- Dalla pagina su Andy Stott di Piero Scaruffi -
(Testo originale di Piero Scaruffi, editing di Stefano Iardella)


(Tradotto da Gianfranco Federico)

Il dj e produttore techno di Manchester Andy Stott si impose con una serie di diligenti EP, più tardi raccolti su Unknown Exception (2008), e con l’album Merciless (2006), ma durante la decade successiva reinventò se stesso con la lenta, torbida, stonata techno noir del mini album di sei canzoni Passed Me By (2011) e dell’EP We Stay Together (2011), che include Posers e i sette minuti di Wires.

Luxury Problems (Modern Love, 2012), con la vocalist Alison Skidmore, fu prodotto in maniera barocca per favorire un’improbabile fusione tra musica ambient, techno e trip-hop con uno spaventoso gusto espressionista. Numb prende un loop di respiro e vi costruisce sopra un ritmo (sensuale) e un’atmosfera (cupa), prima di usare il suo contenuto melodico per recuperare la sua identità di ballata trip-hop. Un cantato brasiliano collide con una dissonanza stridente in un altro brano orecchiabile, Hatch The Plan. Invocazioni operatiche accentuano l’aspetto spettrale del tessuto pulsante di Lost And Found, che si tramuta lentamente in una batucada brasiliana. Sleepless è un pezzo dance più lineare, con metronomie da fabbrica, rumori glitch e frammenti vocali che mettono in scena un pow-wow androide di sorta. La fantasia astratta e puramente strumentale Expecting confina con la musica cosmica e gotica, un brano profondamente criptico che sembra fondere sample distorti di un migliaio di voci. All’altra estremità dello spettro, la gioviale e soul Luxury Problems, costruita intorno a un vivace beat costante e parti vocali celestiali, rompe l’incantesimo di un cupo stato d’animo suicida. E Stott chiude l’album in un tono morbidamente tenue con Leaving, un incrocio tra una litania dream-pop, una ninna nanna per bambini e un inno da chiesa. Questo è uno degli album techno più creativi dagli Anni '90, sempre che questa possa ancora essere definita "musica techno".

Faith in Strangers (Modern Love, 2014) rivela il lato più aspro dell'artista. Si apre con Time Away nella vena di una fatalistica, ondulata deriva ambient alla Brian Eno, ma l'utilizzo di un eufonio (suonato da Kim Holly Thorpe), invece della tastiera, le conferisce un tono macabro, che prosegue nel glaciale kammerspiel psicologico, lacerato da distorsioni abrasive, di Violence. Gli otto minuti di On Oath partono con un respiro dall'altro mondo, che riverbera in un vuoto da cattedrale e che le più fragili delle voci femminili usano per la loro ninna nanna in loop, finchè il battito prende consistenza, per poi raddoppiare, iniettando nuova linfa nel suo tenero monologo. Il tema sinistro continua su Science & Industry, nonostante il cantato orecchiabile da chanteuse, grazie alla combinazione nevrotica di lenti flussi di effetti elettronici e ticchettii sovrapposti. La melodia elettronica di No Surrender trasuda un senso di melodramma, e il ritmo la assale senza pietà, rimbombando e sbattendo e rimbalzando. Persino la quieta Missing rallenta fino a strisciare a una velocità che ricorda fantasmi interiori e riti funebri, specialmente quando prende corpo un vento elettronico che copre tutto come un sudario. Tra brani meno riusciti, Faith In Strangers non è altro che una ballata soul per cocktail lounge, “arte bassa” camuffata da “arte alta”; Damage è un numero dance industrial come tanti altri già sentiti prima; e il loop robotico di How It Was sconfina in un album di Brian Eno degli Anni '70.


(Tradotto da Stefano Iardella)

Miles Whittaker e Andy Stott dei Demdike Stare erano attivi anche come Millie & Andrea, un progetto documentato su Drop the Vowels (Vinyl, 2014).

Andy Stott e Alison Skidmore hanno ulteriormente domato il loro sound su Too Many Voices (Modern Love, 2016). Nonostante l'ouverture cacofonica Waiting For You, la maggior parte dell'album si limita a canzoni semplici, dall'anemica ballata soul in falsetto Butterflies alla ninna nanna in stile Enya Too Many Voices. C'è anche un picco melodico: il carillon techno nostalgico e rilassato di On My Mind. New Romantic è leggermente più complicata: synth-pop funky con una linea di basso scoppiettante, tastiere vellutate e la voce estatica di Skidmore. Il downtempo cubista di Stott è meglio rappresentato dal grime industriale di Selfish che si dissolve in bolle di voci femminili e ping-pong elettronico.

Il doppio EP It Should Be Us (2019), composto da nove canzoni e 47 minuti, vanta la relativamente vivace It Should Be Us, la tribale 0L9, la monotona industrial Not This Time, la musica dub deformata di Versi e soprattutto l'atmosfera ambient-psichedelic di Take.

Never the Right Time (2021) è stato ancora più deludente, una raccolta di eteree canzoni dance sussurrate da Alison Skidmore (come il dream-pop ambient di Away Not Gone) e di vignette ambient senza ritmo e senza vita come Dove Stone. Le poliritmiche Never the Right Time e Answers sono moderatamente interessanti, ma l'album è per lo più privo di ispirazione.

La cassetta The Slow Ribbon (2022) è un'altra perdita di tempo.


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