Dalla pagina sui Battles di Piero Scaruffi (Editing di Stefano Iardella):


(Tradotto da Alessandro Rusignuolo e Stefano Iardella)

I Battles sono un supergruppo di New York, formato dal chitarrista Ian Williams proveniente dai Don Caballero e dagli Storm & Stress, dal compositore jazz e cantante Tyondai Braxton, dal batterista John Stanier degli Helmet e dal bassista Dave Konopka (già chitarrista dei Lynx con cui aveva pubblicato Lynx nel 2001), che ha pubblicato vere e proprie lezioni in fatto di post-rock strumentale sugli EP EP C (Monitor, 2004) e Tras Fantasy (Cold Sweat, 2004).

Mirrored (Warp 2007) è un'autonoma prova post-rock reinventata per il 21° secolo. Si distinguono ritmi dance, improvvisazione jazz e editing digitale riuniti in dotte destrezze e composizioni intricate che si ispirano alla scuola di Canterbury di progressive rock degli anni '70. Tuttavia, l'iniziale qualità mostrata nel primo brano, Race: In (un infantile scambio tra frenetiche poliritmie brasiliane) si riduce a una semplice "giocosità".
Anche Ddiamondd flirta con la vivace pazzia dei Gong. I sette minuti di Atlas partono proprio da lì, da una sciocca filastrocca cantata attraverso un distorsore, che poi si trasforma in una ripetizione tribale e in un riff hard-rock per risorgere in seguito in tutta la sua gloria Disney-iana.
L'altro pregio lo si riscontra presto nel processo di lento deterioramento che porta a una reiterazione quasi minimalista. Gli otto minuti di Tonto presentano un brusco cambiamento a cavallo tra il confine più improbabile del pow-wow dei nativi americani e l'opera cinese mentre va chiudendosi. Bad Trails taglia e incolla un loop di voci e uccelli su un paesaggio sonoro elettronico spumeggiante. Un altro pezzo di otto minuti, Rainbow, ruota intorno a suoni dissonanti simili a quelli di un videogame, distorsioni di chitarra e isterico drumming che subiscono una serie di fasi, da "forte" a "quasi silenzioso" e di nuovo "forte" fino alla fine, del tutto incoerenti, con un minuto di voce "acida" simile a quella dei Grateful Dead.
I precursori di questa creativa miscela di tecnologia, jazz e dance erano stati i This Heat. Tuttavia il progetto dei Battles ha una visione completamente diversa, come se fisicamente i componenti abitassero su un altro pianeta: al posto dell’apocalisse post-industriale presentano un cartone animato da music-hall di gioiosi subumani.
La qualità che è più difficile da discernere è il processo meticoloso di collage, relativamente insolito in un contesto rock. TIJ inizia con un industrial noise, ma improvvisamente muta in una festosa jam e termina con un puro attacco percussivo. Durante il pezzo innumerevoli eventi devianti sono incollati al flusso principale della musica.

I Battles hanno creato e archiviato suoni sui loro computer portatili come una voce (multiforme) di uno strumento supplementare. In parallelo, impiegano dispositivi digitali per generare loop di chitarra e linee di basso.

Il secondo album dei Battles, Gloss Drop (Warp, 2011), ha perso il cantante Tyondai Braxton, sostituito da una serie di cantanti ospiti. La strumentale Africastle si compone di tre pezzi in uno: un’introduzione di effetti di chitarra, un’esagitata danza brasiliana e una divertente scenetta synth. D'altra parte gli spezzati beat elettronici latino-funk di Ice Cream si sposano con il cantante e produttore cileno Matias Aguayo per realizzare una canzone molto compatta e concentrata. Così come succede nello strumentale e straordinario brano Futura, anche se l’andatura del ritmo vaudeville maschera un ipnotico esercizio chitarristico che legge un vocabolario anti-pop. Rolls Bayce è un'altra originalità strumentale che crea una surreale atmosfera carnevalesca. Un tema "tropicale" attraversa l'album, dallo strumentale Inchworm (in cui le tastiere emulano la tipica steel drum) alla torrenziale (e inutile) jam di White Electric.
Il combo sembra maggiormente interessato a un incrocio eclettico piuttosto che alle complesse architetture austere del primo album. Da qui lo scherzo sinfonico di Wall Street, che si potrebbe posizionare da qualche parte tra Frank Zappa e Modest Mussorgsky.
Se c'è un tentativo di raggiungere le masse, Gary Numan affonda nella ciclica (e tediosa) industrial music di My Machines e Kazu Makino dei Blonde Redhead cerca invano di agganciare un’imitazione delle ye-ye girls francesi degli anni '60 con un tumulto prog-rock e un contesto sempre mutevole in Sweetie & Shag.
Yamantaka Eye dei Boredoms (e non stiamo certo parlando di un cantante pop) insegna con Sundome una lezione aderente alla folle ispirazione riscontrabile nella danza pow-wow ispirata dai Pere Ubu unita a grida subumane.
Nel complesso questo album è più groove-oriented, leggero e cosmopolita rispetto a quello del debutto.


(Tradotto da Stefano Iardella)

La Di Da (Warp, 2015) aggiunge The Yabba al loro canone, ma il resto dell'album suona improvvisato, incompiuto e indulgente.

Ridotti al duo formato da John Stanier e Ian Williams, i Battles tornano con Juice B Crypts (Warp, 2019), che vede la partecipazione di diversi cantanti ospiti: John Anderson degli Yes, Sal Principato del gruppo new wave Liquid Liquid, Tune-YaRDs, Shabazz Palaces e (meglio di tutti) Xenia Rubinos.
L'album, ancora una volta, soffre di inconsistenza: Ambulance e Fort Greene Park sono accettabili, ma il resto è riempitivo.


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