- Dalla pagina su Roy Montgomery di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Stefano Iardella)

In breve:
Uno dei musicisti più significativi degli anni '90, il cantante e chitarrista neozelandese Roy Montgomery (Londra, 1959) ha creato un ibrido di successo di tutti questi stili con i suoi ensemble Dadamah, Dissolve e Hash Jar Tempo.
This Is Not A Dream (1992) dei Dadamah fu una magica ricreazione della trance psichedelica dei Velvet Underground, aggiornata allo zeitgeist new-wave dei Modern Lovers, cosparsa di effervescenti stranezze nella vena surreale dei Pere Ubu.
That That Is (1995) dei Dissolve era semplicemente un ectoplasma per due chitarre, ma il loro Third Album For The Sun (1997), aggiungendo tastiere, percussioni e violoncello alla chitarra jamming, raggiunse una solennità spirituale.
Nel frattempo, gli album solisti di Montgomery percorrevano un cammino ancora più arduo: le vignette impressionistiche di Scenes From The South Island (1995) rimandano allo spirito trascendentale di John Fahey, all'introspezione divina di Peter Green e ai salmi sognanti di David Crosby; mentre una metafisica oscura e intrisa di simboli e una preoccupazione ossessiva per l'aldilà guidarono Montgomery attraverso le tappe dell'immaginario Calvario di Temple IV (1996).
La sua carriera orientata alla canzone raggiunse l'apice con And Now The Rain Sounds Like Life Is Falling Down Through It (1998), che contrastava la melodia introspettiva e l'ambientazione metafisica, risultando in una serie di preghiere rarefatte ed ermetiche, ciascuna avvolta in un universo diverso di effetti sonori inquietanti.
Ma la sua filosofia è stata meglio espressa attraverso la pittura sonora free-form di True (1999).
The Allegory of Hearing (2000) traboccava di tecniche chitarristiche innovative e includeva il tour de force di 17 minuti di Resolution Island Suite, che ricapitolava la stessa teoria dell'armonia trascendentale di Montgomery nello stesso modo in cui Art of the Fugue riassumeva quella di Bach e Rainbow In Curved Air riassumeva quella di Terry Riley. Il mandala sonoro di For A Small Blue Orb, da Silver Wheel Of Prayer (2001), continua la sua esplorazione della relazione dell'individuo con l'eterno.


Bio:
Dopo un periodo nel teatro d'avanguardia, Montgomery era già all'avanguardia dell'indie-rock neozelandese: prima nel Pin Group con Ross Humphries e Peter Stapleton, rivisitando la trance dei Velvet Underground (Ambivalence e Coat, nel 1981, furono tra i primi singoli pubblicati dall'etichetta Flying Nun), il cui intero catalogo è raccolto su Pin Group (Siltbreeze, 1997) e su Ambivalence (Flying Nun, 2012); e poi con gli Shallows (che pubblicarono un solo singolo, nel 1985).


(Tradotto da Davide Fusco, modificato da Stefano Iardella)

This Is Not A Dream (Majora, 1992 - Kranky, 1993) dei Dadamah è uno dei dischi più geniali della seconda generazione di indie-rockers neozelandesi, una magica rivisitazione della trance psichedelica dei Velvet Underground, aggiornata alla zeitgeist new wave dei Modern Lovers e con un tocco della vena surrealista dei Red Crayola e dei Pere Ubu.
L'accompagnamento ipnotico e frenetico della chitarra alla Sterling Morrison, il lamento austero e desolato alla Nico, il ritmo tribale e ossessivo alla Maureen Tucker, con l'aggiunta di un organo distorto alla Ray Manzarek, fanno librare la melodia di Limbo Swing su un crescendo maniacale, mentre la voce degenera in urla alla Siouxsie Sioux. Papa Doc insiste sul ritmo voodoo e sulla distorsione dell'organo, mentre i cantanti intonano un inno spettrale (l'uomo in un registro cavernoso reminiscente del dark punk britannico, la donna come una Exene Cervenka funerea). In Brian's Children il battito delle percussioni e della chitarra è così epilettico da sembrare un baccanale di bluegrass. Tracce dei cerimoniali nevrotici e depravati dei Suicide fanno da sfondo a Nicotine, un caos urlante e brontolante dell'organo in mezzo a ondate di percussioni tribali. I nove minuti di Too Hot to Dry, una litania avvolta da chitarre assordanti e immersa in un crogiolo di dissonanze ribollenti, sostenuta da percussioni infantili, evoca fantasmi di Patti Smith e Jim Morrison, ma senza parole, senza nulla da dire: è agonia pura e semplice. La lunga, sospesa e snervante High Tension House sembra più una jam free-form, con una breve declamazione baritonale in un paesaggio oppressivo di rumori crepitanti, tanto da apparire più vicina agli Swans che ai Doors. Il maelstrom oscuro di Scratch Sun eclissa la melodia, invischiato in delirio maniacale di garage-rock desolato e selvaggio, ancorato a un riff che potrebbe essere degli Who. Questi pezzi più estesi fanno un uso magistrale della cacofonia che, unita alle percussioni epilettiche e al relativo primitivismo delle chitarre, dà vita ad una formula emotivamente esplosiva.
Un'intensità religiosa avvolge High Time, il pezzo più gotico, un duetto tra gli eterei vocalizzi della cantante e la tetra recitazione della voce maschile. Prove è una ninna-nanna sussurrata nello stile del primo disco dei Velvet Underground, con una melodia che potrebbe stare sul primo disco dei Doors.
Radio Brain è per lo più una versione aliena di You're Gonna Miss Me dei 13th Floor Elevator. Ripercorrendo l'intera storia dell'evil rock, dai ritmi di Bo Diddley al rumore della new wave, i Dadamah danno una nuova visione dell'intera musica rock.
Gli astratti paesaggi sonori della cantante e bassista Kim Pieters e della tastierista Janine Stagg completano l'eccentrico rumorismo della chitarra di Montgomery. Peter Stapleton, batterista originario dei Pin Group, ha suonato negli Scorched Earth Policy, un gruppo influenzato dal free-jazz e dai Grateful Dead, e adesso è nei feroci Terminals.
I quattro rappresentano un sorprendente connubio di avanguardia e linguaggi pop. Quando Montgomery partì per l'America, Pieters e Stapleton proseguirono il cammino intrapreso dai Dadamah con i Flies Inside The Sun e i Rain.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

Il doppio singolo Long Night (Siltbreeze, 1996), registrato a San Francisco nel 1994, continua in pratica gli esperimenti dei Pin Group. Il cantautore intimista e confessionale di Submerged And Colorful, l'intellettuale pedante di Film AS A Subversive Art è un artista ancora in transizione. Ma l'organo pennella atmosfere depresse quasi come quelle di Nico in Long Night e It's Cold Outside atmosfere depresse quasi come quelle di Nico in e German Sister intona una solenne preghiera alla Popol Vuh.

Montgomery ha poi formato con l'altro chitarrista Chris Heaphy i Dissolve, dei quali è uscito That That Is (Kranky, 1995). Le chitarre, prive di percussioni, esplorano suoni scheletrici e mettono in moto ectoplasmi come Encounter e Three Films. Dal sofisticato gioco di accordature, accordi e timbriche nascono melodie spettrali come Strand, Dissong e See The World, che espandono gli esperimenti tentati da Durutti Column e Wire. Mortal Pleasures of Wanda Lust era originariamente la colonna sonora di uno spettacolo teatrale.


(Tradotto da Sergio Fiore)

Montgomery ha poi intrapreso la carriera solista, pubblicando due dischi di musica strumentale al confine fra la psichedelia e il folk: Scenes From The South Island (Drunken Fish, 1995) e Temple IV (Kranky, 1996).

Le vignette impressionistiche di Scenes From The South Island (Drunken Fish, 1995) costituiscono un ritorno allo spirito trascendente di John Fahey (il chitarrismo raga di Along The Main Divide), con l'introspezione spirituale di Peter Green (Twilight Conversation, dieci minuti di tour-de-force chitarristici ad imitare suoni della natura, alternando il didjeridoo con il clarinetto), nonch‚ i salmi sognati di David Crosby.
A differenza di questi maestri, che hanno utilizzato la chitarra tradizionale per queste ricerche, Montgomery ha realmente cambiato la natura dell'utilizzo di questo strumento.
Utilizzando nastri ritardanti, camere eco ed altre tecniche, Montgomery ha fatto suonare la chitarra all'interno di una orchestra da camera, con una propensione ai temi lamentosi delle litanie orientali. I toni di questa chitarra e i modi di questa musica riportano direttamente ad una giustificazione del diverso.
Ma la strada immaginata da Montgomery è un surreale acquerello pressoch‚ unico . A Clear Night Port Hills distilla I suoni orientali in vibrate melodie di riverberi acquatici. Rainshadow Over Christchurch rilascia in orbita droni distorti in una spessa nebbia carica di rombi di tuono.
L'influenza del minimalismo si rende evidente nel crescendo graduale di Nor' wester Head-on and The Last Kakapo Dreams of Flying (che segna una linea di demarcazione con Michael Nyman).
Montgomery dà il meglio di sè in questo album con i rockabilly-surf di The Barracuda Sequence, che comprendono Downtown To Vesuvio, The Road To Diamond Harbour nonchè il fragoroso e abrasivo baccanale alla Velvet Underground di Winding It Out In The High Country. (Nota: Barracuda Sequence è elencato in una traccia separata nel CD originale, mentre è in realtà il terzo brano).
L'arte di Montgomery ha creato un raccordo fra l'oriente e l'occidente andando a incrociare le due strade. Questo non con uno sviluppo lineare (cioè con un "ritornello", "ponticello", "coro", etc)., ma bensì con diverse abilità, attraverso un alto livello di concentrazione nelle strutture. Le strutture fluttuano e si evolvono. Le strutture hanno una vita propria. Spesso una sola percezione di una tetra ripetizione: il tutto è molto più importante delle parti che lo compongono.

L'egualmente sperimentale, Temple IV (Kranky, 1996), un lavoro ispirato alla visita del famoso monumento di Tikal, ha uno spirito quasi barocco: un' oscura metafisica fradicia di simbolismi e una preoccupazione ossessiva della vita dopo la morte attraverso le fasi di un immaginario Calvario. She Waits On Temple IV è un salmo paragonabile a Hosianna Mantra dei Popol Vuh che ruota intorno a trepidi e febbricitanti jingling di chitarra, insieme cascate di toni bassi. La tecnica è presa in prestito dalla musica indiana, e i modi alternano l'estasi e la solennità. Il sound chitarristico e pianistico di in Departing The Body, percuote con un tema da funerale collocato in un tripudio di gravi distorsioni. Lo strimpellio ipnotico di The Soul Quietens anticipa timidamente i maestosi nove minuti di The Passage of Forms, un raga deformato da fluttuazioni e radiazioni cosmiche, attraverso le profondità dell'universo, una sinfonia di toni che dovrebbero evocare un coro di fantasmi. Il concept viene chiuso con l'enfatica musica cerimoniale di Jaguar Meets Snake, piece fragorosa e fortemente distorta.
Piuttosto un'opera visionaria che una preghiera, Temple IV proietta Montgomery in un'altra orbita, al livello del Peter Green di End Of The Game, del Bruce Palmer di End Of The Cycle e del Jimi Hendrix di 1983.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

A corredo dell'opera maggiore escono anche alcuni singoli: il mantra ipnotico di Just Melancholy (Ajax), con l'umore trascendente/orientale che è tipico dei suoi singoli, Particle (Varispeed), la distorsione allucinogena di Strange Attractor (RoofBolt), che è altrettanto tipica, e il ragtime frenetico di Something Else Again (Roof Bolt, 1995).

That That Is era davvero un disco del duo Chris Heaphy e Roy Montgomery. Third Album For The Sun (Kranky, 1997), di nuovo accreditato ai Dissolve, è la sua continuazione (no, non è il "terzo" come recita il titolo, ma soltanto il secondo). Con l'aggiunta di tastiere, percussioni e violoncello, il sound si è fatto molto più sofisticato. Quella di Rogue Satellite (chitarra e basso che cincischiano sullo sfondo mentre un organo dozzinale si protende verso l'infinito con solenne religiosità) è una psichedelia atmosferica, che esala i profumi sulfurei dei primi Pink Floyd. Ma questa è soltanto la superficie. Dentro la litania indianeggiante di Into The Black e il salmo pomposo di High On Upper Street ci sono un'abrasività e un'approssimazione che stonano con l'assunto, che suonano quasi blasfeme. Non stupisce pertanto che un brano, Street Philosopher, vada a rispolverare il boogie pigro e trasandato di Lou Reed (sia pur senza parole), o che la ballata di Dream Index indulga in un accompagnamento sguaiato di dissonanze: scalfendo la superficie, si scoprono i sedimenti più svariati. I minimalismi galattici e l'angelico canto femminile di Presume Too Far delimitano un universo al confine fra Terry Riley e Robert Wyatt. Sunflower Search Engine affonda invece di nuovo in pantani lisergici, nove minuti di Syd Barrett imbevuto di distorsioni siderali in vertiginoso crescendo, e lì il disco si perde, alla ricerca delle proprie origini. Sono tutte jam in lento ma costante crescendo, prevalentemente strumentali, che sembrano finali, code, appendici, di altri composizioni, ancora da comporre. Sono suite dalle quali trapela una spiritualità figlia di quella hippie degli anni '60. Volendo, più vicine alla new age che all'ambientale.

Well Oiled (Drunken Fish, 1997), accreditato agli Hash Jar Tempo, è una collaborazione fra Montgomery e i Bardo Pond. La sterminata suite in sette movimenti è un estratto di una sessione di settanta minuti improvvisata nel 1995, e potrebbe costituire il non plus ultra del rock strumentale psichedelico. Nel primo movimento (13 minuti) le chitarre gridano spaziali una addosso all'altra, alternandosi al delirio, mentre la batteria mantiene un passo marziale, Nel terzo (13 minuti) le chitarre, senza la batteria, emettono languidi accordi tonali e gracidano lancinanti distorsioni, fino a pervenire a un'assordante scansione all'unisono nello stile delle sinfonie di Glenn Branca. Nel quarto (11 minuti) è invece il ritmo a dominare, incalzante, travolgente, alimentato da martellanti ipnosi alla Sister Ray delle chitarre. Il quinto (14 minuti) è un lungo volo delle distorsioni chitarristiche, protese in droni, ticchettii e nebulose estenuanti. Il sesto (18 minuti) è un'altra danza trascinante, scandita da chitarre e percussioni all'unisono E il settimo corona quest'opera monumentale con un breve ma solenne inno di distorsioni apocalittiche.
Questo disco è davvero un summa del rock psichedelico di tutti i tempi, un summa di Velvet Underground, Pink Floyd, Doors, Hawkwind, Red Crayola e così via.

A questo punto Montgomery rientrò in patria.
L'EP Winter Songs (Roof Bolt, 1997) funge un po' da summa dei suoi eclettici excursus stilistici: gli strumentali Dawn Fades Over Ocean e la follemente percussiva Sister Clean (un tributo ai Velvet Underground di Sister Ray?) sono due eruditi saggi postmoderni di rielaborazione di temi altrui; l'altro strumentale On The Road è un poema per frenetico strimpellare, come una suite di John Fahey compressa in due minuti; Strange Attractor e Visions Of Emma (i brani cantati) sono due incubi psicanalitici cantati in tono lugubre/profetico (il primo detonato da una distorsione violentissima).

Il triplo Harmony of The Spheres (Drunken Fish, 1997) contiene una facciata di Variations On A Theme By Sandy Bull.

Con And Now The Rain Sounds Like Life Is Falling Down Through It (Drunken Fish, 1998) Montgomery torna finalmente in prima persona. Il disco è surreale come ci si attendeva. Alle canzoni sono alternate microscopici pezzi strumentali (che si fanno via via più ambiziosi), i titoli sono tanto bizzarri quanto ermetici, i testi sembrano più preghiere che ballate, gli arrangiamenti sono tanto spartani quanto colmi di effetti, le melodie sono tanto elementari quanto cerebrali, il disco nel suo insieme è talmente atmosferico e rarefatto da sembrare più new age che rock. In Our Own Time apre l'opera con una litania arabo/indiana in un tumulto di sonagli. Kafka Was Correct, canticchiata soltanto a droni nasali sui rintocchi meccanici della chitarra, affonda nella trance dei monaci tibetani. La liturgia continua con Entertaining Mr Jones, questa volta improntata alle antiche ballate folk. I brani strumentali fanno disco a parte, come se esistesse un Roy Montgomery compositore di musica d'avanguardia che è soltanto parente del Roy Montgomery che scrive canzoni. Down From That Hill And Up To The Pond spicca il volo in un paesaggio psichedelico e minimalista di accordi ciclici (ancor più elementare Catherine at Aldeburgh, per sola chitarra). Lo sperimentatore si sfoga con la piccola musica da camera dissonante di The Small Sleeper. Apice drammatico del disco è A Little Soundtrack, scandita da un rumore lancinante e cullata in una melodia cupa di pianoforte. Ill At Home troneggia con i suoi undici minuti: le chitarre simulano un battito marziale di tamburi, droni distorti fluttuano nell'armonia, un canto filtrato blatera frasi senza senso... Kafka, davvero. Tutte sono avvolte in droni, in piccoli suoni di sottofondo, in fasce sonore angoscianti. Questo è un disco soprattutto di "assenze", di cose che dovrebbero succedere e non succedono (batteria, canto, armonia, apoteosi, ritornello).

Il singolo E.N.D. (Drunken Fish, 1998) comprende due piccole gemme: Elegy for Nick Drake è un'accorato requiem per il suo idolo in forma di dimesso raga e di sereno "om"; Intertidal è una cantilena che fluttua in una nuvola di effetti allucinogeni di chitarra.

Hash Jar Tempo, la collaborazione fra Roy Montgomery e i Bardo Pond, ritorna con Under Glass (Drunken Fish, 1999), una raccolta di sette lunghe jam strumentali.
L'esperimento era stato varato due anni fa con Well Oiled (Drunken Fish, 1997), una sessione di settanta minuti improvvisata in studio. Il nuovo lavoro è ancor più sperimentale
Il fragore e gli abissi armonici di Praludium Und Fugue D-Moll (dieci minuti), la sua sinfonia di droni e glissando chitarristici scanditi da un drumming marziale e affogati in un lago glaciale di tastiere, incastonati in un imponente muro di accordi d'organo, secernono un concentrato di Amon Duul, Hawkwind, Iron Butterfly e Red Crayola.
Labiomancy (nove minuti) è invece un denso e caotico collage di rumori aspri su cui oscilla un flebile vagito femminile, una specie di Sister Ray (Velvet Underground) in cui il ritmo in crescendo sia sostituito da cicli sporchissimi di tastiere e il ruolo della viola venga affidato alla chitarra.
Il disco s'immerge progressivamente in una liturgia di spiritualità orientale. Sulla melassa più lenta e organica di Sources In Cleveland fluttua il timbro orrendamente deturpato di un clarinetto, riportando alla memoria il free-jazz di Eric Dolphy e Albert Ayler.
In Hymenoptera In Amber Crybaby sembra farsi largo un duetto di melodie mediterranea, la prima tintinnata da una chitarra e la seconda scorticata a mo' di raga dall'altra chitarra. Gravitational Lens Opera intona un glissando siderale della chitarra accompagnato da percussioni metalliche e da vapori elettronici, ormai in piena trance trascendente.
Atropine (diciassette minuti) ha il passo epico delle grandi imprese psichedeliche. In The Cells of Walken's Corti rende omaggio ai King Crimson con un solenne e maestoso requiem "acido" che corona trionfalmente il disco (nota: la copertina elenca sette brani, ma il CD ha soltanto sei tracce, in quanto la quinta traccia contiene sia il quinto che il sesto brano).

Roy Montgomery, al culmine tanto della sua ispirazione quanto della sua sapienza tecnica, continua a sfornare opere d'eccezione.
True (Kranky, 1999), musica per il teatro composta ed eseguita in collaborazione con Chris Heaphy, che già aveva contribuito a That That Is (Kranky, 1995), è un caleidoscopio tonale di arpeggi, riverberi e accordi liberi. La seconda parte di Virtually So, in lento crescendo, costruisce castelli e castelli di contrappunti e boleri, ispirati al minimalismo più ipnotico ma sovrapposti a droni "galattici" e sospinti da lievi brezze melodiche. La complessità e l'eleganza sono quelle di Bach. Unfathomable si ispira alla atmosfere di Ennio Morricone, con quel twang dell'aldilà e quei tempi funerei, anche se la seconda versione (i dieci minutes alla fine del disco) è una giostra di suoni psichedelici e cosmici a ritmo zoppicante e con un organo da garage-surf degli anni '60. Clouding Over si cimenta invece con le dissonanze, i campionamenti e le fratture ritmiche, ma senza sacrificare l'aspetto narrativo. Spurious corona questa personale fusione di Durutti Column e Ry Cooder con un romantico country-blues.
Gli acquerelli strumentali di Montgomery hanno sempre avuto la funzione di aggiungere un elemento metafisico e trascendente alle sue melodie intensamente introspettive.


(Tradotto da Stefano Iardella)

324 E. 13th St #7 (Drunken Fish, 1999) raccoglieva venti brani originariamente apparsi su singoli difficili da trovare o mai apparsi. Sono inclusi i due lati del singolo degli Shallows del 1985, Suzanne Said e Trial By Separation, praticamente introvabili, più i sei brani di Long Night (Siltbreeze, 1996), più i singoli Something Else Again/ Adrift (Roof Bolt, 1996), Just Melancholy/ Used To (Ajax, 1996), Strange Attractor/On The Road (RoofBolt, 1996) e Elegy for Nick Drake/Intertidal (Drunken Fish, 1998).
Tra i brani più vecchi e quelli nuovi, Montgomery ha lanciato la sua importante carriera di noise-maker con Dadamah, Dissolve, Hash Jar Tempo, oltre ai suoi due capolavori strumentali solisti, Scenes From The South Island e Temple IV.
Pensiamo a Montgomery come a un grande compositore che scrive ambiziose suite di musica psichedelica astratta. Questa antologia presenta invece il Montgomery "minore": un umile cantautore che piange la sua angoscia e strimpella la chitarra. La musica è cruda e austera quanto può esserlo la musica acustica. Non proprio triste, ma certamente nemmeno felice. Quando vengono trasferite nel mezzo più breve del singolo o dell'EP, le trame surreali degli album di Montgomery tendono a dissolversi (nessun gioco di parole) in meditazioni con i piedi per terra. Non c'è traccia di Dissolve e Hash Jar Tempo. Questo è un uomo solo in una stanza, che canta a se stesso, a una parte molto profonda di sé, come facevano Leonard Cohen e Nick Drake.
È una gradita aggiunta al canone. L'anima di Montgomery si apre in un modo che sarebbe impossibile nel suo tour de force psichedelico. Sorprende come il mantra ipnotico di Just Melancholy e le melodiose ballate country Suzanne Said e Trial By Separation possono, a questo punto, contare solo come "archeologia", ma le altre 18 tracce offrono un ritratto composito e inquietante dell'artista come un giovane uomo.
Difficile resistere al fascino di queste canzoni: il mantra ipnotico di Just Melancholy, il semplice requiem di Elegy for Nick Drake sotto forma di raga sommesso e sereno "om", la litania di Intertidal alla deriva in allucinatori effetti di chitarra, il frenetico jingle-jangle di Something Else Again, che suona come una band ragtime in velocità, la maestosa e trafitta preghiera di German Sister, che impiega tastiere dolorose alla Nico...
Il bonus aggiuntivo dell'antologia sono i quattro brani inediti.
Montgomery gioca con la stasi zen di Times Three (popolata da rumori di sottofondo spettrali) e la sua chitarra tintinna il ritornello di Some Other Time come facevano i Byrds con Feel A Whole Lot Better. Fine Fine Fine offre più canti e rintocchi in stile indiano abbinati al rumore dei Velvet Underground, e In Your Wake si abbandona a intrecci frenetici e intensi di toni metallici di chitarra.
In fine dei conti è un'antologia essenziale.


(Testo originale in italiano di Piero Scaruffi)

La psichedelia ambientale di Roy Montgomery è maturata nel corso di album sia a suo nome sia a nome dei Dissolve sia a nome degli Hash Jar Tempo in un'arte quasi trascendentale. The Allegory of Hearing (Drunken Fish, 2000), in particolare, rappresenta il culmine di un programma iniziato con la sua raccolta impressionistica Scenes From The South Island del 1995 (nota: la lista dei brani riportata sul CD è sbagliata perchè omette un brano).
Lo stile di Montgomery cesella texture magiche, che creano una base ipnotica ma senza mai sprofondare in droni soporiferi e senza mai perdere l'elemento ritmico. Uno dei pilastri della sua armonia è il contrasto con il sottofondo, che è responsabile del fattore di trance. Il metodo assomiglia palesemente ai raga Indiani, ma i risultati sono in realtà significativamente diversi.
Il tema melodico di Ex Cathedra viene fratturato in staccato di chitarra sincopati e lo sfondo in questo caso e dati dai riverberi dei toni di chitarra.
Le frasi tintinnati di As the Dali Lama Was Remarking I Believe imitatano i toni strozzati dei balletti orientali, ma la loro natura discreta, sconnessa, ne fa l'equivalente musicale del puntillismo di Seurat (e il sottofondo questa volta è una chitarra spaziale che sembra un'intera sezione d'archi). Rock Sea Muse Seek è un esempio ancor più radicale di questa tecnica cubista, per via di un'incalzante percussività, mentre lo sfondo è un vagito languido di chitarra (ispirato all'inizio di Hurdy Gurdy di Donovan). Un Farfisa acido brilla dietro il pattern pulsante, insistente, di I Hear You Mocking (quinta traccia, non elencata sul CD), che sembra una danza sufi a spirale, mentre Where the Belltower Once Stood è un gioco spigliato di contrappunto. Ogni vignetta conferisce al raga di Montgomery una prospettiva diversa. All'interno di ogni canzone, uno può percepire tanto una componente statica quanto una componente dinamica, tanto una maniera fluttuante quanto una maniera percussiva. Coesistono e risuonano.
Il tour de force dell'album è una suite di 17 minuti in 7 movimenti, Resolution Island Suite, che al principio ricapitola la teoria dell'armonia trascendentale di Montgomery, ma poi trasforma la dicotomia ritmo/drone in un vortice minimalista alla Rainbow In Curved Air di Terry Riley.
Armato di poco più che un registratore casalingo e una chitarra, Montgomery si è lasciato il resto della musica rock alle spalle e veleggia verso nuovi territori con un sound che è trance e nostalgia, diario e avventura, inno e gioco, nebbia e miraggio.


(Tradotto da Walter Romano)

La missione di Roy Montgomery continua con Silver Wheel Of Prayer (2001). Ognuno dei sette pezzi è associato a un modello geometrico, ogni modello si proietta dal centro alla circonferenza. Non è una sorpresa, dunque, che For The Imperiled sia come l’equivalente sonico di un maestoso mandala. La sua melodia itinerante ci porta poi a For The Disoriented, in cui un organo liturgico la circonda di stelle cadenti, e poi a For The Mortified, dove è come bombardata da monotonie elettroniche alla Gordon Mumma.
La ripetitività minimalista è dilatata ai massimi termini. For The Dispossessed scatena un riff dui chitarra distorta che trasuda rabbia, e si limita a variare sul tema. Un psycho-beat alla Suicide sospinge la carica spaventosa di For The Intense. L’intricata trama di questo pezzo richiama Persian Surgery Dervishes di Terry Riley sull’eroina.
I sedici minuti di For A Small Blue Orb appartengono allo stile più classico di Montgomery (e il pezzo è uno dei suoi migliori). E’ una combinazione di strimpelli chitarristici e toni monotoni di tastiera. Per circa sei minuti è stabile, poi la struttura inizia a dilatarsi, gli elementi fluiscono dentro e fuori. Il suono si fa più duro, più forte, più veloce.
Montgomery non è mai stato così vicino a comporre una sinfonia di proporzioni Beethoven-iane.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Il doppio CD Inroads (Rebis, 2007) raccoglie vecchie e nuove composizioni per chitarra di Montgomery.

Torlesse Super Group (Rebis, 2011), registrato tra il 2004 e il 2007, è stata una collaborazione con Nick Guy che giocava con trip-hop e musica glitch, evidenziata dalla ritmica e senza chitarra Erewhon Sentinel, di 16 minuti.

Lo split LP Russell/Montgomery (Grapefruit, 2012) conteneva Tarkovsky Tone Poem (1994) di Montgomery e Mistah Chilton He Dead (1999) di Bruce Russell.

Lo split LP Montgomery/ Grouper (Grouper Records, 2010) con Liz Harris dei Grouper contiene Fantasia On A Theme By Sandy Bull (Slight Return) di Montgomery, una rivisitazione del brano contenuto in Harmony of The Spheres.

Il primo album solista di Roy Montgomery in un decennio, Music From The Film Hey Badfinger (Yellow Electric, 2012), contiene 23 brevi assoli di chitarra ispirati a Badfinger. Non eguaglia nemmeno lontanamente l'intensità e la poesia delle sue opere migliori. Per ragioni sconosciute Montgomery decise di limitare ogni pezzo a pochi secondi, non sufficienti per sviluppare un concetto, e di suonare la chitarra con un tono tremante e petulante. La chitarra è utilizzata principalmente come strumento melodico, con poche sottigliezze ritmiche e polifoniche del passato. Se le avesse suonate più lentamente e con un registro più arcaico, molte di queste vignette sarebbero almeno inquietanti e romantiche; ma il concetto stesso di una raccolta di "canzoni" orecchiabili incompiute è difficile da digerire, tanto per cominciare. Da suonare a metà velocità.

Montgormery ha poi pubblicato un set di quattro dischi, noto come RMHQ (Grapefruit, 2016).
Il suo canto può essere ascoltato solo nelle otto canzoni di R: Tropic Of Anodyne (per un totale di 43 minuti). La dolcemente cullante Tropic Of Anodyne ha la qualità di una fiaba. Il meditabondo Dear Future Loser si trova a metà strada tra il gotico di Leonard Cohen e Stairway to Heaven dei Led Zeppelin. La lenta e stonata I Was A Distant Star suona come un Syd Barrett in trance. L'agonizzante As The Sun Sets suona come un Roger Waters assonnato. L'accompagnamento di chitarra di queste canzoni è piuttosto banale per qualcuno che annovera i suoi successi nel proprio repertorio.
Il disco strumentale M: Darkmotif Dancehal (per un totale di 44 minuti) è una bestia molto più interessante, a cominciare dalle fiamme furenti della breve ouverture, Rough Take-Off, uno schema ipnotico ripetitivo scivola sopra sinistri droni in 10538 Overdrive. Dazed Pig Dreamhome Slide inizia come una lenta marcia di zombie su un ritmo riverberato, ma poi la chitarra intona una melodia travolgente su uno sfondo di ululati spettrali. La martellante Six Guitar Salute To Peter Gutteridge suona come una cover strumentale di una canzone dei Velvet Underground eseguita dai Neu! (o viceversa). Il limite di questi pezzi è, ovviamente, che ognuno ripete semplicemente uno schema più e più volte, con variazioni minime.
Non c'è senso della narrazione. L'estroverso Slow Heroes è l'unico che sembra "cantare" una melodia e dare slancio.
H: Bender è il disco cinematografico (per un totale di 43 minuti). I solenni toni vibranti di Ten Beers With Five Bears At Two Guns, Arizona evocano le colonne sonore di Ennio Morricone dei film western, mentre And Later We Looked Up At The Stars ha un sentimento simile ma attaccato da un implacabile ronzio cosmico. Pipeline si adatterebbe a un thriller psichedelico, e Another David Lynch Thanks No Ice è un maestoso "om" trascendentale mentre Chasing Monica Vitti emana un'angoscia funebre. Questo disco termina con la vivace e martellante Cocktails With Can, che suona come un tributo ai Neu, non ai Can. Ogni pezzo è costruito attraverso lo svolgimento di motivi pulsanti che poi si ripetono con variazioni minime.
Il quarto disco, Q: Transient Global Amnesia contiene gli esperimenti più audaci. Riding, undici minuti trascinanti, suona come una danza popolare delle steppe (forse la composizione più importante dei quattro dischi). La breve Unshore raggiunge la più alta concentrazione di suspense gotica. I venti minuti di Weathering Mortality mettono in scena un crescendo di isteria con la voce di Emma Johnston sepolta in sottofondo. Sfortunatamente questo pezzo più lungo mostra, più di quelli più brevi, i limiti della ripetizione e dello sviluppo limitato.

Montgomery ha collaborato con sette diverse cantanti donne per le sei canzoni di Suffuse (Grapefruit, 2018): Haley Fohr (Circuit des Yeux) scatena il suo urlo operistico a tutto volume su un denso paesaggio sonoro di strimpellate in Apparition; Jessica Larrabee (She Keeps Bees) sussurra distaccata e distante nello spazio psichedelico di Rain Bird; Katie von Schleicher (Wilder Maker) svolge lentamente il suo filo tra i toni riverberati e gli echi di Outsider Love Ballad No 1; forse il pezzo migliore; le Purple Pilgrims (le sorelle Clementine e Valentine Nixon) erigono una preghiera solenne nel tintinnio vacillante di Mirage; Julianna Barwick rilascia il suo delicato canto senza parole nel sognante paesaggio sonoro pastorale di Sigma Octantis; e Liz Harris (Grouper) decora con il suo lamento cosmico la visione pulsante di Landfall.
Non è un brutto album, ma chiaramente manca di un baricentro coeso. È discutibile se la voce aggiunga o tolga alla musica di Montgomery.

Refuse (2018) contiene sette avanzi delle sessioni Suffuse.

Il singolo Day Of The Lords (2018) è una cover della canzone dei Joy Division.

Roy Montgomery ha suonato tutti gli strumenti su After Nietzsche (Aguirre, 2019), accompagnato dalla cantante Emma Johnston (che ha cantato nel gruppo rock celtico Rock Salt & Nails). La canzone più normale, Fall Rise, sembra un estratto da un album di Kate Bush. Johnston fa molto meglio con l'eterea elegia di sette minuti Realm Of The Senses (in cui Montgomery aggiunge solo uno staccato ripetuto e un bordone di sottofondo). I dieci minuti di After Nietzsche iniziano con maestosi bordoni sovrapposti ai quali la cantante risponde con lamenti operistici senza parole, mentre i bordoni assumono lentamente la qualità di un coro maschile. Canta una vera canzone nei 21 minuti di And Fuck This Eternal Recurrence, Nietzsche su uno schema ritmico ciclico, la sua voce divisa in due dolci correnti parallele. Dieci minuti dall'inizio della canzone, quando il ritmo acquisisce una qualità cosmica, Montgomery prende il sopravvento sul canto e il suo tono sinistro spinge la canzone nel territorio dell'orrore tribale. La canzone poi continua senza parole come una danza gotica senza fine.

Il singolo Last Year's Man / After Vermeer (2019) è una cover della canzone di Leonard Cohen realizzata in collaborazione con la violinista Jessica Moss.

Nel 2021 ha pubblicato quattro album: Island Of Lost Souls (Grapefruit, 2021), che contiene i 22 minuti di The Electric Children Of Hildegard Von Bingen, That Best Forgotten Work (2021), presumibilmente una raccolta di avanzi e rarità, Rhymes of Chance (2021), che raccoglie brani strumentali, brani eseguiti da lui e brani eseguiti da Emma Johnston, e Audiotherapy (2022), una raccolta di avanzi e rarità, che vanno dal pezzo spoken-word Occlusione allo strumentale Audiomemory.


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