Dalla pagina sui Belle & Sebastian di Piero Scaruffi
(Testo originale di Piero Scaruffi)

Belle And Sebastian sono un folto gruppo di Glasgow capitanato dal cantante Stuart Murdoch, una delle novita` piu` interessanti della scena Britannica della fin de siecle. Riprendendo un'idea che era gia` stata dei Vulgar Boatmen, il gruppo scozzese ricama delicate canzoni folk-pop con il piglio intellettuale del folksinger alternativo.

Il primo album, Tigermilk (Electric Honey, 1996), e` essenzialmente il disco di un cantautore all'antica, che canticchia sottovoce, con immenso pathos ma poco show.


(Translation by/ Tradotto da Paolo Latini)

Cio' che lo mette da parte non e' niente di rivoluzionario, ma qualcosa di molto profondo. Da un lato, le melodie sono tenere, attraenti e poetiche. Dall'altro, l'accompagnamento e' dovuto ad un combo eclettico capace di sperimentare innumerevoli generi e strumenti. The State I Am In suona come uno dei gemiti romantici di John Denver. You're Just A Baby ha una chitarra cadenzata, un battimano giovanile e l'attitudine romantica del primo Neil Diamond. I Don't Love Anyone rivela un forte "accento" dylaniano, sia nella chitarra strimpellata che nella voce bluesy, e She's Losing It va se possibile ancora piu' indietro nel tempo, fino alle eteree armonie swinging da "quartetto di barbieri" e le briose ballate country & western. La band abbandona quel semplice formato ed entra in territori piu' avventurosi con un pungo di canzoni. I Could Be Dreaming ha il brio, il riverbero di chitarra e l'organo gospel del garage-rock, ma anche le armonie vocali degli Everly Brothers. Expectations vibra un denso e febbrile tempo, mentre la tromba intona una gioiosa fanfara. We Rule the School ha un puro tono trasognante di un Donovan e il tono lamentoso di un Jackson Browne, ma si riposa sul piano classico e violoncello di una sonata, fino ad indugiare persino in un minuetto per flauto e clavicembalo degno di concerti barocchi. Electronic Renaissance impiega addirittura un beat disco e voci distorte a ricordare i New Order. Tanto naif e sminuito com'e', l'album si avvicina molto ad un capolavoro. Belle & Sebastien sono un versione lievemente piu' erudita dei Magnetic Fields. Condividono la semplicita' concettuale, la maniaca attenzione ai dettagli, e le melodie strappacuore. Hanno piu' che un intuito rurale da "fairy tale", meno di un atteggiamento intellettuale urbano. Discendono da Donovan, non da Dylan.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Gli EP Dog On Wheels, Lazy Line Painter Jane e 3 6 9 Seconds Of Light esaltano la musicalità delle loro ballate.
String Bean Jean, Photo Jenny, Belle & Sebastian, Lazy Line Painter Jane, Beautiful e A Century of Fakers rimarranno tra i loro madrigali più delicati.
I tre EP saranno raccolti nel cofanetto Lazy Line Painter Jane (Matador, 2000).

L'antologia in due dischi Push Barman To Open Old Wounds (2005) raccoglie i brani degli EP pubblicati tra il 1997 e il 2001, incluso il materiale di Lazy Line Painter Jane, e gli EP This Is Just a Modern Rock Song, Legal Man, Jonathan David e I'm Waking Up to Us.


(Testo originale di Piero Scaruffi)

Il progetto viene perfezionato su If You're Feeling Sinister (Enclave, 1997), operina cesellata con amore, per quanto fragile e sotto tono. A brillare sono adesso soprattutto gli arrangiamenti, che spesso prendono corpo poco alla volta man mano che la canzone procede. Come The Stars Of Track And Field, che ripete sempre la stessa melodia semplicissima, ma con un accompagnamento sempre piu` complesso, prima organo, poi trombone, poi pianoforte... Piano e vibrafono scandiscono il ritornello di Seeing Other People (davvero memorabile il loro carillon). Like Dylan In The Movies e` la prima riesumazione del fantasma di Donovan (con la piccola sezione d'archi in evidenza), che ricorre anche nella ballata di Get Me Away From Here I'm Dying (a trottante passo di ska) e nella complessa fiaba della title-track. Sembra di ascoltare inediti di Mellow Yellow. Murdoch si concede poi il vezzo di intonare Mayfly con la chitarra e l'organo di Blonde on Blonde (Dylan) e il canto di Joni Mitchell. Il disco assomiglia molto a quelli dei Magnetic Fields, ma ha dalla sua un cantante che non sa cantare. Il che` puo` anche essere un bene, se l'obiettivo e` di suonare dimessi e modesti.


(Translation by/ Tradotto da Walter Consonni)

Murdoch continua a pubblicizzare la sua passione per Nick Drake, ma non cambia il fatto che anche The Boy With The Arab Strap (Virgin, 1998) sembri un disco di Donovan, tanto per il registro del canto quanto per la soave indolenza delle ballate.
Le liriche speculano ancora sul modello esistenziale degli Smiths: gli aspetti tristi dell'adolescenza. Ma Stuart Murdoch non è proprio un John Keats. La sua forza risiede nell'orecchiabilità delle melodie, che in questo caso non si dipanano armoniosamente come in passato. A Summer Wasting e The Rollercoaster Ride creano atmosfere piacevoli, ma è assente la canzone caratterizzata da una melodia indimenticabile. Per contrasto, Chickfactor (uno dei punti di forza) vanta una superba melodia che un arrangiamento da camera con flauto ed archi valorizza in maniera elegante e piacevole.
Gli arrangiamenti rappresentano spesso l'aspetto preponderante. Mentre i primi dischi erano basati sulla bontà delle melodie e rifiniti con gli arrangiamenti, questo sembra (talvolta) essere basato sugli arrangiamenti ed abbellito con una melodia. Ci sono, in effetti, molti più strumenti, che sono stati scelti ed utilizzati accuratamente. Il theremin ed un ritmo da locomotiva sostengono Sleep the Clock Around, una classica ninnananna per bambini che un pianoforte sobbalzante trasforma in un parente stretto di Electricity degli Orchestral Manouvres In The Dark ed una tromba sognante eleva a proporzioni epiche. Ease Your Feet Into The Sea, che suona come una bossanova, prende a prestito un mandolino mediterraneo, un violino gitano ed uno xilofono. Uno dei brani guida, Dirty Dream Number Two, è enfatizzato da un'orchestra sinfonica. The Boy With The Arab Strap, una favola degna di Paul Simon per lo più strimpellata alla chitarra, spicca il volo con un organo gospel ed un assolo di flauto. Ma va detto che alcuni dei brani migliori sono i più semplici, It Could Have Been A Brilliant Career (quasi un'ode di Joni Mitchell) e Is it Wicked Not to Care (cantata, o, meglio, sussurrata, da una delle ragazze).
I limiti della band sono penosamente evidenti in A Space Boy Dream, una versione zoppicante della The Gift dei Velvet Underground, anche se anticipa il disco dei Looper.
La formazione conta a questo punto di Chris Geddes alle tastiere, Mike Cooke alla tromba, Isobel Campbell alla viola, Richard Colburn alla batteria, Stuart David al basso, Stevie Jackson alla chitarra, Sarah Martin al violino.


(Translation by/ Tradotto da Luca Versace)

Fold Your Hands Child (Jeepster, 2000), ultima fatica di Belle & Sebastian, propone uno Stuart Murdoch piu' maturo a livello compositivo. Si puo' parlare di evoluzione naturale rispetto all'estesa strumentazione presente su The Boy With The Arab Strap. Questo quarto lavoro segna un drammatico distacco dagli inizi amatoriali e pacati della band: le ninnananne strappacuore presenti sull' album si servono ora di rigoglisi arrangiamenti. Chi ci rimette e' la melodia, quella fragile e innocente, sebbene profonda, seduzione perno del fascino sublime dei loro primi lavori. Wrong Girl (beat aggressivo e bellicoso, fanfare epiche, archi disco-soul, shuffle di piano e organo Al Kooperiano), I Fought In A War (tin tin stridente, tromba morriconiana, archi imponenti, clavicembalo strimpellante) e The Model (clavicembalo disinvolto, flauto pastorale, archi dance), sono gli episodi che meglio conservano quell'alto standard nonostante tradiscano il dogma della bassa fedelta'. In questo suo nuovo ruolo Murdch si rivela musicista piu' peculiare che in passato. Laddove la musica rock caratterizzata da gonfi arrangiamenti tende a dirigersi verso soul e pop, gli arrangiamenti di Murdoch sono piu' accostabili alla musica classica. Waiting For The Moon To Rise e' la piu' "classica" di tali composizioni: clavicembalo, violoncello, pianoforte, violino ed organo si alternano alla guida di una delle melodie piu' semplici ed efficienti del gruppo.
Quest'album, troppo orchestrale e barocco, sembra in certi punti il remix malriuscito del loro precedente lavoro: gli eccessi soul di Don't Leave The Light On Baby, la ninnananna country di There's Too Much Love, i languori di provenienza pop presenti in Nice Day For A Sulk e Family Tree, il calypso da salotto di Woman's Realm sono invece reminescenze di Donovan, Neil Diamond, John Denver e Burt Bacharach.
La ballata folk Beyond The Sunrise (un duetto sussurrato dai due cantanti in un tono che ricorda Leonard Cohen ma arricchito da messaggi sonori di sottofondo e suono di campane) e la brama neoclassica di Chapel Lines (Nick Drake che fronteggia un trio da camera) sono gli unici momenti di sollievo da un sovraccarico sonoro.
In questo limbo a meta' strada tra la Penguin Cafe' Orchestra ed i Verve, Murdoch e' pronto a scommettere che il gruppo non perdera' la sua identita' ed acquistera' una nuova dimensione.

Il singolo Legal Man non e' stato incluso nell'album ed i b-sides sono Winter Wooskie e Judy Is A Dick Slap, quest'ultimo, primo pezzo strumentale della band.

Altre poesie vengono sprecate sul singolo Jonathan David (Jeepster, 2001), che, oltre alla title-track, include la sognante Take Your Carriage Clock e la filosofica The Loneliness Of The Middle-Distance Runner.

(Translation by/ Tradotto da Massimiliano Monteverdi)

Storytelling (Jeepster, 2002) è la colonna sonora del film omonimo: trentaquattro minuti divisi fra brani di musica strumentale (una fantasia à la Mike Oldfield, che ruota intorno alla melodia di Fiction) e sei nuove canzoni (le più orecchiabili sono Storytelling, Big John Shaft, Wandering Alone).

Su Dear Catastrophe Waitress (Rough Trade, 2003) Murdoch da fondo a tutto il suo intimismo lirico, ma ciò ha come risultato principale l’assimilazione degli elementi formali – soprattutto gli standard di arrangiamento - delle ballate pop-soul degli anni ’60 e del synth pop degli ’80 (siamo dalle parti dei Buggles, il cui produttore Trevor Horn è presente anche su questo album). In questo modo l’ascoltatore si trova come proiettato per le strade di Chicago per il tramite di Brian Wilson (Step Into My Office Baby, scritta da Stevie Jackson), di Marvin Gaye (If She Wants Me), dei Byrds (Wrapped Up In Books), dei Fleetwood Mac (la lunga Stay Loose), e di sfacciati numeri di bubblegum (Roy Walker, You Don't Send Me, If You Find Yourself Caught in Love). Gli scenari sonori delle canzoni sono impeccabili, ma questo è il campo d’azione del produttore e non di chi scrive le canzoni. E’ invece da riconoscere a Murdoch la solita capacità di padroneggiare uno spettro molto ampio di sentimenti, che vanno dalle tristi meditazioni di Piazza New York Catcher all’ atmosfera gioiosa di I'm a Cuckoo (che ricorda un po’ i Thin Lizzy di' The Boys are Back in Town); in alcuni brani (Lord Anthony, Wrapped Up in Books) inoltre riaffiorano i Belle and Sebastian dei primi album, anche se in un contesto come questo, dominato da un’attenzione maniacale per il minimo dettaglio sonoro, simili canzoni appaiono come fuori posto. Comunque la si consideri – una crescita artistica oppure il tradimento di una poetica -, la produzione sofisticata e barocca di questo album segna una soluzione di continuità rispetto alle atmosfere delicate e sommesse degli anni più vulnerabili di Murdoch.

(Translation by/ Tradotto da Giorgio Tempesta)

L'EP Books (2004) contiene la jam Your Cover's Blown, che accenna ad un cambio di direzione verso un tipo di musica più "corporea". The Life Pursuit (Matador, 2006) ha completatato quel programma, scimmiottando stili antiquati, dal pop à la Elton John (il singolo Funny Little Frog) al soul di Stevie Wonder (Song for Sunshine), dal boogie (The Blues Are Still Blue) al rock psichedelico (White Collar Boy), dal pseudo-funk (We Are the Sleepyheads), alla musica country (Another Sunny Day), etc. Tranne che in un paio di canzoni, non c'è più la fragile malinconia che è stato un loro marchio di fabbrica. Sembra quasi che i Belle and Sebastian siano dei meri imitatori della musica degli anni '60 (Dear Catastrophe Waitress) e degli anni '70 (The Life Pursuit), che però non siano più in grado di eseguire delle imitazioni soddisfacenti per qualche tempo. Mentre la loro competenza musicale migliora, la loro creatività diminuisce. Perché sono diventati sempre più bravi nel fare quello che hanno sempre voluto: suonare come i loro idoli. 


(Tradotto da Stefano Iardella)

La colonna sonora del musical sui Belle & Sebastian realizzzato da Stuart Murdoch è stata pubblicata ancor prima che il film iniziasse, su God Help The Girl (2009).

Fatta eccezione per un paio di passi falsi, Write About Love (2010) è una sfilata di classe di ciò che sanno fare meglio (melodicamente e ritmicamente) condito con la qualità produttiva dell'era di Dear Catastrophe Waitress. Sebbene poche di queste canzoni siano tutt'altro che dejavu (I Didn't See It Coming, I Want the World To Stop, I'm Not Living in the Real World), hanno un modo unico di risuonare molto tempo dopo che l'ultima nota è stata suonata. estinto.

Stuart Murdoch ha debuttato come regista con "God Help the Girl" (2014).

I Belle & Sebastian toccano il fondo con Girls In Peacetime Want To Dance (2015), un'inutile raccolta di canzoni per lo più banali (Nobody's Empire è una delle poche eccezioni). Dopo quattro anni sono tornati con la colonna sonora del film Days of the Bagnold Aummer (2019), che contiene canzoni vecchie e nuove.


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