). Affiora un sentimento piu’ umano dalla cruda e spensierata solennita’ delle sei nuove composizioni dei Tarentel (in realta’ quattro, in quanto due sono intermezzi molto brevi).
Adonai, di 11 minuti, e’ radicata in un pattern infinito di chitarre, con una delicata frase di tromba sospeso su di esso. Dopo sette minuti, le chitarre scompaiono, rimpiazzate da una brezza elettronica che lentamente cambia timbro. Se l’inizio della composizione era schivo, il finale e’ a dir poco enigmatico. Ghosty Head, di 12 minuti, stratifica una fragile voce femminile su note di piano che gocciolano lentamente. Dopo sei minuti il piano scompare, e la voce e’ abbandonata a se stessa in un contesto elettronico improvvisamente ostile. Il piano assolve e dissolve, e l’iniziale senso di sicurezza e’ infranto per sempre. Death In The Mind Of The Living, di 14 minuti, e’ realizzata solamente da droni elettronici per nove minuti. Come al solito, il drone si trasforma in continuazione, in questo caso passando da un innoquo processo di ricerca di tonalita’ a un minaccioso senso di imminente disastro. Dopo nove minuti, rivela brevemente la sua vera essenza: note sostenute dagli strumenti a corda. Poi il drone riappare, e cresce sia in intensita’ che in dissonanza.
Molto piu’ animata e’ Popol Vuh, di sette minuti, la cosa che si avvicina di piu’ ad una canzone rock standard, nella quale un velo di prolungati, e lentamente mutanti droni di archi abbozzano una melodia che la batteria sospinge in una specie di crescendo. L’altra traccia con la batteria, Blessed/ Cursed, di 8 minuti non la usa per alimentare il processo ma per mera decorazione. I fiati funerei, le bolle elettroniche, i glissando di chitarra e le voci spettrali che si contendono l’attenzione sono indipendenti dal ritmo. Dopo quattro minuti, la musica muore e in seguito risorge come ninnananna di chitarra frammentata.
L’aspetto frustrante della musica ipnotica dei Tarentel e’ che la composizione spesso termina senza una chiusura. Uno schema logico termina, e qualcos’altro inizia all’interno della stessa composizione. L'effetto non e’ tanto disorientante quanto amatoriale, e, in definitiva, semplicemente rovina l’atmosfera che e’ stata pazientemente creata.

Ephemera (Temporary Residence, 2002) raccoglie cinque rarita’, compreso l’EP di lunghezza epica Looking for Things/ Searching for Things (Resonant, 2000). Waltz, di 15 minuti (non presente sull’EP) e’ uno dei loro tipici crescendo, ma stratifica riverbero dopo riverbero fino a che c’e’ solo un enorme drone lasciato alla deriva. Looking For Things, di 15 minuti, apre con uno dei loro pezzi piu’ radiofonici, che viene lentamente decomposto e alla fine conduce ad un catastrofico crescendo e ad una catastrofica disintegrazione (una coda di quattro minuti di rumori subsonici). Il monolite di 24 minuti Searching for Things va alla deriva in toni caldi di chitarra per circa cinque minuti, ma in seguito, spinta da un drumming regolare, una indolente e languida melodia sale fino a che si tramuta lentamente in un inno maestoso. Gli ultimi nove minuti, ancora una volta, sono nient’altro che una nebulosa di minuscoli rumori.

Mort Aux Vaches (Staalplaat, 2002) documenta una performance live del 1998.

Il chitarrista dei Tarentel, Jefre Cantu ha anche pubblicato un EP di paesaggi sonori digitali, Spring (Dreams By Degrees, 2002), con il moniker Colophon. Il violento rumore psichedelico di Shining Skull Breath (Students Of Decay, 2007) e’ invece accreditato con il suo nome completo, Jefre Cantu-Ledesma.

Trevor Montgomery ha lanciato il progetto Lazarus con il suo Songs For An Unborn Sun (Temporary Residence, 2003), che include anche Marty Anderson dei Dilute.

Il bassista dei Tarentel, Kenseth Thibideau (anche nei Rumah Sakit e nei Thingy) ha formato gli Howard Hello con il chitarrista dei Dilute, Marty Anderson e il cantante dei Court and Spark, Wendy Allen, dunque un trio senza percussioni. L’album di sette canzoni Howard Hello (Temporary Residence, 2002) ha architettato una sintesi originale di elementi distanti come profondita’ psicologica, dinamiche aperte, scultura elettronica, fingerpicking di chitarra acustica, tempi dispari, eventi dissonanti e arrangiamenti minimalisti. L’attenzione si e’ concentrata su numeri post-folk come Television e Prozac, che esprimono una strategia di sviluppo non lineare. Se questa e’ una variante post-industrial del primitivismo di John Fahey, l’atmosfera disorientante di Belief, Dream e America suonano come una variante post-nucleare del futurismo di Brian Eno. E il lamento atonale Revolution stende un ponte tra i due mondi.

Don't Drink His Blood (Temporary Residence, 2003), degli Howard Hello, e’ un lavoro piu’ diretto che investe in fitte tessiture elettroniche e finisce per sembrare uno stretto parente della pop muzak alienata di Brian Eno (False Hope, Giving Up, My Friend, The Parasite).

We Move Through Weather (Temporary Residence, 2004), dei Tarentel, e’ riuscito in parte. Il combo ha in gran parte abbandonato qualsiasi ambizione di razionalizzare il proprio sound, ma il formato libero che ne consegue tende ad essere autoriflessivo persino quanto e’ pensato per essere arioso e pneumatico (Hello We Move Through Weather, Bump Past Cut Up Through Windows). Dall’altro lato, A Cloud No Bigger Than a Man's Hand, di 15 minuti, offre un’adeguata rappresentazione dei limiti di sviluppo di contrappunto e armonia, dapprima jazzata e vibrata-melodica e in seguito esclusivamente cacofonica.

L’EP di quattro canzoni Paper White (Temporary Residence, 2005) e il mini album di 43 minuti Big Black Square (Temporary Residence, 2005) contengono materiale improvvisato che era stato lasciato fuori da We Move Through Weather.

L’EP Ghost Weight (Acuarela, 2005) e’ dolce, vellutato e limpido come le loro opere migliori, al confine con una dimensione soprannaturale.

Home Ruckus (Root Strata, 2005), di 30 minuti e 9 tracce, e’ uno studio di contrappunto, giustapposizione e improvvisazione che abbraccia le frontiere tra rock, jazz e musica ambient.

Live Edits Natoma (Root Strata, 2006) documenta una performance live.

Il monumentale doppio CD Ghetto Beats On The Surface Of The Sun (The Music Fellowship, 2006 - Temporary Residence, 2007) e’ una serie in quattro volumi che raccolgono musica registrata tra settembre 2004 e aprile 2005. Il paradigma piu’ comune di queste composizioni e’ costituito da ritmi sceletrici che penetrano una gelatina di ambientazione glitch. Il loro "ghetto" e’ un ghetto psicologico-musicale, un "luogo" mitologico della mente che manifesta se stesso in forme differenti: la musica dub aliena di Everybody Fucks with Somebody, la musica industriale miasmatica di Dreamtiger, la suspense del free-jazz onirico di Ghost Trees, la pulsante danza di palude Ghetto Ghosts, la vignetta distorta della desolata landa in fiamme di Cosmic Dust, l’anemica musique concrete di You Do This I'll Do That, l’improvvisazione di chitarra dissonante di Lake Light.
Il primo volume (Music Fellowship MF21) contiene i 16 minuti del paesaggio sonoro disorientante di All things Vibrations: un pattern melodico riverberato di tastiera e un pattern di batteria ciclicamente sincopato producono musica cameristica elettroacustica austera e atonale (con percussioni minimali o del tutto assenti) che funge da sommario delle tecniche dell’avanguardia del 20esimo secolo. Il secondo volume (Music Fellowship MF22) ha due composizioni maggiori: il vertiginoso incubo motorik spastico di 17 minuti di Sun Place che si disintegra in un turbinio di tumbleweed sonori; e il paesaggio sonoro free-form di 17 minuti di Tied To A Tree In A Jungle Of Mystery, una jam di chitarra acida che diventa un "om" di drone di tastiera mentre le percussioni e altri strumenti popolano il livello quantico sottostante, il tutto coalescente in una apoteosi cacofonica prima che si addormenti. Il terzo volume (MF23) offre i dieci minuti di Stellar Envelope, una propulsiva jam di space-rock che suona come gli Hawkwind remixati dai Faust; e i 13 minuti di Sleep Map, un inquietante pseudo-silenzio popolato da criptici suoni deformati, una sorta di surrelismo cosmico che sembra un viaggio all’interno di un dipinto di Salvador Dali, arrivando ad un luogo mitologico nel quale gli gnomi elettronici e i droni sotterranei entrano in collisione. Infine, il quarto volume (MF24) contiene la ronzante, esplosiva e distorta Somebody Fucks With Everybody, di 16 minuti, che porta il doom-metal degli Earth in un’altra dimensione, e Where Time Forgot, musica new-age meditativa che rivela un alter-ego di psicodramma militarista per panzer.
Le tempeste percussive post-tribali o pre-tribali selvaggiamente inventive di Jim Redd aggiungono un’altra dimensione ad una musica che gia’ dimora ampiamente al di fuori del mondo reale.

Danny Grodinski dei Tarentel ha formato i Drift che hanno pubblicato Noumena (2005) e Memory Drawings (2008).

Gli Holy See sono il progetto parallelo di white-noise di due membri dei Tarentel (Jefre Cantu-Ledesma e il batterista Jim Redd) che hanno pubblicato i radicali paesaggi sonori noise di Snowing Ash (Root Strata, 2005) e Fucking Physics (Digitalis, 2007).

Jeff Rosenberg dei Tarentel e’ anche attivo nel duo Pink & Brown, nel trio Young People e nel duo Lumen prima di formare i Lavender Diamond, guidati dalla chanteuse country Becky Stark, i quali hanno pubblicato raccolte di folk-pop levigato come The Cavalry Of Light (LDP, 2005) e Imagine Our Love (Matador, 2007).

Phantom Harp (2007), Corridors (2007) e Over Water sono collaborazioni tra il filmmaker Paul Clipson e Ledesma. Il dvd Within Mirrors (Students Of Decay) le raccoglie tutte con l’aggiunta di Two Suns (2005), Constellations (2006), Lights & Perfections (2006), Sphinx On The Seine (2008) e Within Mirrors (2008).

La prolifica carriera solista di Jefre Cantu-Ledesma ha prodotto il dream-pop pesantemente distorto di Shining Skull Breath (Students Of Decay, 2007), The Garden Of Forking Paths (2007) e Love Is A Stream (Type, 2010), tutti imbevuti di forti sfumature psichedeliche. Conversations With Myself (Shining Skull, 2011) documenta la colonna sonora composta da Ledesma per un evento artistico.

Danny Grodinski dei Tarentel, sotto il nome Danny Paul Grody, ha firmato le lunatiche, impressioniste e astratte vignette basate su chitarra di Fountain (Root Strata, 2010) e In Search Of Light (Students Of Decay, 2011).

Jefre Cantu-Ledesma e Trevor Montgomery hanno formato gli Isidore Ducasse, che hanno debuttato con Isidore Ducasse (Blackest Rainbow, 2011). Ledesma ha anche suonato con gli Alps.

Grody e Montgomery hanno anche lanciato il duo synth Believer.

Jefre Cantu-Ledesma, Danny Paul Grody e Trevor Montgomery si sono riuniti per formare i Moholy-Nagy, che hanno debuttato con Like Mirage (Temporary Residence, 2011).


(Tradotto da Stefano Iardella)

Fear of Bridges (2002) contiene sei improvvisazioni senza titolo.


- Torna alla pagina su Tarentel e Howard Hello di Piero Scaruffi -