- Dalla pagina su Ed Harcourt di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Paolo Latini, modificato e integrato da Stefano Iardella)

Ed Harcourt (Lewws, 1977), un pianista britannico di matrice classica, ha debuttato con i sei pezzi dell'EP casalingo Maplewood (Heavenly, 2000), che a malapena tocca la superficie del suo repertorio. Le canzoni, inserite tra una melodia pop vecchio stile come Hanging With The Wrong Crowd e un'elegia funebre guidata dalla tromba come Whistle Of A Distant Train, esplorano un vasto territorio stilistico, senza paura di mescolare e combinare generi incompatibili: I've Become Misguided si muove a cavallo dell'improbabile confine tra sketch di musichall vintage guidati dal banjo e psych-rock intriso di distorsione; Apple Of My Eye si colloca a metà strada tra Kenny Rogers e un urlatore soul; e la straordinaria He's Building A Swamp fonde una street band messicana, un country-western marziale e un fumoso Tom Waits. E c'è anche una sonnolenta ballata jazz notturna, Attaboy Go Spin A Yarn
L'album Here Be Monsters (Heavenly, 2001) mette in mostra un altro repertorio eclettico, spaziando dalla litania psych-pop Something In My Eye (i Mercury Rev che incontrano gli Sparklehorse) al melodramma in stile Nick Cave God Protect Your Soul alla martellante orchestrazione in stile David Bowie Shanghai, e dalla orecchiabile canzoncina pop a ritmo di marcia guidata dal pianoforte She Fell Into My Arms alla dolce ninna nanna Birds Fly Backwards, inclusa una maestosa versione di Hanging With The Wrong Crowd e una versione blues di Apple Of My Eye.
È anche capace di partiture più complesse, come la ninna nanna impressionista e onirica Wind Through The Trees e il rumore industrial-metal che fa esplodere i sette minuti di Beneath The Heart Of Darkness, altrimenti folk. Le sue doti di arrangiatore sono evidenti in brani come Like Only Lovers Can, dove il suo canto lento e austero è accompagnato da una serie di strumenti discreti, dal pianoforte al violino alla tromba.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Pur non essendo originale o profondo come l'album di debutto, il secondo album di Harcourt, più elaborato, From Every Sphere (Heavenly, 2003), ha confermato il giovane cantautore tra i talenti più promettenti della sua generazione. Una strategia più calcolata produce il pop romantico di Bittersweetheart, la canzoncina beatlesiana All Of Your Days Will Be Blessed, il folk-rock stridente di The Birds Will Sing For Us e la serenata "botta e risposta" di Metaphorically Yours. Tuttavia, il lamento anemico di Bleed A River Deep, l'elegia orchestrale di Sister Renee, il semplice madrigale di Fireflies Take Flight e la derivativa Watching The Sun Come Up, in stile Bowie, dimostrano i limiti, non il potenziale, del suo metodo.
Questo lavoro generalmente insipido è ravvivato da un tocco di industrial-metal dei Nine Inch Nails in Ghost Writer e dall'eccentrico arrangiamento per pianoforte e chitarra di Undertaker Strut.

Strangers (Heavenly, 2004 - Astralwerks, 2005) è una delusione. Sebbene il tono generale sia leggermente più allegro, solo due o tre brani sono degni del suo repertorio (The Storm Is Coming, This One's For You, Something To Live For).

Ci vuole ancor più pazienza per ascoltare tutta la raccolta di The Beautiful Lie (Heavenly, 2006). Uno o due brani (in particolare Whirlwind In D Minor) sono carini ed efficaci, ma la maggior parte sono puro riempitivo. Se si sommano tutti i suoi album, Harcourt non ha ancora composto abbastanza pezzi per riempire un album. Quindi perché pubblicarne quattro?

Lustre (Piano Wolf, 2010) non riesce a dissipare l'ambiguità fondamentale dell'artista, che può essere alternativamente romantico (Haywired) e giocoso (Do as I Say Not as I Do), oscillando dalla riflessiva Lachrymosity all'aggressiva Lustre, e firmando l'eccentrica Heart of a Wolf così come la delirante Church of No Religion; con scarso o nessun interesse per l'innovazione stilistica.

Back Into The Woods (2013) contiene altre delle sue ballate pop insipide ma profonde, come Murmur In My Heart, The Cusp & The Wane e Wandering Eye.

L'EP di sei brani Time Of Dust (2014) è stata la sua miglior raccolta degli ultimi dieci anni.

Furnaces (2016), ancor migliore, beneficiava della produzione cupa e rumorosa di Mark “Flood” Ellis.

Kakistocracy (2017) contiene brani strumentali politicizzati, mentre Beyond The End (2018) e Monochrome To Colour (2020) erano raccolte di brani strumentali per pianoforte, la sua nuova specialità.

Ha anche composto colonne sonore per film, per esempio quella di S. Darko (2009) di Chris Fisher (sequel di Donnie Darko).

Son Of Maplewood (2020), Daughter Of Maplewood (2021) e Grandson of Maplewood (2022) raccolgono delle rarità.

El Magnifico (2024) contiene Broken Keys, un duetto con Greg Dulli.


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