Qa'a


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Vesprada (2009), 7.5/10
Chi'en (2009), 6.5/10
Sang (2013), 7/10
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Qa'a, formed by Spanish multi-instrumentalist Victor Hurtado, debuted with Vesprada (Magia Roja, 2009), a bit fragmented and amateurish, but already pregnant with an impressive amount of intriguing ideas conceived and performed by a deviant intelligence. The alien pulsations and sparse noisescape of Perpetu (9:05) are pure abstraction until almost the end when they coalesce and swirl into a symphonic crescendo. That psychological subtlety is rarely achieved by the rest. Ancores (9:44) is more conventional loose acid jam a` la Grateful Dead's Dark Star. Unlike Desmadrados Soldados De Ventura, which is all energy and synergy, Qa'a prefers to investigate the least articulate layer of the subconscious. Vesprada (9:18) belongs to the category of austere, sophisticated, electroacoustic compositions, a study in colliding turbulence and drones, in juxtaposing and integrating ear-splitting dissonance and celestial order. Misteris De La Sang (17:14) in an intimidating kind of excursion into the psyche. At first, it materializes as free-jazz cacophony, all screeching and snorting; then as a crescendo, sustained by locomotive-like rhythm and Sonic Youth-esque guitar repetition; then as alien videogame-like signals; then as abstract dissonant soundpainting; then as a mysteriously droning saxophone fanfare. The album overflows with intuitions that are not fully developed, like a sketchbook for future projects: the subhuman dub/blues Speakerbox/ Mirror Said, the Red Crayola-esque freak-out Hungover Dub, the industrial vignette Fet D'os... Saxophone and synthesizer frequently upset the balance of traditional acid-rock instruments.

The mental breakdown became much more humane on Chi'en (Magia Roja, 2009), a collection of less noisy and better structured songs (and sung songs, not instrumentals). The main culprit is the quiet soft ballad Eastdown Westdown (8:00) with a rather conventional melodic and rhythmic crescendo, something that one would expect on a Pink Floyd album. The six songs are stretched over several minutes (up to 25), but their music carefully avoids the jarring and brainy (or simply anarchic) excesses of the first album. Speaker Box (15:42) borrows from jazz-rock shuffles, then embraces reggae overtones, then indulges in laid-back jamming, and only towards the end injects a bit of guitar effects (but always over steady drumming). The sleepy rhythms, languid chant and heroic guitar solo of Time Is Key (17:28), another homage at latter-day Pink Floyd, is redeemed by ten minutes of tense jamming that peaks with an incendiary freak-out and ends with a mooing drone. Luckily, Peeling Off (24:55) restores Qa'a to the realm of insanity with screaming saxes and pulsing electronics, followed by or buries under ten minutes of percussive orgy, then taken over by an army of evil dancing sci-fi synths. Unfortunately, parts of it sound redundant. It could have been edited down to 10 or 12 minutes. She Provides (10:08) is another glorious slab of space-rock gone astray, rapidly spinning out of control to become an unclimbable wall of noise and of screams (but, again, the last few minutes could even been edited out).

While it doesn't even come close to the brutal creativity of the first album, Sang (Magia Roja, 2013) has at least perfected the art of morphing bridging opposite extremes of sound Sang (8:24) grafts post-Hendrix guitar cacophony onto an electronic dub-funk trunk, and then forgets both to delve into otherworldly noise and thumping, and then opts for a coda of alien radio communications. Very little happens in Retorn Etern (9:52) over a pulsing beat, and one is ready to be lulled into a laid-back mood, but then the vocal effects, a rhythmic acceleration and some sitar-like droning enter a trancey dimension. A sort of transcendence (and a higher degree of it) is also achieved by Ascensio (10:36), a protracted percussive study. No t'Aturis Mai (7:46) works towards the same goal, although it substitutes the stereotypical Velvet Underground rhythm and a merciless crescendo of jarring guitar distortion for the mindless orgy of drumming. The spectral electroacoustic composition Eleccio en el Laberint (11:47) is the ideal soundtrack for a surrealist painting: metallic noise, tribal percussion, floating drones, random piano notes, dadaistic nonsense. The relaxed side of Qa'a stretches out in Vermell Profund (12:33). The shorter intermezzos are sometimes more extreme, notably the violently dissonant musique concrete of Mort a les Formigues, and the industrial-grade vomit of Rebenta't tos Agonica.

(Translation by/ Tradotto da Damiano Langone)

I Qa'a, formati dal polistrumentista spagnolo Victor Hurtado, debuttano con  Vesprada (Młgia Roja, 2009), album un po' frammentario e vagamente amatoriale, ma gił ricco di idee molte intriganti tradotte nella pratica con anomala intelligenza. Le pulsazioni aliene e il tenue paesaggio rumoroso di Perpetu (9 minuti) sono pura astrazione sonora, almeno fino a quando non trovano sbocco in un crescendo sinfonico. Gli altri brani raggiungono di rado la stessa finezza psicologica. ╦ncores (quasi 10 minuti) Ć una jam psichedelica piŁ convenzionale (sulla falsariga di Dark Star dei Grateful Dead) e a differenza dei Desmadrados Soldados De Ventura, tutti impeto e compenetrazione, i Qa'a preferiscono investigare i piani meno intricati del subconscio. Vesprada (oltre 9 minuti) Ć una austera e al tempo stesso sofisticata composizione elettroacustica, uno studio sulla collisione fra bordoni e turbolenze sonore, che accosta e integra insieme tempestose dissonanze e ordine celeste. Misteris De La Sang (17 minuti) Ć una inquietante escursione nella psiche che prende le mosse da una cacofonia free-jazz (piena di ogni genere di stridori), per poi assumere la forma del crescendo (con ritmo da locomotiva e ostinato di chitarre alla Sonic Youth), dal quale si sviluppano prima una sequenza di suoni alieni da videogame, poi un dissonante paesaggio astratto, e infine il misterioso bordone di una banda di sassofoni. L'album trabocca di intuizioni non adeguatamente sviluppate, come se si trattasse piŁ di appunti per progetti futuri che di un lavoro davvero compiuto: il dub-blues subumano di Speakerbox / Mirror Said, la follia alla Red Crayola di Hungover Dub, la vignetta industrial di Fet D'Os. Il sassofono e il sintetizzatore spesso destabilizzano l'equilibrio della strumentazione tipica dell'acid-rock.

 

L'esaurimento nervoso assume aspetti decisamente piŁ umani con Chi'en (Młgia Roja, 2009), una raccolta di brani meno rumoristi e piŁ strutturati (con la presenza del canto e senza strumentali). Anche se le sei tracce sono tutte parecchio lunghe (arrivando persino a toccare i 25 minuti), la musica evita accuratamente gli eccessi eruditi e stridenti (o anche solo semplicemente caotici) presenti nel primo album. La composizione piŁ convenzionale Ć la morbida e calma Eastdown Westdown (8 minuti), con un crescendo ritmico e melodico che ci si aspetterebbe dai Pink Floyd. Speakerbox (quasi 16 minuti) prende in prestito uno shuffle jazz-rock, quindi abbraccia le suggestioni reggae, per poi cullarsi in una rilassata jam che solo verso la fine vede l'ingresso di un minimo di chitarre effettate. Time Is Key (oltre 17 minuti) inizia come un altro omaggio ai tardi Pink Floyd (ritmi sonnolenti, canto languido e assolo eroico di chitarra), ma poi si redime con dieci minuti di intensa jam (spinta fino al parossismo incendiario), a cui fa seguito un mugghiante bordone. Per fortuna, Peeling Off (25 minuti) riporta i Qa'a nell'alveo della pazzia (prima, sassofoni urlanti e pulsazioni elettroniche, poi dieci minuti di orgia percussiva, quindi un esercito di malefici synth da dance music fantascientifica), ma ci sono diverse sequenze ridondanti e il brano si sarebbe potuto ridurre a non piŁ di 10/12 minuti. She Provides (10 minuti) Ć un altro magnifico esempio di space-rock alla deriva che va rapidamente fuori controllo fino a ergersi come un invalicabile muro di rumori e urla (anche se, ancora una volta, l'ultima parte Ć di troppo).

 

Pur senza avvicinarsi minimamente alla brutale creativitł del primo album, Sang (Młgia Roja, 2013) ha almeno il merito di aver perfezionato l'arte della trasformazione, facendo meglio convivere gli estremi sonori. Sang (8 minuti e mezzo) innesta una chitarra cacofonica post-Hendrix in un corpo dub-funk elettronico, per poi dimenticarsi di entrambi, rovistare fra rumori di un altro mondo e infine chiudere con una coda di comunicazioni radio aliene. Sembra non succedere granchÄ in Retorn Etern (10 minuti), e ci si prepara a farsi cullare dalle atmosfere rilassate, ma poi gli effetti vocali, una accelerazione ritmica e un bordone che ricorda un sitar proiettano dentro una dimensione da trance. Un particolare tipo di alta trascendenza viene toccata dal prolungato studio percussivo di AscensiŚ (10 minuti abbondanti). No T'Aturis Mai (quasi 8 minuti) si impegna a conseguire il medesimo risultato, sostituendo perś la dissennata orgia percussiva con il ritmo stereotipico dei Velvet Underground e con uno spietato crescendo di stridenti chitarre distorte. La spettrale composizione elettroacustica ElecciŚ En El Laberint (quasi 12 minuti) Ć la colonna sonora ideale di un dipinto surrealista: rumori metallici, percussioni tribali, bordoni fluttuanti, note casuali al pianoforte e nonsense dadaista. Il lato rilassato dei Qa'a si esprime in Vermell Profund (12 minuti e mezzo), mentre Ć di solito nei brevi intermezzi che si concretizza il maggior estremismo sonoro del gruppo catalano, in particolare in Mort A Les Formigues (musica concreta violentemente dissonante) e in Rebenta't Tos Agśnica (vomito industrial).

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