Dalla pagina di Piero Scaruffi
(Tradotto da Stefano Iardella)

Le Roi Est Mort Vive Le Roi! (Virgin, 1997) si apre con un'ouverture ipnotizzante (la title-track), tra le fluttuanti voci da soprano di un requiem e vibrazioni cosmiche che ricordano le sinfonie sacre di Constance Demby, per poi abbandonarsi ai consueti trucchi del canto gregoriano (Morphing Thru Time, sovrapposto a un melodrammatico grido alla Roger Waters) e sprofonda sotto il peso di una strumentazione eccessiva (Beyond the Invisible, apocalittico come Peter Gabriel e multietnico come Natacha Atlas). Cretu vira verso una forma di sofisticata ballata soul, con la sua voce rauca che imita i grandi cantanti neri degli anni '50 (Why), tra gli echi di funk da salotto di Dark Side Of The Moon (Shadows In Silence) e di rilassanti melodie alla Enya (Prism of Life). Soltanto l'inno solenne di The Child In Us e la psichedelia reggae equatoriale di Almost Full Moon riscattano la banalità di tutto il resto. Peccato che Cretu non abbia approfondito la title-track.

The Screen Behind The Mirror (Virgin, 2000) ricicla una vecchia idea (campionando i Carmina Burana di Carl Orff) e poco altro (Gravity of Love).


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