Autechre


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Incunabula (1993) (1993), 8/10
Amber (1995) , 7/10
Tri Repetae (1996) , 7/10
Envane (1997) , 7/10 (EP)
Chiastic Slide (1997) , 8/10
CichliSuite (1997), 6.5/10
Gescom: Minidisc, 5.5/10
LP5 (1998) , 5/10
EP7 (1999) , 5/10
Confield (2001) , 6.5/10
Draft 7.30 (2003) , 6/10
Untilted (2005), 6/10
Quaristice (2008), 5/10
(Oversteps) (2010) , 6/10
Exai (2013), 6.5/10
Elseq 1-5 (2016), 5/10
NTS Sessions 1-4 (2018), 6/10
Sign (2020), 4.5/10
Plus (2020), 5/10
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Summary.
The career of Manchester-based disc-jockeys Sean Booth and Rob Brown, better known as Autechre, actually comprised two careers. The first one was about dance music whose beat had been deformed and suppressed, melted into a watery substance, emptied of its narrative content, but relatively warm and organic. The smooth and detached tones of Incunabula (1993), perhaps the most austere and implacable album in the history of dance music, coined a new form of ultra-minimal techno that was expanded on the more colorful Amber (1995), insinuateing those minimal/artificial sounds in the most obscure orbits of the subconscious, and on the more claustrophobic Tri Repetae (1996), that resorted to metallic sounds and subsonic frequencies. These works were inspired by Steve Reich's minimalism, Kraftwerk's robotic trance, and Brian Eno's ambient music, but their emotional content (if any) was radically different. Chiastic Slide (1997) was the dividing line, the discontinuity that caused a phase shift. The menacing texture of digital beats, repetitive noises and dejected melodies mutated into alien beings with a life of their own. Autechre's second career, best represented by LP5 (1998) and Confield (2001), was about dissonance, icy ambience, irregular rhythm and non-linear development. Both careers were characterized by austere, meticulous, intricate sound design. Autechre's tracks often seemed labyrinthine mirages: the closer one went, the more lost one felt.
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Gli Autechre si sono imposti rapidamente fra i massimi protagonisti della nuova dance-music ambientale.

Sean Booth e Rob Brown, due disc jockey della scena techno di Manchester, sono fra i protagonisti del genere senza canto ispirato alla musica elettronica soffice ed eterea degli anni '70 che ha preso il sopravvento nei rave. Le loro composizioni non usano canto o strumenti convenzionali, ma collage di battiti e accordi. Gli Autechre esordirono con l'EP Lego Feet (1991 - Skam, 2012), ristampato vent'anni dopo in versione estesa di 70 minuti, e con l'EP Cavity Job (Hardcore, 1991), contenente Cavity Job e Accelera 1 & 2.

I riferimenti di Incunabula (Warp, 1993) sono infatti i tardi Tangerine Dream e il Brian Eno dell'impressionismo synth-pop, quando non la musica classica indiana e l'hip hop. Il ritmo sudamericano e le metamorfosi robotiche del singolo Basscadet non cambiano un'equazione che e' fondamentalmente priva di variabili. In alternativa agli stili dominanti, tutti piu` o meno di stampo alieno-futurista, gli Autechre propongono un sound tenue e dimesso, organico invece che meccanico, plastico invece che monolitico, come annunciato fin dall'inizio con l'elettronica soffusa e le ritmiche suadenti di Kalpol Introl. E` un'ideologia che si sublima nel techno vellutato di Bike, in cui ogni vortice minimalista e` calibrato con manieristica precisione. Le cadenze mutano in continuazione, passando senza traumi dai balletti piu` effervescenti alle pause piu` austere. Cio` che conta e` la radiazione di sottofondo, quasi sempre fievole e talvolta impercettibile. 444 cambia un po' le regole del gioco, lasciando che il drone di fondo (un organo glaciale) si avviti alle evoluzioni sensuali di un sintetizzatore, proponendo cosi` una terza via alla trance che fonde la Music For Airports di Eno e la Rainbow In Curved Air di Terry Riley.
Il duo raramente tenta il gotico, anche se con una variante minima il suono diventa sinistro, come dimostrano i borboglii minacciosi e metronomie metalliche di Bronchus 2 e soprattutto le onde malinconiche e i poliritmi sincopati di Doctrine.
La loro prassi ha poco in comune con l'ambientale moderna. Semmai ricorda i primi incerti esperimenti della musica popolare elettronica. Il tempo lievemente jazzato, la melodia iterata e il cupo drone di sottofondo di Eggshell (forse il brano piu` accessibile ed elegante) riportano alla memoria la Tonto's Head Expanding Band. Altrettanto "antiquata" e classica suona la mezza cantabilita` di Lowride, i suoi carillon metallici e le sue frenesie africane.
La musica sottomarina di Aut Riche rappresenta uno dei vertici di sofisticazione: una specie di coro gregoriano viene lasciato fluttuare fra le galassie mentre si sussegue una sequenza di assoli jazzati alle tastiere, ogni volta in un timbro diverso, e sempre un timbro un po' "acido". Il preziosismo in fatto di campionamenti, loop e droni trionfa invece in Windwind, forse il capolavoro tecnologico del disco, la cui complessita` interiore viene mimetizzata dietro una superficie levigatissima.
Il tono distaccato e nonchalant con cui il duo esegue le sue composizioni si insinua fra le maglie della psiche. Il duo e` soprattutto interessato alle qualita` tonali dei suoni, che vengono alterate in continuazione per creare un senso di stordimento, di crollo dell'orientamento, di mancanza di punti di riferimento. La loro e` musica per "chill out room" piu` che per discoteche.

The EP Anti, ranging from the cacophony of Flutter to the urban jungle of Djarum, accounced the multi-colored canvas of Amber (Warp, 1995).
Foil (galactic frequencies, cycles of rustles, flamenco-style tapping, soft cymbals that come and go) and Glitch (electric shocks, undercurrent of tribal percussions, ticking industrial clockworks) insinuate artificial sounds in the most obscure orbits of the subconscious.
At the same time, these alien sounds come from a shared primitive source. Piezo is a mini-concerto for wadded timbres that seem to come from Peruvian flutes superimposed to a drone that seems to echo a Tibetan mantra. Nil is an elongated dub track mixed with ominous organ and accordion sounds, almost a slow-motion gospel, and a wailing sound reminiscent of Hawaian guitars.
Autechre smashes its sources and then uses debris to manufacture music that does not seem to belong to this world's musical traditions. The atmospheric polyrhythms and the looped accordion figures of Furthur betray the pillars of Autechre's disintegration process: Steve Reich's minimalism, Throbbing Gristle's industrial music, Kraftwerk's robotic trance, and Brian Eno's ambient music.
There is still plenty of drama and of emotions, though. The surreal ballet Teartear is simply a dramatic, emotional version of Furthur's elements. Compared with the rest, Yulquen has the solemn quiet of a piano sonata: notes and beats have become one and the same, sounds that follow each other to gradually bud into a mood. The duo, in fact, is at the peak of its "directorial" skills, as proven by the haunting scenarios of Silverside (orchestral phrases ebbing and flowing a` la Klaus Schulze, syncopated distorted beats that lash out at warped, shadowy voices that appear and disappear in the background, a sense of impending catastrophe) and Nine (a set of oniric, psychedelic reverbs, like Grateful Dead's Dark Star played light-years from here).
On the lighter side, Slip is a simple vignette whose hummable melody is carried by bubbling electronica a` la Tonto's Expanding Head Band. In the charming Montreal a melodic fragment, looped around a frantic micro-beat and a languid ambient phrase, spawns a pressing minimalistic repetition.
Amber is another monumental work, although less austere and implacable than its predecessor.

L'EP Anti (WARP, 1994), spaziando dalla cacofonia di Flutter alla trance nella giungla urbana di Djarum, annuncia la tela piu` colorata di Amber (Warp, 1995).

(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)


L'EP Anti (WARP, 1994), spaziando dalla cacofonia di Flutter alla trance nella giungla urbana di Djarum, annuncia la tela piu` colorata di Amber (Warp, 1995).
Foil (frequenze galattiche, cicli di fruscii, tapping in stile flamenco, cimbali leggeri che vanno e vengono) e Glitch (shocks elettrici, correnti di percussioni tribali, rumori di macchinari industriali) insinuano il suono artificiale nelle più oscure orbiote del subconscio.
Allo stesso tempo, quei suoni alieni provengono da una fonte comune primitiva. Piezo è un mini-concerto per timbri ovattati che sembrano provenire da faluti peruviani sovrapposti ad un drone che sembra echeggiare un mantra tibetano. Nil è una traccia dub prolungata mixata con suoni sinistri di organo e accordion, quasi un gospel in slow-motion, e un suono lamentoso reminiscente delle chitarre hawaiane.
Autechre fracassano le loro fonti e ne usano i detriti per confezionare della musica che non sembra appartenere a nessuna delle tradizioni musicali di questo mondo. I poliritmi atmosferici e le figure circolari di accordion di Furthur rivlano i pilastri del processo di disintegrazione degli Autechre: il minimalismo di Steve Reich, la musica industriale di  Throbbing Gristle, la trance robotica dei Kraftwerk, e la musica ambient di Brian Eno.
Non mancano, comunque, drammaticità ed emozioni. Il balletto surreale Teartear è semplicemente una traduzione in termini drammatico-emozionali degli elementi di Furthur. A contrastare col resto, Yulquen ha la quiete solenne di una sonata di painoforte: note e battiti diventano tutt'uno, suoni che si rincorrono per germogliare in un mood. Il duo, infatti, è al culmine delle sue qualità "direttoriali", come dimostrano gli scenari tormentati di Silverside (un flusso e riflusso di frasi orchestrali à la Klaus Schulze, battiti distorti sincopati che d'improvviso si sfogano in scure voci rattrappite che appaiono e scompaiono in sottofondo, una sensazione di una catastrofe evitata) e Nine (un insieme di riverberi onirici e psichedelici, come Dark Star dei Grateful Dead suonata ad anni luce da qui).
Su un piano più leggero, Slip è una semplice vignetta la cui umile melodia è supportata da una un'elettronica esuberante di scuola Tonto's Expanding Head Band. Nella fascinosa Montreal un frammento di meolodia, ripetuto su un frenetico micro-beat e una languida frase ambient, liberano una pressante ripetizione minimalista.
Amber è un'altra opera monumentale, sebbene meno austera e implacabile del suo predecessore.

The monumental Tri Repetae (Wax Trax, 1996) increased the project's claustrophobia by resorting to metallic sounds, subsonic frequencies and dejected melodies. Dael toys with syncopated polyrhythms that arise from a texture of digital beats and repetitive noises. A menacing analogic melody sweeps the hostile land of Clipper, alight with crackling sequencers. Both the melody (an ominous refrain in the low end of the spectrum) and the rhythm (a spasmodic pulse)` are further refined in Rotar, and the way Autechre first builds an elegant pattern and then turns into a mathematical counterpoint resembles Bach's Art of the Fugue. The melodic lines are barely audible in Stud, and the rhythmic pattern is no less subdued. With these robotic, repetitive and subsonic compositions, Booth and Brown coined a new genre of music, almost the exact opposite of what rock music is supposed to be (loud and emotional).
If the first five tracks are Autechre at their most theoretical, the next five tracks are an abridged, popular version of the main ideas. The symphonic variations of Eutow, the grotesque ballet of C.Pach, the sonic refractions of Gnit, the aquatic echoes of Overand, the exotic dance of Rsdio (with the main keyboard pitched to sound like a didjeridoo) offer a much easier path to Autechre's weird universe.
The common themes here are the frail and atonal sound of the digital percussions and the almost obsessive use of loops. These tracks also have in common the absolute absence of emotions. They could well be random sequences generated by a computer and performed by videogames.
The second CD of the American edition also includes two important EPs. Garbage (Warp, 1995) contains four lengthy pieces: the 14-minute industrial-shock ballet Garbagemx, a frenzied concerto of chirping and bleeping assaulted and then swallowed by the strings of an orchestral adagio, the dadaistic pastiche of vocals Piobmx, the ten-minute post-techno ping-pong of Bronchusevenmx, and the stately organ hymn Vletrmx, the emotional peak. Autechre is still looking for its true voice, but each experiment leaves a mark. Anvil Vapre (Warp, 1996) contains the 14-minute jungle deconstruction Second Bad Vilbel, the slowly shifting clockwork of Second Scepe, the hypnotic undulation of Second Scout, the rhythm-less apotheosis of Second Peng. Here Autechre has already matured into something coesive and unique.
Tri Repetae simply removed the emotions from that "something".
(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)


Il monumentale  Tri Repetae (Wax Trax, 1996) incrementa la claustrofobia del progetto ricorrendo a suoni metallici, frequenze subsoniche e melodie scoraggianti. Dael gioca con poliritmi sincopati che sorgono da un tessuto di battiti digitali e rumori ripetitivi. Una minacciosa melodia analogica spazza l'ostile terra di Clipper, illuminato da un frastuno di sequencers. Sia la melodia (un sinistro refrain nella parte bassa dello spettro) sia la rimtica (un pulso spasmodico) vengono poi ridefinite in Rotar, e il modo in cui Autechre prima cotruiscono un elegante pattern e poi lo trasformano in un contrappunto matematico ricorda il Bach di Art of the Fugue. Le linee melodiche sono a malepena udibili in Stud, e il disegno ritmico non è meno represso. Con queste composizioni robotiche, ripetitive e subsoniche, Booth e Brown coniano un nuovo genere musicale, quasi l'esatto opposto di ciò che si suppone sia la musica rock (rumorosa ed emozionale).
Se le prime cinque tracce mostrano il lato più teoretico degli Autechre, le successive cinque mostrano una versione abbreviata e popolare delle idee generali. Le variazioni sinfoniche di Eutow, il balletto grottesco di  C.Pach, le rifrazioni soniche di Gnit, le eco acquatiche di Overand, la danza esotica di Rsdio (con le tastiere impostate per suonare come un didjeridoo) offrono un percorso più semplice per entrare nell'universo sconcertante degli Autechre.
I temi comuni sono qui i suoni deboli ed atonali delle percussioni digitali e l'uso quasi ossessivo dei loops. Queste tracce hanno in comune anche l'assoluta assenza di emozioni. Potrebbero benissimo essere delle sequenze casuali generate da un computer e suonate da videogiochi.
Il secondo CD dell'edizione americana inclide due importanti EP. Garbage (Warp, 1995) è un'opera lunga, su cui spiccano lo shock industriale di Garbagemx, il pastiche dadaista Piobmx e la tormentata techno di Bronchusevenmx. Autechre stanno ancora cercando la loro voce, ma ogni esperimento lascia il segno. Anvil Vapre (Warp, 1996) contiene la decostruzione jungle di 14 minuti Second Bad Vilbel, le lente variazioni meccaniche di Second Scepe, le ondulazioni ipnotiche di Second Scout, le apoteosi aritmiche di Second Peng. Qui Autechre sono già maturati in qualcosa di più coeso ed unico.
Tri Repetae non fa che rimuovere le emozioni da quel "qualcosa".

Il secondo CD (soltanto in USA) contiene gli EP Anvil Vapre e Garbage.

From the recording sessions of 1996-97 Autechre derived the album Chiastic Slide (Warp, 1997), possibly their masterpiece, and the EP Envane (Warp, 1997), two works that radically altered the perspective on their art. This time around, Autechre's sound-sculpting is an exploration of cacophony, both in terms of timbric dissonance and in terms of rhythmic inconsistency.
Basically, Autechre incorporated the psychological and harmonic harshness of industrial music into their aesthetic of rigor, discipline and precision. At the same time, they assimilated the rhythmic discord of hip hop into their geometry of beat. Cipater (that accidentally quotes Lothar & The Hand People) is a nine-minute cubist clockwork that slowly undoes a metallic metronome by transforming it into a polyrhythmic ballet which, in turns, decays into pure chaos of beats. Whatever melody was being maimed, the result of Autechre's digital processing is an abstract soundscape of discrete events, like a crowd of terrified animals surfacing from every direction. The melody is miraculously reconstructed by keyboards that sound like a Japanese koto.
The brief Rettic AC ventures into even more mysterious lands: frantic ruffling noises disturb the quiet of eerie resonating drones. Tewe populates that unfriendly vacuum with irrational percussive pattern that seem to be largely improvised. This is the equivalent of a jazz jam between a digital neural network and the quantum zero-point field.
Unlike the previous pieces, the nine-minute Cichli starts out loud and maintains a high level of electricity. Again, the vertical dimension is defined by the juxtaposition of a floating organic drone and a thick tapestry of bouncing beats (but the last two minutes are pure beat-less celestial ecstasy).
The "beat" is reduced to a mere trace on the radar of Hub, the most disjointed of these futuristic watercolors, a psychedelic carillon of alien subsonic fragments.
After the brief minimalist sonata of loops Calbruc, the ten-minute Recury is the first track to actually "sound like" a known genre: industrial dub. Its mutations are also the most subtle of the entire album, almost an essay in reversal of roles.
Pule (eight minutes) tries a simpler idea: a table-like beat (not the usual polyphony of beats) that fades away as the organic drone expands.
The closing 13-minute Nuane is the closest thing to hard instrumental hip-hop. The spasmodic linear explosions recreate the effect of a melody. Then they suddenly implode and become mere potentialities for the next nine minutes. It is a cryptic, puzzling, mesmerizing ending to a most challenging album.

The EP Envane (Warp, 1997), divided into four "quarters", contains the melancholy and oneiric eleven-minute piano sonata of Draun Quarter (including a three-minute orchestral coda with no beat). If Laughing Quarter might be too brainy (or humorous?), it is impressive how coherent Latent Quarter sounds given that it merges musique concrete, an industrial beat, glitchy noise, funky sub-bass, and a bassoon-like melody, ending in chamber music territory. The ten-minute fantasia Goz is another multifaceted gem: initially it sounds like the scrambled footage of a jazz jam, then a scratching novelty of the late 1970s, and then a babbling melodic line moves to the foreground, and nonetheless the whole disintegrates in some comic synthetic chirping.

The highlights of the EP CichliSuite (Warp, 1997) are the lively and intricate pieces: the eventful, cyclic, syncopated, quietly acrobatic beatscape of Yeesland; and the petulant skitting ping-pong of Pencha. Less effective is the minimalist repetition of Characi, and the duo still doesn't completely master the art of the melody (which prevails in the slow, downtempo Krib).

Gescom started in 1994 as a joint project by Autechre, Darrell Fitton and Rob Hall. It continued throughout the decade with a series of collaborations between Autechre and other musicians. Gescom's album Minidisc (Touch, 1998) contains 45 brief pieces which are meant to be played in shuffle mode, so that each time they create a different composition. Gescom also released the single ISS SA (Skam, 2003).

Compared with Autechre's masterpieces, LP5 (Nothing, 1998) is a minor work. The mechanical clockwork of Acroyear2 and the bouncing rubberband of Arch Carrier are content with recycling themselves. The impenetrable intricacy of 777 fares better than both. The standouts, however, are probably Drane2, that sounds like an odd remix of country & western music, and Under BOAC, an explosive remix of Caribbean music, a bombardment of missile-like beats.

EP7 (Nothing, 1999) is actually an album of 11 tracks for a grand total of 60 minutes. But it is another minor work, that confirms the period of crisis. The trivial dancefloor ditty Rpeg is redeemed by the sinister ten-minute panzer dance Outpt (although the coda is basically a separate track whimsically attached to this one). Too many pieces are mere excuses for tampering with digital equipment. The results sound more like demonstrations than compositions. Some degree of success is achieved in the sinister android crackling and chirping of Left Blank and Liccflii. Maphive 6.1 is different from the other pieces of the album because it actually displays some evolution. The brooding pomp of the beginning sets the tone for the story of a frail metallic melody trying to survive inside a colossal cyclic rhythmic pattern. Like in the case of LP5 these is little substance to justify a full album.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

Se sei interessato a tradurre questo testo, contattami


Dalle sessioni di registrazione del 1996-97 hanno origine l'album Chiastic Slide (Warp, 1997), forse il loro capolavoro, e l'EP Envane (Warp, 1997), due lavori che cambiano radicalmente la prospettiva del loro lavoro. Questa volta il sound esplora la distorsione e rumore e soprattutto i cambiamenti di ritmo. Gli Autechre incorporano le asprezze armoniche della musica industriale e le asprezze ritmiche dell'hip hop. Sonorita` comunque spasmodiche pervadono Rettic AC e Recury. Cipater cita, forse involontariamente, i Lothar And The Hand People.
Tracks: Cipater, Rettic AC, Tewe , Cichli, Hub, Calbruc, Recury, Pule, Nuane.

Sull'EP, diviso in quattro "quarti", svettano la liquida dance-music di Latent Quarter e la lunga, malinconica e onirica Draun Quarter. Goz Quarter e Draun Quarter sono le altre due suite.

L'EP CichliSuite (Warp, 1997) contiene Yeesland, Pencha, Characi, Krib, Tilapia.

Accreditato a Gescom, esce poi Minidisc (1998), una raccolta di oltre quaranta brani. Il progetto Gescom era nato nel 1994 con la partecipazione di Autechre, Darrell Fitton e Rob Hall, ed era proseguito attraverso una serie di EP di collaborazioni fra Autechre ed altri musicisti. E verra` resuscitato per il singolo (un po' banale) ISS SA (Skam, 2003).

LP5 (Nothing, 1998) non ha la stessa forza creativa.

EP7 (Nothing, 1999) e` in realta` un album di 11 brani per un totale di 60 minuti. E` un'altra opera minore, che segna un momento di crisi. The brooding atmosphere is particularly jarring in Ccec and Maphive 6.1.

After several works of dubious importance, Confield (Warp, 2001) is a more convincing follow-up to the program enunciated with Chiastic Slide . After the odd introduction of VI Scose Poise, with its sporadic Brian Eno-esque ambient piano notes in a bed of metallic glitches, the album starts in earnest with a sequence of austere concepts: the catastrophic drumming of Pen Expers, obliterating an incomplete organ melody; the ringing fibrillating undercurrent of Parhelic Triangle, stuck in the swampy main beat; and the hysterical sizzling beat crushed in the dark vortex of Bine. They rank among their most uncomfortable compositions. The nine-minute closer, Lentic Catachresis, piles up tiny chaotic dissonant events over the dark shroud of a drone until we only hear the crackling in the foreground and the drone has been vivisected to become a stuttering loop. By comparison, Sim Gishel lines up some relatively straightforward dance steps, and Cfern is lounge muzak. Eidetic Casein, despite the crunchy glitches, is a clownish parenthesis, a dance for drunken gnomes; and the nine-minute Uviol stands like an intermezzo of sorts, a quiet oneiric nocturnal shuffle.
The compact disc includes as a bonus track the relentless hyper-Caribbean Mcr Quarter, performed live. The duo is doing more than merely surveying a hostile territory: it is mapping a new route through that territory.

The 20-minute EP Autechre (Warp, 2002) contains three pieces that are relatively upbeat and straightforward: Gantz Graf, the six-minute rave-up (for their standards) Dial, and Cap.IV, which sounds like a lengthy remix of the previous track.

Consistent with Autechre's previous works, Draft 7.30 (Warp, 2003) didn't break any new ground but sounded like a self-indulgent revisitation of old ideas. Theme of Sudden Roundabout sounds simplistic at best. Xylin Room, V-Proc and IV VV IV VV VIII are mere reprocessing of Autechre cliches. However, the 11-minute Surripere ranks among their most intriguing musical metamorphoses, constantly off-center but also constantly focused.

(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)

Dopo alcuni lavori di dubbia importanza, Confield (Warp, 2001) rappresenta una più convincente continuazione del programma ecunicato su Chiastic Slide (Warp, 1997). Parthelic Triangle, Uviol, l'austera Bine sono tra le loro composizion meno rilassate. Il duo sembra seguire una logica che libera i suoi suoni. per sempio l'ambient Viscose Poise porta al drumming catastrofico di Pen Expers. È più che una mera contemplazione di territori ostili: è una mappatura di una nuova strada che passa per quel territorio.

L'EP di 20 minuti Autechre (Warp, 2002) contiene tre pezzi che sono relativamente più sostenuti e diretti: Gantz Graf, il rave-up di sei minuti (per i loro standards) Dial, e Cap.IV, che sembra essere un lungo remix della traccia precedente.

Coerentemente con le precedenti opere di Autechre, Draft 7.30 (Warp, 2003) non irrompe in nuove terre, ma suona come una rivisitazione autoindulgente delle vecchie idee. Theme of Sudden Roundabout è tutt'al più semplicistica. Xylin Room, V-Proc e IV VV IV VV VIII riciclano i vecchi cliches. Comunque, gli 11 minuti di Surripere sono da annoverare tra le loro più intriganti metamorfosi musicali, costantemente decentrata ma anche costantemente a fuoco.

Compared with some of their lifeless soundscapes, Untilted (Warp, 2005) is a hysterical work: the music jumps up and down, unrelenting and recklessly indisciplined. If Sean Booth and Rob Brown are trying to make an art out of straddling the border between the adventurous and the confused, many pieces here are highly successful (Pro Radii, Ipacial Station, the 15-minute Sublimit). The edgy Lcc simply condenses what other tracks dilute over long distances. At the same time, the album is frequently shapeless (the dubby Augmatic Disport), although in a meaningful way. Of all the undefinable music they have produced, this might be the hardest to grasp and label. Thus it is not surprising to meet the eerie (even by their standards) The Trees.

Aeo3/3hae (Die Stadt, 2005) is a self-indulgent collaboration between Autechre and Hafler Trio.

(Translation by/ Tradotto da Stefano Bedetti)

Paragonato ad certi loro paesaggi sonori senza vita, Untitled (Warp, 2005) e’ un lavoro isterico: la musica saltella di qua e di la’, senza tregua e spericolatamente indisciplinata. Se Sean Booth e Rob Brown stanno tentando di fare un’arte che cavalchi il confine tra l’avventuroso e l’incerto, molti brani raggiungono ampiamente lo scopo (Pro Radii, Ipacial Station e Sublimit, della durata di 15 minuti). L’affilata Lcc semplicemente condensa cio’ che le altre tracce diluiscono su lunghe distanze. Allo stesso tempo, l’album e’ spesso amorfo (le cadenze dub di Augmatic Disport), anche se intenzionalmente. Di tutta la musica indefinibile che essi hanno prodotto, questa potrebbe essere la piu’ difficile da comprendere e da classificare. Così non ci si sorprende di imbattersi nella sinistra (anche per i loro standards) The Trees.

 

Aeo3/3hae (Die Stadt, 2005) e’ una collaborazione autoindulgente fra Autechre e Hafler Trio.

Quaristice (Warp, 2008) contains 20 brief tracks that sound like a random assembly of ideas that they are no longer capable of exploring. Episodes such as Simmm and Rale sound like disoriented takes on the digital music that has overtaken them. The techno impression of Chenc9 sound like an admission of age. However, the dark ambient music of Notwo and Outh9x prove that they can still be on top of the game when they find the right concentration; but, overall, this is the worst album of their career yet.

(Oversteps) (Warp, 2010) reverted the descent into frigid shapeless textural poetry thanks to a single-minded humanistic strategy. These are still vignettes (the longest piece is "only" six minutes long) and more melodic/charming than ever. R Ess unwinds a looping melody and then disintegrates it. Known(1) spins a gentle folkish carillon-like refrain played (or, better, stammered) in a harpsichord-like timbre, despite the interference of a harsh synth. The main thread of Treale even evokes cinematic soundtracks of the 1960s, and there is an echo of Morricone's spaghetti-western scores in Yuop. The atmosphere itself tends to be more humane than it ever was in their classics: the sub-bass and drum-machine of Ilanders exude pomp and grandeur; on the other hand the floating keyboard notes of Qplay radiate a jazzy psychedelic feeling in the cubistic beatscape; Krylon is their take on celestial new-age music; etc. These "songs" carry out a linear mission: to match sophisticated beat constructs and simple melodic ideas. There is the occasional beat-less break (the fluttering multi-layered minimalist patterns of See on See) but mostly that is the routine. Within each piece there is relatively little variation. The exceptions don't always work: D-sho Qub sounds like an early synth-pop ditty before the beat gets hit by industrial distortions, devoured by furrowing rodents and swallowed by a galactic choir; but the end result is not convincing. That is the problem: when Sean Booth and Rob Brown run out of inspiration, they don't shelf the project but deliver it unfinished. Ditto for St Epreo, a mostly rhythmic structure that could be a demonic funk strut but instead is left at an embryonic stage.

By comparison with the half-baked compositions of the previous two albums (the substandard Quaristice and the merely passable Oversteps), there are much more ambitious compositions on Exai (Warp, 2013). The beat reigns unchallenged in the industrial bacchanals of Fleure and Prac-f, in the relentless cyborg assault of Spl9. More calmly, VekoS also presupposed an aesthetic that is purely about rhythm, or, better, anti-rhythm. The program stretches all the way to the jovial pseudo-calypso of T ess xi and the acrobatic tapping of Flep, far away from the glacial mood that is more typical of Autechre. Then, again, existential melancholy emanates from the laconic 1 1 is and the way it drifts towards extinction; and plain neurosis propels, or, better, deters, the progression of the nine-minute Nodezsh, a repetitive piece that in theory should be hypnotic but ends up being more horrific than hypnotic. The chopped, irregular beats are also used to craft the harrowing soundscape of Runrepik and the abstract dissonant chamber music of the ten-minute Cloudline. This album almost undoes the "melodic" current that swept through Oversteps. In fact, it stands as its ideological counterpart. Deco Loc, the user-friendly track that mixes cut-up vocal samples with hip-hop beats, feels out of context. So does the eight-minute Yjy Ux, which could be an upbeat remix of a minimalist concerto by Terry Riley until it decays into a ghastly fever of drones and scrapes, and it keeps decomposing until very little is left of the beat amid whirring echoes.
On the downside, the ten-minute Irlite is typical of the confusion that keeps Autechre from making coherent statements: too much happens and too little remains. The twelve-minute Bladelores is swept by a quasi-melodic breeze but, again, it doesn't seem to know what to do next, and the beat is surprisingly trivial by their standards. The nine-minute Recks On repeats a banal leitmotiv for a while and then, again, doesn't quite know how to handle it. No matter the redundancy and the sloppiness of the lengthier compositions, the sheer quantity of ventures and probes is enough to create a semiotic jungle for generations of aspiring PhD students.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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Autechre's Elseq 1-5 (2016) was a download-only release of almost four hours of music, divided into five volumes. Rob Brown and Sean Booth composed/improvised it using software, and produced software. In the age of DVD box-sets of television series, this was the musical equivalent of a television series. It was followed by the eight-hour NTS Sessions 1-4 (Warp, 2018), composed/improvised in the same way. These invisible digital files that replaced the physical LP and CD have the property of being virtually infinite. As the capacity of computer memory increases exponentially, one could program a computer to generate millions of hours of "music". Listening to (parts) of these releases, two questions came to mind: 1. What is the definition of "garbage" in the world of software? 2. Can repetition be chaotic? The second question is an oxymoron in mathematics but not in art. The first question is about value in a world whose population increases more than exponentially (the population of software objects). Walter Benjamin was obsessed with "the age of mechanical reproduction", but the world is rapidly entering into the age of mechanical creation: the issue is not that we can make an unlimited number of duplicates of an artifact, but that we can make an unlimited number of artifacts, each different from all others. The digital media of production and distribution enable the serial multiplication of artifacts. You can define "garbage" as something that is useless or as something that is disgusting. Both are relative judgments, so what is garbage for you may not be garbage for me. However, one can also define "garbage" as something that is worthless or disposable. That is a quantitative definition because you can measure how "worth it" something is. The more artifacts you have, the less "worth it" each one is. When the supply vastly exceeds the demand, the value is zero.
The misunderstood importance of presence began in the visual arts, with the works of Frank Stella, Robert Morris, Agnes Martin, Ellsworth Kelly, and so on, the evangelists of the "less is more" ideology. The justification of presence, however, is not trivial. Absence, instead, is always ok. Absence can be thrilling, stressful, poignant. It can mean a lot of things. Presence, on the other hand, must have a reason to be present; otherwise it's disposable, it's garbage. Otherwise, "less is less".
Great music is when a note is worth a thousand words, not when one hour of notes is not worth a single word. Cage argued that every sound deserves to be heard. True. But two sounds next to each other don't necessarily deserve to be heard. Nor three, nor four, nor one million. There must be a reason for them to coexist. One hour of sounds needs a lot of justification, otherwise no, they don't deserve to be heard. And, as a rule of thumb, unless your last name is Mozart or Bach, the more sounds you make, the less likely it is that they deserve to be heard.

Elseq doesn't have a center of mass. The loud, lumbering and distorted anti-techno of Feed1 is hardly representative of the rest. The peak of pathos is in Spth: flaming synths spurting out from horror drones (unfortunately with an annoying beat in the background). The 27-minute Elyc6 0nset (perhaps the standout) is a concerto for bagpipes and rodents with beats that melt and explode. Unfortunately, in order to achieve variety at all costs, Autechre leave too many ideas at an embryonic stage. The 12-minute robotic synth ballet C16 Deep Tread decays slowly (not exactly a groundbreaking development). Pendulu Casual is basically nine minutes of pointless repetition, and the closer, Oneum, is a massive organ drone that goes on for eleven minutes. The more or less melodic theme of the 22-minute Eastre is tortured and vivisected for more than 20 minutes with no clear strategy in mind. A bit more original are the the jovial drum'n'bass dance of the seven-minute Curvcaten, the frantic fragmentation of the 14-minute Latentcall, and the eleven-minute Freulaeux, which is the most driving percussive piece. Then there's the 12-minute Pendulu Hv Moda, the 13-minute C7b2, the 24-minute Mesh Cinereal... By the end of the fifth disc, the music of Elseq feels like a collection of leftovers, of tentative and unfinished compositions, of experiments to be continued.

NTS Sessions are a mixed bag. There is an incredible amount of "garbage" but there are also better developed, more cohesive, compositions than on Elseq. The best and most cinematic moments are: the extraterrestrial fauna of L3 Ctrl (16:51), with frenzied beats and thick organ drones; the lively and aggressive Tt1pd (22:11), with chaotic insect-like buzzing, unstable beat and harsh dissonance: and Shimripl Casual (25:19), one of the darker and dirtier pieces, with static noise and ghostly drones, but also with underwater effects, evoking a journey through the sewer system. Also intriguing are T1a1 (18:39), in which an anemic plod is the canvas on which the duo paints a parade of abstract sounds and the canvas itself gets warped as the piece advances; and Turbile Epic Casual Stpl Idle (21:32), that stages a dialogue between sturdy drones and a fragile wavering cartilage. Then, just like in Elseq, there is certainly a lot of variety. Initially Four Of Seven (13:05) sounds like a tribute to 1960s pioneer Morton Subotnick, whereas Xflood (9:24), with its brisk flow of dissonance under a floating choir, sounds like a tribute to Stockhausen. Debris_funk (10:25) is a dadaistic sonata of static noise, whereas Gonk Steady One (22:25) is a cubistic funk jam, and Column Thirteen (17:02) imitates avantgarde chamber music of the 1960s mixing it with the amateurish electronic sounds of the 1950s. They don't quite reinvent the wheel, but they do seem to (consciously or unconsciously) retrace the history of 20th century music (without adequate competence). There is also the abstract synth soundpainting of E0 (15:44) and the industrial metronomy of Violvoic (15:00), that splits into multiple competing metronomies until only arid soundscape of sparse reverberating beats are left. Several compositions are clearly research projects: the viscous substance of 32a_reflected is the medium to test the relationship between timbre, time and space; the drone of Shimripl Air explores an intriguing timbre that sounds like an underwater vibration; and so on. Then there are Clustro casual (11:03), Acid mwan idle (11:56), Glos ceramic (13:26), North Spiral (15:03), Chr0 (15:44), Icari (20:01), ... And Gonk Tuf Hi (7:52) is a good example of how repetition can become chaotic (not a compliment). Perhaps the worst offender, the ultimate definition of "trivial" if not of "garbage" is All End, a symphonic drone that spreads its wings for almost 59 minutes with minimal variations.

(I capitalized all the song titles because Autechre's lower-case habit is misleading. It may lead to confuse the music with the design: the lower-case titles are part of the design, and the design has indeed remained high-class; but that doesn't translate into an appreciation of the music, although one could claim that the "content" includes both the design and the music).

Several of these pieces could have been cute and even important if the duo had edited them down to duration proportional to their semantic content.

(Translation by/ Tradotto da Francesco Romano Spanò )

 Elseq 1-5 (2016) degli Autechre, è un album di quattro ore di musica divise in cinque volumi distribuito solo in download. Rob Brown e Sean Booth lo composero/improvvisarono usando un software, e crearono un software. Nell’epoca dei cofanetti in DVD delle serie televisive, l’album fu l’equivalente musicale di una serie televisiva. A questo fecero seguito le otto ore di NTS Sessions 1-4 (Warp, 2018), composte/improvvisate nella stessa maniera. Questi file digitali invisibili che hanno preso il posto dei formati fisici (gli LP ed CD) hanno la caratteristica di essere potenzialmente infiniti. Man mano che la memoria del computer aumenta, allo stesso modo chiunque può programmare un computer affinché generi migliaia di ore di “musica”. Sentendo (parte) di queste pubblicazioni, mi sono sorte due domande: 1. Quale sia la definizione di “spazzatura” nel mondo dei software. 2. Può la ripetizione essere caotica? La seconda domanda è un ossimoro in termini matematici ma non lo è in arte. La prima domanda riguarda il “valore” in un mondo in cui la popolazione cresce molto più che esponenzialmente (la popolazione dei software). Walter Benjamin era ossessionato dal “l’epoca della riproducibilità tecnica”, ma il mondo sta rapidamente entrando nell’epoca della creazione tecnica: la questione non è produrre un infinito numero di copie di un artefatto, ma il poter creare un’infinità di artefatti, ognuno diverso dall’altro. La produzione e distribuzione digitali hanno dato il via alla moltiplicazione in serie degli artefatti. Puoi definire “spazzatura” come qualcosa che non serve oppure come qualcosa di disgustoso. Questi sono giudizi relativi: quello che è spazzatura per te potrebbe non esserlo per me. Comunque, puoi definire “spazzatura” anche qualcosa che non ha valore o di cui potresti fare a meno. Queste sono definizioni quantitative perché puoi effettivamente misurare quanto “valga” qualcosa. Più artefatti hai, meno valore avrà ciascuno di loro. Quando l’offerta eccede la domanda, il valore è zero. La misconosciuta importanza della presenza cominciò nell’arte visiva, con i lavori di Frank Stella, Robert Morris, Agnes Martin, Ellsworth Kelly, e così via, gli evangelisti dell’ideologia del “less is more”. La giustificazione della presenza, tuttavia, non è banale. L’assenza invece va sempre bene. L’assenza può essere eccitante, stressante, intensa. Può significare un sacco di cose. La presenza, d’altra parte, deve avere una ragione di esistere; altrimenti, puoi farne a meno, è spazzatura. Altrimenti, “less is less”.

La migliore musica si ha quando una nota vale mille parole, e non quando un’ora di note non vale una parola. Cage disse che ogni suono merita di essere ascoltato. Vero. Però due suoni uno vicino all’altro non necessariamente meritano di essere ascoltati. Non tre, neanche quattro, nemmeno un milione. La loro sequenza deve avere una ragione. Un’ora di suoni deve avere un sacco di giustificazioni, altrimenti no, non merita di essere sentita. E, di regola, a meno che il tuo nome non sia Mozart o Bach, più suoni produci, più c’è la possibilità che non meritino di essere ascoltati.

Elseq non ha un centro di massa. L’assordante, ingombrante e distorto anti-techno di Feed1 ha poco in comune col resto. Il picco emotivo è in Spth: synth fiammeggianti sgorgano da bordoni horror (sfortunatamente con un noioso battito di sottofondo). I ventisette minuti di Elyc6 0nsetc (forse lo standout) è un concerto per cornamuse e roditori con un ritmo che si fonde ed esplode. Sfortunatamente, per amor di varietà, hanno lasciato tante idee allo stato embrionale. La danza robotica dei dieci minuti di C16 Deep Tread decade lentamente (non esattamente uno sviluppo innovativo). Pendulu Casual si ripete senza scopo per nove minuti. di ripetizione, ed Oneum in chiusura è solo un bordone di organo che va avanti per undici minuti. Il tema, più o meno melodico, dei ventidue minuti di Eastre viene torturato e vivisezionato per venti minuti senza alcuna ragione precisa. Un pochino più originale sono la gioviale danza drum'n'bass dei sette minuti di Curvcaten, la frenetica frammentazione dei quattordici minuti di Latentcall, e gli undici minuti di Freulaeux, il pezzo più ritmato. Poi arrivano i dodici minuti di Pendulu Hv Moda, i tredici di C7b2, i ventiquattro di Mesh Cinereal... verso la fine del quinto disco, la musica di Elseq sembra una collezione scarti, di composizioni tentative e non finite, di esperimenti da continuare.

 

NTS Sessions è un misto. C’è un incredibile quantità di spazzatura ma anche composizioni meglio sviluppate e più coese rispetto a Elseq. I momenti migliori e più cinematografici sono: la fauna extraterrestre di L3 Ctrl (16:51), con un ritmo impazzito e dei sottili bordoni di organo; la vivace ed aggressiva Tt1pd (22:11), con un caotico ronzio di insetti, ritmo instabile e brusca dissonanza; e Shimripl Casual (25:19), uno dei pezzi più sporchi ed oscuri, che con un rumore statico e bordoni fantasma, insieme ad effetti subacquei, sembra un viaggio nelle fogne. Intrigante anche T1a1 (18:39), in cui un anemico calpestio è la tela sulla quale i due dipingono una parata di suoni astratti e la stessa tela viene ripiegata man mano che il pezzo avanza; e Turbile Epic Casual Stpl Idle (21:32), che mette in scena un dialogo tra bordoni vigorosi ed un sottile tessuto cartilagineo. Poi, proprio come in Elseq, c’è un sacco di varietà. Inizialmente Four Of Seven (13:05) sembra un tributo ai Morton Subotnick, mentre Xflood (9:24), col suo rapido flusso di dissonanza sotto un coro fluttuante, sembra un tributo a Stockhausen. Debris_funk (10:25) è una sonata dadaista per rumore statico, mentre Gonk Steady One (22:25) è una jam funk cubista, e Column Thirteen (17:02) imita la musica da camera d’avanguardia degli anni Sessanta mixandola con i suoni elettronici amatoriali degli anni Cinquanta. Non reinventano nulla, ma sembrano ripercorrere (volontariamente o meno) la musica degli anni Venti (senza però averne le adeguate competenze). C’è anche il sintetico soundpainting astratto di E0 (15:44) ed il metronomo industriale di Violvoic (15:00), che si spacca in molteplici e contrastanti metronomie finché non rimane solamente un arido paesaggio ritmico di riverberi. Alcune delle composizioni sono ricercate: la sostanza viscosa di32a_reflected è il mezzo per testare la relazione tra timbro, tempo e spazio; ed il bordone di Shimripl Air esplora un intrigante timbro che sembra una vibrazione subacquea, e così via. Poi ci sono Clustro casual (11:03), Acid mwan idle (11:56), Glos ceramic (13:26), North Spiral (15:03), Chr0 (15:44), Icari (20:01), ... E Gonk Tuf Hi (7:52) è un buon esempio di come la ripetizione può diventare caotica (e non è un complimento). Forse la peggiore offesa, la definizione di “banale” se non di “spazzatura”, è All End, un bordone sinfonico che si alza in volo per quasi cinquantanove minuti solo con piccole variazioni.

 

(ho reso in maiuscolo tutti i titoli delle canzoni perché la loro tendenza al minuscolo è fuorviante. Potrebbe portare a confondere la musica col design: i titoli in minuscolo fanno parte del design, ed il loro design resta sicuramente di classe; ma questo non si traduce in un apprezzamento per la musica, anche se qualcuno potrebbe dire che del “contenuto” fanno parte sia il design che la musica).

 

Molti di questi pezzi sarebbero stati carini ed anche importanti se solo il duo avesse reso la loro durata proporzionale al loro contenuto semantico.

Autechre's music used to be complex and articulate, but it was rapidly becoming the epitome of facile and puerile, and sometimes even pedestrian. Sign (2020) indulged in the fat timbres of vintage synths. M4 Lema, with its waves of disorienting and muffled industrial noise, is indeed a powerful statement of human+machine music; nine very intense minutes. Unfortunately, F7 is embarrassing. and the bombastic Si00 is only marginally interesting (the subbass cello line). The Bach-ian church chorale Esc desc is amusing, like an amateurish attempt at what Constance Demby achieved with her Novus Magnificat, but Th Red A, that starts from a similar premise, goes nowhere. Psin AM is mildly interesting as techno music for chill-out rooms, but Au14 and Gr4 are just monotonous and Metaz Form8 is, again, embarrassing in its simplicity. Sch.mefd2 and R Cazt sound like really bad remixes of a film soundtracks. The music is a bit like the titles of their songs: it used to look cool that they used lower cases and digits, but now it simply looks annoying.

Plus (2020) was maybe meant as "B-side" material, leftovers that they didn't want to throw in the dustbin, but maybe it has more interesting ideas than Sign. Many pieces are ridiculously childish, like the musique concrete of DekDre Scap B or the sci-fi videogame fantasia of 7FM ic. Some are cute but not exactly groundbreaking, like the twisted Bach-ian toccata Esle 0 or the battle between an intense radio signal and a lethargic metronomic beat in Marhide. Three longer pieces stand out, and make this album more than just a collection of tedious leftovers: the 15-minute Ecol4 sounds like an update of Morton Subotnick's vintage electronica, or the free-jazz version of their digital soundscaping (but after seven minutes it doesn't have anything else to say and keeps going just because it's cheap to make a 15-minute piece); the twelve-minute X4 juxtaposes an acrobatically syncopated glitch polyrhythm and a sort of atonal accordion sonata; and the eleven-minute TM1 Open is a manically accelerated synth-pop ditty with, again, some jazzy touches here and there.

(Translation by/ Tradotto da xxx)

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