- Dalla pagina sui Cut Copy di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Giulio Bassanello e Stefano Iardella)

Il progetto australiano dei Cut Copy, guidato dal Dj e graphic designer Dan Whitford, fornisce un programma pop orchestrale applicato a un beat retro-disco in modo analogo alla moda british degli anni '80, durante l'era del synth-pop. L'idea in sé non è particolarmente innovativa, ma l'aggiunta della chitarra accanto alle tastiere elettroniche porta a un suono più grezzo su Bright Like Neon Love (2004). A spiccare sono però i brani dance-pop: Time Stands Still, Going Nowhere e Future.

La migliorata qualità dell'audio trasforma In Ghost Colours (Modular, 2008) in un successo commerciale, enfatizzando le jam orecchiabili e ritmate (Feel The Love, Lights And Music). Questo lavoro è il risultato di una speculazione effettuata senza vergogna sulla semplice formula della locomotiva techno + aria synth-pop (Out There On The Ice, Hearts On Fire), benché alcuni dei brani migliori rientrino ancora nella categoria rock (il crescendo martellante di So Haunted e il quasi shoegaze di Unforgettable Season).
In Ghost Colours fu probabilmene l'ultimo album electroclash.

Zonoscope (Modular, 2011) non è propriamente un lavoro originale: il brano pop Take Me Over è sostanzialmente un remake di Down Under dei Men At Work; Need You Now sembra una ballata minore dei Pet Shop Boys, i palpitanti 15 minuti trance di Sun God sarebbero stati considerati una squallida imitazione del Giorgio Moroder di From Here To Eternity e, infine, la canzonetta Where I'm Going, a metà tra il Madchester e il Merseybeat, è graziosa ma non certo rivoluzionaria. Quel che è peggio: il resto dell'album è pura banalità.

I successivi Free Your Mind (Modular, 2013) e (ancor di più) Haiku from Zero (Cutters, 2017) avevano ben poco da dire.


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